Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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gionapeduzzi(at)gmail.com
su raiuno è in onda una docufiction sul ferragosto in italia.
è pieno di belle ragazze mezze nude e abbronzate.
poi fanno vedere un grupo di volontari che a torino danno una mano agli anziani.
le ragazze (volontarie) sono o grasse o brutte o con la faccia veramente antipatica o triste.
ora mi chiedo: ma queste sono brutte in quanto abbruttite dal volontariato e dal passare il ferragosto in città con dei malati o fanno volontariato e passano ferragosto in città proprio in quanto brutte?
l'altro giorno una mia amica ha lasciato a casa mia una copia di cosmopolitan...
e mi è capitato di sfogliarlo prima di farlo volare nella pattumiera.
oddio.
ne ho sentito spesso parlare, in maniera ironica o meno ironica, da un sacco di ragazze che lo leggono settimanalmente. e' uno dei settimanali femminili più letti.
oddio.
descrivono gli uomini in una maniera assurda.
per non parlare delle cosmogiurie.
difficilmente la pratica dello zapping si spinge oltre i canali ad una sola cifra.
difficilmente supera la seconda decina.
ieri lo zapping è arrivato tra canali inesplorati...
dopo essermi soffermato su telemarket dove cercavano (invano) di vendere delle opere di gonzaga (simil oli, in realtà litografie a 26 colori su tela), sono finito su telesalute.
sullo schermo campeggiava un paio di labbra rosse impiastrate di rossetto. Le labbra mimavano una parola.
Quando scompaiono le labbra (che diventano piccole, in una finestra in alto a sinistra, mentre continuano a mimare la stessa parola) appare sullo schermo una conduttrice un po' volgare che al grido di "rapidi e veloci" invita a chiamare un numero per indovinare la parola e vincere "un bellissimo telefono wap gprs!"
La telefonata, segnala un crawl, costa fino a 15 euro (!) e non è assicurata la partecipazione, visto che c'è un computer che sceglie gli interventi. E sceglie proprio male visto che le poche telefonate che vengono passate in onda danno risultati strampalati...
Aggiungi il fatto che la conduttrice diceva che era lunedì mattina, mentre era lunedì notte e che il numero che lei diceva non era lo stesso che campeggiava in una pecetta incollata sotto (con la scritta: vota il tuo cantante (?)
e sotto le note di bachata o merengue o rnb
e la conduttrice che ballonzola mimando "Ge - la - to"
quando sono stato a Milano mi sono ritrovato per le strade dei limoni giganti squartati, al cui interno un simpatico barista vendeva cocktail a base di limone e non solo a prezzi molto più bassi rispetto ai bar che li circondavano.
erano i lemonbar.
dal sito:
"L´idea l´ho maturata osservando i chioschi sulle spiagge della California dove si vendevano limonate e hot dog. Riposando sotto un albero un limone mi e´ caduto in testa. Con il mio coltellino svizzero lo ha tagliato a meta´ e guardandolo ho avuto la visione del LEMONBAR"
sul sito ti spiegano pure come aprirne uno tutto tuo limone con le ruote, con l'autorizzazione sanitaria per spostarlo dove vuoi in tutta italia.

lo trovo geniale.
non ho mai comprato "la repubblica".
era il giornale che c'era (che c'è) a casa dei miei genitori. lo comprava tutti i giorni mio padre che poi lo abbandonava per casa e io passavo a raccoglierlo e lo legevo, partendo dalla fine, dagli tv, poi dalla cronaca di milano, gli spettacoli, la cultura, notizie dal mondo, esteri,.. lasciando per ultima la politica interna.
e con la repubblica pure tutti gli inserti, quello sui viaggi, quello sulla musica, quello per le donne e il venerdì.
li conoscevo benissimo tutti
oggi è uscito XL, un espermento di mensile che ingloba tutti gli inserti di repubblica per stile, firme e contenuti.
mi ci sono voluti due giorni per arrivare alla fine, è veramente xtra large, e dovrò tornare indietro per leggere gli articoli che ho saltato.
comunque mi sembra un giornale che accozza in maniera giovanilistica (postmoderna) fumetti e cinema, musica e moda, bellezza e piccola cronaca.
quasi tutto quello di cui si parla in questo primo numero ha suscitato un almeno minimo mio interesse. bella grafica e belle foto.
lo ricomprerò
sta per arrivare anche da noi...

