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Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

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giovedì, 31 agosto 2006

ho caricato un po' di foto del viaggio in cina su flickr. le trovate qui.

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sono giorni in cui sopporto a fatica tutto e ogni cosa mi provoca piccole o grandi irritazioni. giorni in cui mi vedo costretto dalla vita a fare scelte che sembrano obbligate. giorni in cui mi sento come se mi mancasse la libertà. e la cosa peggiore è che tutto dipende da scelte mie e non posso arrabbiarmi con nessuno se non con me.

voglio sorridere di più. e ridere ogni tanto.

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mercoledì, 30 agosto 2006

giovani monaci buddisti a Xia'he

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giona a yangshuo

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taglia erba alla via sacra

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lunedì, 28 agosto 2006

bimbo a Xia'he

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sabato, 26 agosto 2006

Cina.

Un continente più che una nazione. Distanze enormi e spazi di cui non si vede la fine. Il tutto riempito di gente bassa, con gli occhi un po’ tirati verso le tempie. Sopra: un cielo grigio di smog e di umidità. Sotto: chilometri di strade da percorrere. In aereo, in nave, in treno, in autobus, in risciò, in tram, in ovovia, in bicicletta, in cremagliera, in una barca di bamboo, imbracati appesi a un cavo, strisciando in una grotta, e soprattutto: camminando. Fino a che i piedi fanno quasi male, e gli occhi non ne possono più di guardare. Immagazzinare ricordi che riaffioreranno in momenti impensati, quando avremo a che fare con qualcosa di cinese. Praticamente ogni giorno.

Ricordi di cibo speziato, di zuppe con tofu, di piccioni e tartarughe, di spiedini di scorpione, di carne di yak, di burro fuso, di tè a litri e di pesce fritto, di spaghetti di riso e di riso in bianco. Ricordi che diventeranno quasi piacevoli, una volta lontani, o resi leggermente brilli da una birra leggera con il nome scritto in cinese.

Ricordi di persone incontrate per strada, gocce nell’oceano di gente cinese, spesso maleducati, spocchiosi e irritanti, senza voglia di comunicare, senza voglia di raccontarsi, ma a volte speciali, con l’inglese buffo di chi non pronuncia la “r” come nei cartoni animati o nelle caricature degli asiatici alla tv, con il desiderio di farti amare la propria nazione, con le sue contraddizioni e i suoi pregi, o forse soltanto con il desiderio di venderti qualcosa. Un orologio forse, o una borsa, o una penna, o una polo. Tutto finto. Tutto come perfetto, in superficie. Ma se vai a guardare meglio… gli orli si scuciono e gli orologi ritardano.

Tic Tac. Tic Tac. Tic Tac.

Il tempo scorre veloce e tre settimane sono volate come fosse un weekend un po’ più lungo, ed è già ora di ricominciare la quotidianità.

Tic Tac.

Tac Tic.

Ritorno alla partenza.

Pechino: le facce di Mao ormai più sui souvenir che per le strade, operai che lavorano come soldati e soldati che lavorano come operai, una fila interminabile per vedere una salma di cera, un muro interminabile per coprire la città che non si vuole far vedere e che vediamo, la città che non è proibita ma nemmeno consigliata, con le strade strette e la puzza di piscio. La grande grande muraglia. Grande fino a dove finisce lo sguardo e inizia la foschia. Attorcigliata sulle montagne come fosse un dragone che dorme e aspetta. Come tutta la Cina: una nazione che aspetta. Aspetta un cambiamento che le rivoluzioni la vita. E che non tarderà ad arrivare.

Tic Tac.

Templi, sculture di roccia, lanterne rosse e profumo d’incenso. Strade deserte, strade stracolme, lanterne rosse e profumo d’incenso. Dovunque ti giri: lanterne rosse e profumo d’incenso. A proteggerti dal sole: tetti di pagode, a proteggerti dal male: collane ed amuleti.

Tic Tac.

