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Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

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domenica, 29 agosto 2004

trasloco.

impacchettare tutto quello che fa parte della tua vita. scrivere sugli scatoloni che parte di vita contengono. chiudere ermeticamente gli scatoloni. ammucchiare. caricare. scaricare. riaprire. tornare alla vita.

che fatica il trasloco!

Postato da: creativamente a 13:24 | link | commenti (8) |

domenica, 22 agosto 2004

ci vuole calma e sangue freddo...

Postato da: creativamente a 16:19 | link | commenti (2) |

(c) Erwin Olaf

(c) Erwin Olaf

(c) Erwin Olaf

(c) Erwin Olaf

(c) Erwin Olaf

(c) Erwin Olaf

Erwin Olaf

Postato da: creativamente a 16:15 | link | commenti (2) |

un mio caro amico sta per diventare papà!

Postato da: creativamente a 13:09 | link | commenti |

per vivere bene occorre riuscire a gestire gli imprevisti

Postato da: creativamente a 12:55 | link | commenti |

è un artista colui che, elaborando le proprie impressioni soggettive, sa scoprirvi un significato oggettivo generale ed esprimerle in una forma convincente.

Maksim Gor'kij

 

questa è la prefazione ad un libro che ho appena letto e che consiglio a tutti.

Volevo leggere qualcosa sul design, alla fine vengo dalla brianza, dalla patria dei mobili... così ho chiesto a mio padre che mi ha consigliato un vecchio libro di Munari. Siamo a metà degli anni sessanta e questo artista, ormai affermato, scrive "Arte come mestiere". già dal titolo molti avranno storto il naso, eppure il libro anticipa alcune cose che saranno peculiari del modo di fare arte oggi. ad esempio una frase dell'inizio:

 

"occorre far capire che finchè l'arte resta estranea ai problemi della vita, interessa solo poche persone. è necessario oggi, in una civiltà che sta diventando di massa, che l'artista scenda dal suo piedistallo e si degni di progettare l'insegna del macellaio (se lo sa fare. è necessario che l'artista abbandoni ogni aspetto romantico e diventi un uomo attivo fra gli altri uomini, informato sulle tecniche attuali, sui amteriali e i metodi di lavoro e, senza abbandonare il suo innato senso estetico, risponda con umiltà e competenza alle domande che il prossimo gli può rivolgere"

 

Munari qui si riferisce al designer, ma a me piace pensare che possa applicarlo al mio lavoro. un tempo c'erano gli scrittori, i romanzieri, i poeti. oggi ci sono gli autori. gente che sa applicare le proprie capacità di scrittura al mondo che ci sta attorno, inserendosi anche in un complesso mondo economico. 

"arte come mestiere" di Bruno Munari, ed LATERZA 

Postato da: creativamente a 12:29 | link | commenti (2) |

sms...

come si faceva prima, quando questi non c'erano?

io ho iniziato ad usare il telefonino a 17 anni circa, era appena un paio d'anni che si vedevano in giro i cellulari. ora non potrei più farne a meno. non sto parlando solo della possibilità di rintracciare e essere rintracciati in qualsiasi momento da chiunque (con la libertà di spegnere il telefono quando un non vuole essere disturbato), ma soprattutto degli sms. gli sms ti permettono di esprimere sentimenti in maniera concisa e precisa. dalle parole scritte non si scappa. puoi far capire quanto vuoi bene ad una persona, quanto ti ha fatto arrabiare, quanto sei innamorato, quanto questa persona è importante per te. cose che forse a voce uno non direbbe così immediatamente ma che grazie agli sms vengono espresse in maniera pulita e puntuale... e non sono freddi, sono le nuove lettere d'amore, i nuovi epistolari.

ne scrivo decine al giorno.

Postato da: creativamente a 12:20 | link | commenti (5) |

venerdì, 13 agosto 2004

lo sfondo del mio pc

Postato da: creativamente a 17:02 | link | commenti (4) |

In rete ho trovato questi "Consigli preziosi per scrivere bene"

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è solo minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. La SIAE consiglia di non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini... di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è "fine", insomma non sta "bene".
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton, se vuoi essere trendy evitale.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: "Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu."
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo, reiterare gli stessi concetti è negativo (per ridondanza s'intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito, per reiterazione invece la ripetizione di uno stesso concetto).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari, dammi retta se non vuoi fare figure di merda.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al, posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l'espressione italiana adatta non ricorrere mai all'espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono "cantare": sono come un cigno che deraglia.
23. C'è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe - o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento - affinché il tuo discorso non contribuisca a quell'inquinamento dell'informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accentì non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa mai un'articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!!!!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Prendi esempio dal maggior scrittore lombardo del XIX secolo, autore tra le altre cose del 5 maggio.
31. All'inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntilliosamente l'ortograffia, se ci sono erorri si fa brutta figgura.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno,
non
quando
non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l'effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica
e inviti alla deriva decostruttiva - ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica - eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere
40. Non usare elenchi numerati, e se fossero elenchi di regole da seguire non eccedere nella numerazione, più di dieci regole non saranno mai seguite. Es. 10 comandamenti
40. Se ti ritrovi obbligato a stilare elenchi numerati, fai attenzione a non sbagliare coi numeri.
41. Non dare mai del tu al tuo lettore, cos'è questa confidenza?! Ti ha mai invitato a casa sua?
42. Se inizi a scrivere qualcosa, devi poi sapere come terminarlo, è necessario non lasciare nulla in sospeso.
















