il remake di uno dei miei film preferiti, fatto da un regista che mi piace e da un attore che mi piace.
qui si trovano degli spezzoni che preannunciano il capolavoro
e a proposito dell'essere creativo, dice Tim Burton:
"Sapete, c'è una teoria, quella dell'artista torturato, secondo la quale più sei misero, più sei infelice e più sei creativo. Io, invece, cerco di trovare il giusto equilibrio. Perché è bello non essere sempre infelici. E' piacevole avere anche un certo livello di felicità. Quindi cerco di trovare una via di mezzo."
ho scoperto che i sanpietrini non sono solo le pietre quadrate di porfido che ricoprono le piazze romane, ma anche gli zelanti uomini delle pulizie che lustrano la Basilica di San pietro.
un pugno di poche persone che si arrampicano sui marmi e i bronzi, tra statue barocche e neoclassiche, si calano con corde vecchie di cent'anni dal baldacchino del bernini arrotolandosi lungo le colonne ritorte, armati di straccio per la polvere e olio di gomito.
Si sentono privilegiati, e hanno ragione. Parlano del loro lavoro come di uno dei più belli del mondo, godono di punti di vista del tutto particolari su opere millenarie e respirano polvere vecchia di cent'anni, nella basilica più famosa al mondo.
E si muovono in maniera rude, violenta, appopggiando le scarpe nike sulle enormi api di bronzo del bernini, facendo leva sui polsi dei colossi di marmo. Da centinaia di anni. Per centinaia di anni.
inizio un nuovo lavoro, in un ufficio nuovo.
qualche giorno a ritmi normali e poi si inizierà in maniera pesante....
ero titubante, ma adesso sono entusiasta.
mi piace stare in vacanza, ma mi piace anche lavorare.
e quest'anno di vacanza ne ho fatta tanta...
ti amo, tecnologia.
mi piace cercare di capirti, mi piace scoprire le tue possibilità, mi piace sperimentare i tuoi strumenti.
mi piaci di soito anche esteticamente. perfetta fredda e asettica. ma o so che dentro c'è un'anima. basta solo scovarla. e mi metto al lavoro. c'è, lo so che c'è. infatti la trovo. ed è la simbiosi.
ma come in tutti i rapporti a volte ci sono problemi...
spesso mi scontro con un qualcosa che non riesco a risolvere. un'applicazione. una funzione. una stupidata.
ci scontriamo
ma non puoi vincere tu, tecnologia.
la meglio l'avrò io.
e così combatto.
gioco d'astuzia, circumnavigo.
e vinco quasi sempre.
quasi.
maria ha incollato in un post più in basso un brano, in inglese, della Montagna Incantata che parla del viaggio, di come i chilometri siano in grado di cambiarti quanto le ore e il tempo che passa. lo trovo molto bello.
ve lo ripropongo in italiano
Due giornate di viaggio allontanano l'uomo (e specialmente il giovane che non ha ancora salde radici nella vita) dal suo solito mondo, da ciò che egli chiama i suoi doveri, i suoi interessi, le sue preoccupazioni e aspirazioni; lo allontanano piú di quanto egli stesso abbia potuto immaginarselo durante il tragitto in carrozza da casa alla stazione. Lo spazio che ruzzola via fuggendo tortuoso e si interpone fra lui e il suo luogo di residenza, ha in sé forze che di solito si credono riservate al tempo; di ora in ora esso dà origine a interni mutamenti, molto somiglianti a quelli generati dal tempo ma che in certo qual modo li sorpassano. Come quest'ultimo, genera dimenticanza, ma lo fa sciogliendo la personalità dell'individuo dai suoi rapporti e ponendolo cosí in una situazione libera ed iniziale; perfino del pedante e del grasso borghese esso fa in un volger di mano qualcosa come un vagabondo. Si dice che il tempo è il Lete, ma anche l'aria delle lontananze è un'acqua simile, e se i suoi effetti hanno minore intensità sono però di tanto piú rapidi.