Decine, centinaia, migliaia di soldati. Immobili come un esercito che si rifiuta di combattere ma che non ha paura di farlo. Un esercito di difesa, un esercito da far paura. Tutto finto, come le borse di Fendi. Terracotta. Un gioco di domino: ne spingi una e cadono tutte. E Xian scompare, rientrando nell’anonimato di una cittadina che rifiuta il passato per sentirsi più moderna, ma dal passato soltanto trova un motivo per presentarsi al mondo.

Tic Tac.

Ci allontaniamo da tutto.

Tic Tac.

Le orecchie si tappano per l’altitudine. Le narici si storcono per l’odore acro.

Tic Tac.

La sveglia suona prima dell’alba per sentire le preghiere dei monaci. E nel buio riconosci le sagome rosse e le teste calve. Nell’aria la puzza del burro di yak che brucia nelle candele. E il profumo d’incenso scompare. Gira, gira, gira attorno al tempio, e mentre giri fai girare la tua preghiera. Come fosse un orologio.

Tic Tac.

Persone dagli sguardi curiosi, occhi a mandorla che guardano occhi azzurri come per fare una domanda. Sulla diversità. La nostra e la loro. La cosa più bella.

Tic Tac.

Turismo che prende spazi alla natura, da essa alimentato. Pinnacoli che si alzano dal fiume coprendosi di verde. Ma i rumori di mille scarpe non riescono a coprire il silenzio dell’acqua che scorre lenta.

Tic Tac.

Capelli lunghi abbandonati fino ai piedi e oltre, a bagnarsi nell’acqua che dà la vita. Ad una pianta e ad un popolo, su terrazze verdi di riso maturo. Camminare fino a farsi male, solo per il gusto di farlo. E non nutrirsi solo di riso.

Tic Tac.

La città ci divora, ci mastica, ci scombussola e ci caca fuori. La vista di Hong Kong ci spiazza sia dall’alto che dal basso, le vie piene di luci ci fanno girare, il pavimento acciottolato di Macau ci fa scivolare in anticipo verso casa, e i negozi di Shangai ci risucchiano come calamite. Calamite rotonde che lanci in aria per fare il rumore del grillo. Grrrrrrrrr. L’innaturale che ricrea il naturale che non c’è più. Il destino di questo continente in corsa verso la modernità, dove tutto quello che è antico sembra finto. E probabilmente lo è.

Tic Tac. Tic Tac.

Un giorno di viaggio e siamo già nei nostri uffici.

Tic Tac.

Contando il tempo su un orologio che va sempre un po’ indietro.

Tic Tac Tac.

Già con la testa verso il prossimo viaggio, ma con un pezzo di cuore lasciato là, tra gli sputi dei cinesi e l’odore forte di cipolla e aglio.

Postato da: creativamente a 20:59 | link | commenti (1) |

Se mi affaccio dalla finestra del mio ufficio a Roma Prati non vedo niente.

I pochi bar sono chiusi, i ristoranti hanno le serrande abbassate, i parcheggi attendono vuoti di essere calpestati da auto di cui non si sente nemmeno il rumore. E' un sabato di fine agosto e la città più che vivibile mi sembra noiosa.

Per fortuna che c'è Trastevere che raccoglie i turisti e i superstiti dell'esodo. Tutti raccolti attorno alla piazzetta di Freni e Frizioni.

In attesa che per le strade non si cammini più e che il rumore assordante del traffico sovrasti quello del motore dell'aria condizionata della mia stanza che borbotta come se non ce la facesse più.

Postato da: creativamente a 18:27 | link | commenti (1) |

venerdì, 25 agosto 2006

La conoscenza che l'uomo ha del mondo è totalmente relativa. Si hanno delle convinzioni che dopo poco si smontano. Come quando nelle scuole si studiava che la terra era piatta, o come quando, fino a ieri, si studiava che Plutone era un pianeta del sistema solare. Ora delle grandi menti riunite a Praga hanno deciso che non è più un pipaneta. Come può essere che una cosa à così oggi e domani no? La verità, almeno quella scientifica, non dovrebbe essere una e una sola? Evidentemente no.