Postato da: creativamente a 14:48 | link | commenti (5) |

mercoledì, 11 agosto 2004

"Ogni volta che la gente è d'accordo con me provo la sensazione di avere torto", O. Wilde

letta sull'etichetta del Chinotto San Pellegrino

Postato da: creativamente a 15:47 | link | commenti (1) |

martedì, 10 agosto 2004

perchè alla fine è questione di tasti.

tasto play. per andare avanti, dritti filati, senza intoppi a testa alta. sorriso irriverente e faccia contro il sole. un treno senza fermate, sicuro di sè, monocolore, nitido, brillante. ciuf ciuf ciuf. cosa si vede dal finestrino?

tasto pause. per fermarti un attimo, guardarti in giro, riflettere, salutare, stringere mani, guardarti allo specchio e vedere che quella pettinatura ti sta proprio male. e quei vestiti sono orrendi. ma ti sei accorto di chi ti sta attorno? dai nemici mi guardi dio che...

tasto fwd. per andare avanti. veloce. e velocissimo. fwd fwd fwd. per vedere cosa c'è dopo, oltre il muro, dietro l'angolo, nel paese di fianco, o sopra di me. veloce veloce veloce. e poi tornare indietro ma sapere già come è la fine. e vincere tutte le schedine del totocalcio e sapere chi vince i reality show

tasto rew. indietro tutta. per capire perchè è diverso da come me lo ero immaginato. per dirsi ho sbagliato oppure hai fatto bene ragazzo. sei un grande. ok. troppo fico. cool. per ricordarsi dei compleanni e dei baci. per dimenticarsi dei morsi. per contare i fogli scritti e le parole.

tasto stop. non schiacciarlo mai e poi mai.

tasto rec. per cambiare, decidere di fare. sovrascrivere, riscrivere. da capo oppure col tasto rew. passare sopra e far finta che qualcosa non ci sia più. non è successo. se non c'è più perchè l'ho cancellata non c'è più. bene. meglio.

è tutta una questione di tasti. basta schiacciare quello giusto al momento giusto.

 

e se perdi il telecomando? ti tocca ogni volta alzarti ed avvicinarti alla tv. funziona lo stesso, ma è molto più noioso!

Postato da: creativamente a 07:26 | link | commenti (2) |

svegliarsi. che strana sensazione. di punto in bianco ti sembra di venire al mondo. cento pensieri si accavallano l'uno sull'altro, vorresti fare mille cose in un secondo ma non hai ancora la forza di muovere un muscolo. lo sguardo è appannato, i capelli schiacciati, l'alito puzza e anche il corpo, sudato. barcollare stando fermi, amcora sdraiati barcollare con il corpo ma anche con la testa che cerca un equilibrio, cerca di capire che deve fare, cerca qualcuno che le dica cosa deve fare, dove deve andare, cerca comandi. potrei aspettare un po' a svegliarmi? grazie

Postato da: creativamente a 07:12 | link | commenti (1) |

domenica, 01 agosto 2004

ho finalmente recuperato una cosa che volevo farvi leggere da un po'. è un brano di un poemetto scritto nel 1970 da un poeta greco: ghiannis ritsos. è un racconto fatto da  elena, la bella per cui si combattè la guerra di Troia. Elena però non vive la sua giovinezza e la sua bellezza, ma vive il ricordo di quell'età, e assieme vive il ricordo di un epoca, posizionata nel tempo com'è tra l'era antica e l'età contemporanea.

 

"quella sera circondata dalle grida interminabili dei feriti, dalle imprecazioni soffocate dei vecchi e dalla loro ammirazione, nell'odore di morte generale che, in certi istanti, scintillava su uno scudo o sulla punta di una lancia, o sulla metopa di un tempio abbandonato, o sulla ruota di un carro, quella sera salìì sola sulle alte mura e passeggiai, sola, tutta sola, in mezzo ai troiani e agli achei, sentendo il vento incollarmi addosso i sottili pepli, tastarmi i seni, sorreggere tutto il mio corpo vestito e denudato.

non guardai altro, non udivo quasi i loro gridi di guerra, io lassù sulle mura, sopra le teste dei mortali, aerea, carnale, senza appartenere a nessuno, senza avere bisogno di nessuno, come fossi, nella mia indipendenza, tutto quanto l'amore, libera al timore della morte e del tempo, con un fiore bianco tra i capelli, uno tra i seni e un altro tra le labbra per nascondere il sorriso della libertà.

le mani dei soldati tremavano per il bagliore della mia bellezza e immortalità, così gettai due fiori dai seni e dai capelli, li gettai ai due lati delle mura, con un gesto di assoluta degnazione. e allora gli uomini dentro e fuori le mura si gettarono l'uno sull'altro, avversari e amici, per conquistare i fiori e offrirmeli, i miei fiori.

non vidi nient'altro dopo, soltanto schiene curve come setutti fossero inginocchiati per terra, dove seccava al sole il sangue, e forse calpestavano già quei fiori.

non vidi. avevo mosso le mani, mi ero sollevata sulle punte dei piedi, e ascesi al cielo lasciandomi cadere di bocca anche il terzo fiore.

Postato da: creativamente a 13:26 | link | commenti (3) |