in questi giorni sono stati trovati sull'adamello i resti di un giovane esploratore.
aveva 21 anni, oggi ne avrebbe avuti più di ottanta.
era un nobile, era il conte Vittorio Roberti di Castelvetro.
era andato a farsi un giro, da solo, in montagna. Forse per purificarsi dall'aria della guerra, forse per quella voglia che ogni tanto ho anche io di fuggire via dalle persone. solo un'ora, da solo.
lui non è tornato più.
ora restano solo un mucchio di ossa e... una coppia di gemelli con il suo stemma nobiliare.
era andato in montagna con i gemelli...
ecco cosa mi affascina di più di questa storia, i gemelli. in montagna con i gemelli.
ho scoperto perchè il GRA di roma (la tangenziale) si chiama così
io pensavo che fosse l'acronimo di Grande Raccordo Anulare, invece il nome deriva dall'ideatore del Gra, l'ingegnere eugenio gra, che volle dare il suo nome alla sua opera monumentale e creò il nome grande raccordo anulare...
io con il mio cognome cosa potrei inventarmi?
tornare da un viaggio è sempre un'esperienza drammatica.
cambiano i ritmi, i paesaggi, la compagnia, l'umore.
questo è il viaggio più lungo che ho mai fatto in macchina, e a viaggiare in macchina i chilometri li vedi e li senti di più. Libero di fermarti ad un baretto che ingombra la strada per una birra o una coca, libero di scegliere la strada più lunga ma più bella, libero di rallentare per fare una foto ad un tramonto.
un viaggio in macchina a volte in 3 a volte in 4 a volte in 5, ma mai stretti. Non nel senso fisico naturalmente.
Una compagnia di amici diversi l'uno dall'altro, a volte in disaccordo, molto più spesso con la stessa visione delle cose. a cantare canzoni a squarcia gola, a ballare il reggaeton dentro l'abitacolo, a sfogliare la guida, a seguire il percorso della strada con le dita, a raccontarsi pezzi di cose, ad immaginarsi posti e a costruire progetti.
il tutto in posti bellissimi.
e' stato proprio un bel viaggio...
grazie a chi è stato con me
Ad Arles il sole é pieno e rigoglioso, ma non fa caldo...
queste tastiere francesi sono pazzesche per chi è abituato a non guardare i tasti mentre si scrive...
comunque...
L'ultima serata a San sebastian è stata da film. Fiumi di gente per la strada a ridere e urlare, a ballare e a saltare. Ad un certo punto un gruppo di ragazzi di San Sebastian ha iniziato a suonare con tamburi e fischietti per le stradine del centro antico e, come con il pifferaio magico, decine e centinaia di persone si sono accodate ballando e urlando. incredibile.
E poi i fuochi d'artificio, le bancarelle lungo il porto, le giostre sulla punta estrema della penisola... (alessandra per poco non si sentiva male, chiusa in una gabbia lanciata contro il tramonto)
E anche la spagna si lascia...
Appena entrati in Francia ci fermiamo a Lourdes. Sono io ad aver insistito molto per fermarmi qui. Non tanto per un motivo religioso, ma perchè ormai lourde fa parte del nostro immaginario, come la cappella sistina o eurodisney, come la scritta hollywood a los angeles o la casa del grande fratello. imprescindibile per capire bene la religione pop-olare.
file di migliaia di malati in coda per le abluzioni alle piscine, per bere l'acqua o accendere un cero.
tutto in silenzio, e anche noi. per rispetto. piccoli increduli, ci sentiamo un po' fuori posto. ma il luogo ha qualcosa di affascinante: gli occhi di chi spera un miracolo...