La cosa un po' mi turba ma mi esalta.

Se tutto è in movimento, anche la verità, allora vuol dire che quel che resta di mondo per noi (da scoprire, da esplorare, da decidere, da vivere, da sognare) non è poi così poco...

Postato da: creativamente a 14:54 | link | commenti (2) |

giovedì, 24 agosto 2006

E' bello vivere esperienze di vita, anche solo per il piacere di condividerle con altre persone.

Sia nel momento in cui le si vive, sia dopo, nel racconto. e raccontando si scoprono sfumature, si sottolineano tratti, si ricordani particolari e si dimenticano fatti. Nel racconto si ricostruisce la realtà, la si reinterpreta e la si reinventa. Si vive tutto due volte o più.

Anche a questo serve questo blog.

Postato da: creativamente a 15:54 | link | commenti (5) |

mercoledì, 23 agosto 2006

tornato a roma dopo il viaggio di tre settimane in cina.

più sotto torvate il resoconto scritto in tempo reale, con errori di grammatica e di battitura. tra poco le foto e un post conclusivo per un'esperienza indimenticabile.

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martedì, 22 agosto 2006

quasi di ritorno riesco a trovare il tempo per scrivere... sono a dubai, dove ho fatto scalo in attesa di prendere il volo per roma. qui sono le 4 di notte, per me con il fuso cinese e' mattina, in italia sono le due o poco piu'.

l'ultima volta che avevo scritto ero a yangushuo, proto per fare un agopuntura.

quella e' stata l'esperienza piu' brutta del viaggio: appena messi gli aghi, che non fanno male, ho sentito come un fastidio in tutti i punti i cui ereano stati infilati, fastidio tale che ha fatto si che me li facessi togliere in anticipo. uscito dalla sala ho avuto giramenti di testa e difficolta' respiratorie... l'agopuntrice mi ha detto che per la medicina cinese sono un tipo troppo carico di energia e che non dovrei fare l'agopuntura o se la facessi dovrei iniziare da un ago alla volta.

la sera ci incamminiamo nel buio verso il fiume dove saliamo su una barca per andare a vedere i pescatori che pescano il pesce usando i cormorani, degli uccelli cui legano il collo per impedire che il pesce che pescano gli vada nello stomaco e possa invece essere rovesciato in una cesta. anche se la cosa e' ormai molto turistica e' comunque affascinante.

Dopo la pesca andiamo a vedere uno spettacolo, leggendario in tutta la cina, di suoni, musica e coreografie sull'acqua. migliaia di persone vi assistono tutte le sere da anni. oltre trecento comparse si muovono su barche a tempo di musica, mentre i faraglioni sullo sfondo sono iluminati a giorno. Suggestivo, ma molto lento e a tratti quasi noioso.

Il giorno dopo sveglia alle 6 della mattina per andare al parco lungo il fiume per partecipare ad una lezione di taichi, un misto di meditazione ed arte marziale, faticoso per gambe e braccia non abituate, ma che tonifica il corpo... E il corpo doveva ancora affrontarne quel  giorno...

Tornati in hotel affittiamo delle bici e giriamo lungo le stradine che circondano il fiume, in un paesaggio surreale e affascinante. Arrivati ad un certo punto carichiamo le bici su delle barche fatte di bamboo guidate da un ragazzo che si muove sul fiume usando una lunga canna che infilza nel fango. Un'ora di relax scivolando sull'acqua immobile. Al centro del fiume una signora con un wok friggeva dei pesci che infilzava su uno spiedino, ne prendiamo al volo un paio e li mangiamo mentre il sole ci fa sudare.

Sbarcati riprendiamo le bici fino a moon hill, una collina con un cappello di roccia a forma di arco. Arriviam in cima stremati dal calore e dal sole, ma la vista ci appaga.

A pranzo andiamo ospiti a casa di una signora cinese che ci ha fatto da guida in quei giorni a yangshuo. Tutto piccante, ma genuino e non pesante.