Arriviamo ad Arles la sera, al tramonto, un po' per caso, dato che il traffico era troppo per poter arrivare fino in costa azzurra.
Una citta' antica e vecchia, affascinante e rovinata (e per questo ugualmente affascinante). fiori di lavanda sui balconi; finestre azzurre e riproduzioni di opere di Van Gogh un po' ovunque; Al centro del paesino un arena romana che sembra di stare a verona. Sui muri decine di cartelli annunciano le corride locali, una tradizione tipica della camargue (lo scopro solo ora, pensando che le corride fossero un'esclusiva spagnola).
Vie strette, uomini con lq baguette sotto il braccio, un mercato di frutta dove compro dei lamponi, un croissant al burro. La città è ancora piu' bella la mattina presto.
E ora ripartiamo. Si torna a casa. Mi fermo a Genova e salgo dalla mia famiglia.
A San Sebastian fa freddo come fosse autunno. Sara' che ormai stanno finendo le vacanze...
Ero rimasto a voler raccontare Lisbona.
Una citta' con tante faccie, l'una dentro l'altra. Una citta' che tende a
nascondersi, da sviscerare. Una citta' da visitare senza guida per scoprirla
a poco a poco.
Scoprire, grazie ad un ciabattino, che dietro al rossio c'e' uno sgabuzzino
dove tutti i lisbonesi vanno a bere la Ginja, l'aperitivo locale. Scoprire
che il pavimento intarsiato di ricami bianchi e neri ti fa scivolare se non
stai attento a come cammini. Scoprire in una via del centro un gruppo di anziani che canticchia alcuni fado mentre una donna con lo scialle nero canta emozionata, o mangiare su un tavolaccio storto mentre la cameriera ogni tanto smette di servire, si asciuga le mani e inizia a cantare fado tradizionali, e le vecchiette del quartiere escono con il loro vestito a fiori e partecipano al canto. Scoprire che a Belem fanno le pastelle calde con la cannella fin dal 1837, e sono la fine del mondo. Scoprire le donne piu' brutte del mondo nei locali dei docas, Scoprire azulejos, scoprire tetti, scoprire vedute, piatti nuovi, trovare le spine in un pesce che non conosci e trovare un pesce nella fontana della piazza. Trovare una piazza dietro ad un portone e un ammasso di macerie dentro ad un palazzo.
Lisbona mi ha respinto all'inizio, poi mi ha coinvolto.
Credo che tutto sia successo proprio all'Alfama, quartiere dove continuamente tornavo, e dove ho fatto una delle cene piu' particolari della mia vita, in una stanza di 4 metri per 3, con la cuoca che serve ai tavoli e ti versa il vino, mentre sul baconcino i fiori ingialliti dal sole appassiscono un po' di piu'.
E sul piu' bello, via da Lisbona.
Si sale su, a fatima, dove quasi cent'anni fa da un paese e' nata una citta'.
Qui vedi la fede e il fanatismo uniti insieme. Gente che cammina in ginocchio per decine di mietri, sotto il sole che picchia, con in mano una bambina di cera e un cuore di cera. Vuole chiedere una grazie, forse. Per la figlia probabilmente, un trapianto o un'operazione. La strada da percorrere e' lunga, il marmo brucia e le ginocchia sanguinano. Ma lei ne fa un altro di giro, e un altro ancora. Cosi' magari la grazie sara' piu' grande. Intanto la statua di cera si sciolglie e si deforma. Il braciere immenso dove andranno a finire sembra sempre piu' lontano, e mano a mano che ci si avvicina aumenta il calore del sole. Ma lei continua a strisciare. Ogni tanto si accascia al suolo. Si sdraia quasi. Accanto ha il marito che la sorregge e la aiuta.
In serata raggiungiamo Santiago da Compostela. Anche qui pellegrini, ma l'atmosfera e' diversa.
Sara' perche' architettonicamente e' il posto piu' bello che abbiamo visitato in tutto il viaggio, con le strade di pietra e le porte di legno pesante. O forse e' perche' qui la fede e' piu' antica e meno popolare. Tantissimi giovani. con gli occhi che gli vedi dentro che ci credono. e che e' la cosa piu' importante per loro arrivare li'. magari camminando. appoggiare la mano sulla colonna consumata della cattedrale e testimoniare la propria fede. testimoniarla a se' stessi e sentirla piu' forte.
da invidiare.
E la sera diventa surreale la citta'. Si colora di inquietudine e malinconia. non sembra spagna, mi ricorda piu' il portogallo...
La Galizia quindi. E poi le Asturie. Ci fermiamo in un paesino di pescatori sul mare per pranzo. Granchi, aragoste, gamberi, gamberoni, conchiglie, polipi e sidra. Quella non puo' mancare. Versata dall'alto nel bicchiere grande.
In serata arriviamo lungo le rive del Bidasoa, nei Pesi Baschi, ormai in Francia. Ci fermiamo in un albergo tra i piu' belli che ho mai visto nella mia vita. Una dimora del secolo scorso adattata ad hotel. Sulle rive del fiume, in mezzo al verde e al nulla. Con le acmere con il parquet antico e un po' consumato, le lampade scolpite da artigiani e gli oli di qualche anonimo pittore basco del secolo scorso alle pareti. Nel bagno la vasca idromasssaggio, sul balcone i gerani rosa.
ci rigeneriamo.
In serata andiamo a San Sebastian dove c'e' la Semana Grande.
gente di tutto il mondo, artisti di strada, signori elganti, famiglie, barboni, gente senza casa e gente senza un perche', ragazzini ubriachi, cani puzzolenti con padroni altrettanto puzzolenti, strade sporche e rumorose, ma tanta tanta tanta allegria.
Stasera dormiamo qui, a San Sebastian.
Prima di venire qui abbiammo scovato in una piazzetta la finale di un torneo di ragazzini di Pelota Basca. Ragazzini dal fisico minuto ma con le spalle larghe e le mani enormi.
Domani sera arriveremo in Francia.
E poi a casa...
le cose che finiscono riempiono di tristezza e malinconia, ma se le cose te le sei vissute fino in fondo e' diverso, sei triste ma con il sorriso.
A Lisbona il sole spacca le pietre e crepa gli azulejos.
Eccomi in un altro stato, pronto quasi a lasciarlo...
L'ultima volta che ho scritto ero a Siviglia, una citta' veramente bella e unica. piena di sorprese che ti devi trovare per caso.
Come quando io e Maria ci siamo infilati in un patio buio e consumato, il patio di un convento di clausura (San Leandro, accanto alla casa de pilatos) e abbiamo comprato dei dolci fatti dalle suore attraverso un antico tornello di legno.
O come quando ci siamo mescolati ai locali in un bar di tapas (il migliore che abbiamo provato) dall'altra parte del quadalquivir, dove i turisti non mettono praticamente piede.
O come quando, sempre lungo il fiume, abbiamo seguito il suono di una chitarra e ci siamo infilati in un bar dove suonavan sevigliane e rumbe e vecchie matroni eleganti ballavano con marinai di colore, giovani ragazze andaluse dedicavano balli al proprio uomo, uomini battevano le mani, chitarre suonavano, signori cantavano. Le mani si muovevano a tempo, braccia come serpenti, occhi vistpi e attenti, piedi veloci e precisi.
Da rimanerci per tutta la vita cosi.
E invece via, verso il portogallo.
Arriviamo, come prima tappa, in Algarve, nel centro piu' turistico, dove pero' riusciamo a trovare un albergo.