Il pomeriggio raggiungiamo a piedi delle grotte che esploriamo in una maniera completamente insolita per noi: elmetto in testa e ciabatte ai piedi (si cammina nel fango) ci si inftrufola nella terra senza camminamenti ne' passaggi. qualcuno del gruppo soffre, qualcuo si ferma, in molti pero' proseguiamo. I passaggi si fanno sempre piu' stretti e difficili. salite e discese. La grotta non e; spettacolare, ma l'esperienza e' unica. alla fine c'e' un bivio: o ci si intrufola strisciando attraverso un buco poco piu' grande di un corpo, oppure si torna indietro. Io e un altro ragazzo ci togliamo i vestiti e ci infiliamo strisciando tra i piccoli ragnetti. La soddisfazione arriva quando sbuchiamo con la testa dall'altra parte e il gurppo ci aspetta e ci fa le foto. Non mi rivesto perche' di li' a poco arriviamo in una pozza di fango sotterranea in cui ci si puo' fare il bagno. Ci immergiamo ma il fango ci tiene a galla. Faccio il morto e scopro di galleggiare come fossi sdraiato sulla terra. Incredibile. Ci sciaquiamo in un altra pozza di acqua pulita, si fa per dire, e in bici torniamo in hotel.

La sera si parte per arrivare a Pingyan, una localita' dove ancora vivono, come protette in uno zoo per turisti, alcune minoranze cinesi.

Arriviamo che e' notte fonda e le macchine non possono entrare nel parco. Cosi', zaini in spalla, ci inerpichiamo per le stradine acciottolate tra le risaie. Dormiamo in una specie di baita dove tutto sa di muffa e le lenzuola sono umide.

La mattina pero' la vista dalla finestra e' impagabile, con le colline terrazzate per la coltivazione del riso, piene d'acqua e di foglie verdi.

Oggi la giornata e' dedicata al trekking e tra mattina e pomeriggio camminiamo circa sei ore, passando su e giu' tra i campi, attraversando villaggi e incontrando le donne dai capelli lunghissimi che per pochi soldi se li sciolgono davanti a noi, facendoli arrivare fino a terra.

Al volo prendo da un uomo che li cuoce davanti a casa un ramo di bamboo al cui interno e' stato cotto del riso con del pollo. L'uomo mi spacca il bamboo con un accetta e mi si presenta il riso davanti. Buono!

La sera scendiamo a Guilin di nuovo per prendere il volo per shenzen, dove dormiamo. La mattina sveglia presto per arrivare ad Hong Kong.

Gia' appena saliamo in metro lo scenario e' completamente diverso, cosi' come le persone, l'abbigliamento, i capelli, l'odore.

A dormire ci infiliamo in una guest house dove i prezzi sono bassi e le camere le piu' piccole mai viste in vita mia. Oltre ad un piccolo letto ad una piazza e mezza abbiamo uno spazio di un paio di metri quadrati e un bagno di nemmeno un metro quadrato. Anche i soffitti sono bassi, ma almeno ci sono le finestre, un lusso per queste sistemazioni.

Con la funicolare raggiungiamo il victoria peak al tramonto e sotto ci si presenta un panorama incredibile fatto di grattacieli, strade, luci, insegne, con il fiume che forma un'ansa che taglia tutto a meta'. Piu' spettacolare ancora di new york forse, anche perche' qui tutto e' nuovo e scintillante e non si contano le migliaia di grattacieli che ancora sono in costruzione. Veramente da togliere il fiato. Rimaniamo la' sopra per un paio d'ore, in silenzio a contemplare in basso.

La serata la concludiamo da Mac Donald's, ormai stanchi dell'aglio e cipolla e spezie varie del cibo cinese.

Senza tornare in albergo passiamo da Soho (south of hollywood road) dove pullulano locali bar e discoteche. Ci fermiamo in un posto dove ragazze con gli occhi a mandorla fanno muovere il sedere ai ritmi di salsa e meregengue. Paradossale, come questa citta' che e' un mondo all'interno di un altro mondo.