Semba di stare a Riccione. La gente si accalca e si calpesta. Si parlano tutte le lingue tranne che il portoghese.
Prendo il mio ipod con fado nelle orecchie (Cristina Branco, dicono sia la migliore) e mi arrampico lungo sentieri che serpeggiano tra le coste ripide.
Con me solo qualche pescatore. Piante di fico d'india e agave.
Un 'esperienza che ti travolge, come il vento che picchia forte almeno quanto il sole...
Lasciamo in fretta Albuferia, dopo una notte tra localini discotechine barettini e cocktail enormi con lunghissime cannucce. divertente.
CI fermiamo in un posto magico, si chiama Odexeice.
Una grande insenatura di sabbia gialla con un lunghissimo bagnasciuga chiuso da scogliere ripidissime.
Poche persone. tutti locali. Nessuna costruzione ostruisce la vista.
Compriamo un piccolo surf da bagnasciuga e cerchiamo di mimetizzarci con i surfisti che hanno qui (lo scopriremo dopo) il loro paradiso...
ci riesce un po' difficile e mi sbuccio pure un ginocchio...
In serata arriviamo a Lisbona, in un hotel tra i piu' belli mai provati nella mia vita. Hotel Sao Mamede, al Barrio Alto, una vecchia casa patrzia di meta' settecento, adattata ad albergo familiare, con standard internazionali ma non anonimo. Il tutto ad un prezzo ragionevolissimo.
A Lisbona dedichero' un post a se'. se lo merita.
A Siviglia il sole ha liberato il cielo dalle nuvole.
Sono in un internet point con Maria dopo aver appena finito il pranzo (sono le 17!).
L'ultima volta che vi avevo scrittoero a Valencia, ma non avevo ancora scritto niente. Valencia una grande citta' dove abbiamo inaugurato il giro di tapas che stiamo continuando...
Valencia e' una grande citta' con ancora della parti antiche molto affascinanti. Abbiamo fatto un giro per le viuzze del centro
naturalmente non manchiamo di assaggiare l'horchata, bevanda tipica di Valencia, che nasce dalla ciufas,una specie di bacche al sapore di mandorle.
Visitiamola Lonja, dove incontriamo per la prima volta lo stile mudejar, anche se qui e' ancora solo accennato. Da li' verso la cattedrale, dove costringo tutti a salire sul Miguelete, il campanile della cattedrale, un quarto d'ora di gradini...
La sera,su consiglio di un amico di Alessio che vive a Valencia, andiamo a mangiare la paella lungo il mare.
La notte la spiaggia e' deserta e noi ne approfittiamo per impossessarcene e fare il bagno di notte...
la mattina dopo ci aspetta un lungo viaggio verso l'Andalusia...
Lasciata l'autostrada che porta da Valencia a Madrid, virando verso il sud passiamo su una strada statale attraverso la mancha. Deserto secco. campi piatti. il caldo deforma l'orizzonte. affascinante. sembra il Messico, o il texas che si vede nei film.
Passato il Despeña perros (ps e' la prima volta nella vita che uso questo tasto: ñ), una specie di cañion tra lemontagne, il paesaggio cambia, e siamo in Andalusia...
Ci fermiamo a Cordoba dove facciamo sosta nella moschea. Un'immensa foresta di colonne di riutilizzo, al cui interno è' stata costruita una cattedrale barocca(in tal proposito il re di spagna dira': avete distrutto una cosa unica al mondo per costruirne una di cui ilmondo ne e' pieno...). Il risultato e' un mix di stili, religioni e culture veramente da rimanere a bocca aperta...
In serata ariviamo a Siviglia dove ci aspetta l'Hotel Simon, con bellissimo patio interno pieno di statue e piante, corridoi arredati con specchie mobili antichi, camere con azulejos... Il tutto a poco piu' di trenta euro...
Peccato per i muratori che lavorano dalle 8 della mattina apena fuori alle finestre...
La sera di siviglia e' fatta di cerveza e tapas...
Oggi visita alla immensa e bellissima cattedrale. Basta dare n'occhiata a questa chiesa per descrivere il rapporto che hanno gli spagnoli con la religione. Deferenza, venerazione, ossessione.
tutto straborda di decorazioni, ori,stucchi, dipinti.
Mi piaerebbe passare qui in Andalusia per la settimana santa, quando la gente piange venerando un crocefisso...
Dopo la Cattedrale e' la volta dell'Alcazar, il palazzo del re.
Affascinante costruzione mudejar con sovrapposizioni di stili, dal gotico al rinascimentale... Fontane,vasche per abluzioni,azulejos, stucchi, piante. nei giardini cè' pure un labirinto. Sembra di essere in un'altra epoca e in un altro continente...
Dadomani cambiamo stato, saremo in Portogallo. E' un tour de force, ma non sarebbe divertente altrimenti...
qui a valencia il cielo e' coperto.
siamo appena arrivati e gli altri riposano in albergo.
io in questi giorni non mi sono risparmiato, eppure non riesco ad essere stanco, non riesco ad aver voglia di riposarmi. per quello ci sara' tempo tutto l'anno, quando si lavorera'.
partiti da roma sabato mattina con la bellissima auto affittata da europecar (una station vagon nuovissima e iperaccessoriata) abbiamo risalito l'Italia fino alla Liguria dove abbiamo mangiato nei dintorni di Genova, tra i colli della liguria, da l¡ attraverso il confine lungo la Costa Azzurra, un piccolo passaggio ad Antibes per poi finire in Provenza, ad Aix En Provence.
Abbiamo avuto un po' di problemi per trovare da dormire e cos¡ siamo finiti in un albergo un po' anonimo appena fuori dalla citta'.
Si cena tardi con delle crepes pessime. Dopo cena io e Maria andiamo alla ricerca della vita notturna, per niente stancati dal lunghissim viaggio.
Ci aggreghiamo ad un gruppo di ragazzi che festeggia l'addio al celibato. Hanno tutti 25 anni e tutti sono gia' sposati o in prossimita' di farlo...
A dispetto di quello che si dice dei francesi sono molto gentili e disponibili e con loro ci inerpichiamo per le stradine medioevali del centro. In molti ci fermano: il promesso sposo indossa un mantello di leopardo, una corona e un cartello che segnala il suo prossimo matrimonio, ed e' usanza qui che chi passa debba farsi una foto con lui.
Anche noi la facciamo.
Lasciati quei ragazzi ci infiliamo in un tugurio a volte di pietra dove in una sala suona un gruppo e nell'altra si balla. stretti. stretti. sudore. musica. birra. ci divertiamo moltissimo.
il giorno dopo.
Viaggiamo verso la spagna e attraversiamo il confine.
Ci fermiamo a Girona dove ceniamo lungo il fiume in un ristorantino-enoteca dal gusto attento e non scontato, naturalmente si mania cucina catalana.
La sera ci muoviamo in macchina alla ricerca di un po' di vita. Ci inerpichiamo (Alessio sbaglia strada) lungo una strada tortuosa che si insinua tra le montagne lungo la costa, fino ad arrivare alla bolgia di Lloret de mar.
9 su 10 qui sono italiani. 9 su 10 hanno meno di 25 (anche di 20) anni. 9 su 10 a mezzanotte sono gia' ubriachi.
recuperiamo inviti per discoteche, riduzioni, bevute gratis, fino a decidere di infilarci in un posto (moby's) dove ci incappiamo pure in una piccola rissa tra adolescenti. pittoresco.
La mattina dopo giriamo per le strade antiche di Girona, fino alla Cattedrale con il suo affascinantissimo cortile romanico.
Nel pomeriggio invece si va nella citta' perroflauta (alternativa) di Cadaques. Piccolo borgo sul mare legato a Dali' e ad altri intellettuali, oggi centro di turismo un po' alternativo.
Cena con arroz negro lungo il mare. Ritorno a Girona.
Stamattina partiamo con il nostro transatlantico e arriviamo qui, a Valencia.
La Spagna e' sempre affascinante. Vedi la vita che pulsa. Come da noi.
Voglio mangiare la paella valenciana.
Appena posso vi racconto...
eccomi di nuovo in partenza. qusto è un anno di partenze e di arrivi.
prossima destinazione: Portogallo.
andremo in macchina, passando per la Costa Azzurra, la Costa Brava, L'Andalusia. E al ritorno per il nord della Spagna.
parto con Alessio, con Alessandra, con Valentina e con Maria.
sarà un grande viaggio.
ieri sera sono andato alla città volante.
non ho dovuto prendere l'aereo, ci si arriva con i mezzi
si tratta di un festival di teatro sospeso per aria. ganci. corde. strutture di metallo. altalene.
l'idea è affascinante, ma il risutato noiosissmo. due spettacoli da un'ora l'uno, a metà tra il circo e la danza, con qualcosa di teatrale. senza parole naturalmente.
il commento più bello, dopo cinque minuti, è stato quello di un bambino accanto a noi. avrà avuto quattro anni. "Quando finisce? è tutto uguale!"
d'estate si esce e ci si diverte.
ma quando si resta non bisogna accendere la tv. si diventa tristi. c'è solo il vuoto.
ma quest'anno un programma mi affascina in maniera malata: "walter e giada", tutti i giorni su raitre alle 20.25
E' una reality soap.
il termine fu usato le prime volte un paio di anni fa da Maurizio COstanzo a proposito della storia di Alessandra e Costantino, anche se la realty soap è sempre stata una componente fondamentale di ogni reality (a partire dal primo grande fratello, vedi la storia di Pietro e Cristina).
sul sito di raitre si legge "la prima reality soap della tv italiana".
niente di più sbagliato. è una reality soap nuova nell'idea e negl intenti. ma non è la prima.
"Walter e Giada" arriva dall'esperienza di "Amori", cui assomiglia moltissimo (non per niente gli autori sono gli stessi: Fabrizio Rondolino e SImona Ercolani). Ad amori aggiunge la serialità, tipica della soap, con tutto ciò che essa si porta con sè (fidelizzazione ai personaggi, cliff, appuntamento,...). Serialità che per altro non è nuova al genere reality, pensiamo a esempio all'esperienza all'interno di "Buona DOmenica" e "Uomini e DOnne" l'anno scorso con la storia di Alessandra e Costantino, dove la realtà veniva raccontata come fosse una fiction, senza interferire, serializzata e fatta diventare un fotoromanzo.
Ma se nei reality la parte di soap è una specie di sovrastruttura a posteriori posta sugli accadimenti (mi viene in mente anche l'immane lavoro fatto in post produzione per "Residence Bastoggi", sempre da raitre un paio d'anni fa), per quanto riguarda "Walter e Giada" è la struttura stessa. Raccontano gli autori di aver scritto un canovaccio e di aver lasciati liberi gli attori/nonattori di muoversi all'interno di essi. in questo sta la differenza con le altre esperienze di reality soap.
comunque quella di Walter e Giada è un esperimento affascinante che spero si ripeta.
è strano essere a casa da soli. guardare la televisione. ed emozionarsi.
a me capita spesso con SFIDE di raitre.
eppure non dovrebbe essere così per almeno due motivi fondamentali:
1) non sono uno sportivo
2) lavoro per la tv e conosco quindi i meccanismi che stanno dietro alle emozioni
eppure quando ascolto e guardo la storia di questi ragazzi con un sogno che si battono e si allenano e provano e lavorano e faticano e alla fine vincono nonostante tutto e tutti... beh mi viene la pelle d'oca