Il giorno dopo ci svegliamo presto per andare a Macau, ad un'ora di aliscafo da Hong Kong, piu' un'ora di formalita' di frontiera. Ex colonia portoghese e' una citta' del divertimento e dello shopping, dove anche le vestigia europee sono ridotte ormai al rango di scenografia di parco di divertimenti. Nota positiva i docletti portoghesi, come li chiamano qui, che non sono altro che i dolci di belem mangiati a Lisbona durante il viaggio dell'anno scorso. Dopo la mezza delusione di Macau, forse dovuta anche alla fatica fatta per il caldo eccessivo, torniamo ad Hong Kong dove saliamo sulla scala mobile piu' lunga del mondo per fare un giro nella zona commerciale.

In serata ci concediam una cena in un ristorante di lusso dove mangiamo ottima cucina cantonese (per la cronaca io ho ordinato il piccione freddo e mi hanno portato un animale intero ben cotto con una salsa al vino di riso, eccezionale).

Il giorno dopo facciamo una crociera in barca, ma la bellezza del paesaggio e' un po' diminuita dalla foschia e dall'umidita'. Poco male, ci consoliamo nella vie dell'antiquariato e con un pasto ad un sushi bar.

Volevo comprarmi una macchina fotografica reflex digitale, ma i prezzi non sono cosi' convenienti come si pensa, e le fregature sono dietro l'angolo. Aspettero' in Italia.

In serata riprendiamo l'aereo e voliamo a Shangai, l'ultima tappa del viaggio.

La mattina passeggiata sul bund, una via spetaccolare che costeggia il fiume e che presenta da una parte bellissime architetture europee ottocentesche e dall'altra nuovissimi grattacieli e palazzi tra cui la torre piu' alta della cina.

Sempre a piedi raggiungiamo il giardino del mandatino yu, un complesso di costruzioni, caali artificiali, boschi e piante che ricorda molt l'immagine che abbiamo noi della Cina. Luogo affascinante, se non fosse per la miriade di turisti cinesi che invade ogni piccolo spazio.

Con un taxi raggiungiamo il museo di shangai, un nuovo spazio espositivo per le arti applicate e non solo, che presenta ceramiche, statue, giade, calligrafie e dipinti. Dedico la maggior parte del mio tempo alla sezione degli usi e costumi delle minoranze. Rimango affascinato.

Passeggiata per la via pedonale dello shopping e si torna in hotel.

Il giorno successivo si vede l'ultimo tempio del viaggio, dove faccio incetta di incensi rituali. Da li' ci spostiamo alla zona della ex concessione francese, una zona di case basse e palazzoni che ricorda le vie commerciali dell enostre citta' europee. Regali e acquisti per poi spostarsi in un altro mercatino. Altri regali ed acquisti. Il pomeriggio si conclude in una magnifica sala da the dove ci rilassiamo davanti a bicchieri di vetro al cui interno sbocciano opere d'arte meravigliose, composizioni di foglie di the e fiori dal sapore ottimo e dal profumo indicibile. Il tutto accompagnato da un lauto buffet gratuito a base di frutta e frutta secca.

In serata vediamo uno spettacolo degli acrobati di shangai che mi rimarra' ben fisso nella memoria. Classiche arti circensi (giocoleria, contorsionismo, trapezio, etc etc) vengono mescolate con un gusto per lo spettacolo e con una capacita' di emozionare che sincerament enon mi aspettavo di trovare. Indimenticabile un numero di due acrobati che volavano appesi a dei nastri che scendevano dal soffitto.

Il giorno successivo, mentre in molti girano ancora per negozi, noi lasciamo per qualche ora shangai e con un treno raggiungiamo in un ora souzhu, un piccolo centro costruito attorno a dei canali, noto in tutta la cina per i suoi giardini e per la seta.

Tornati a Shangai e' ora di fare le valigie per andare in aereoporto. Con il maglev, il treno a levitazione magnetica piu' veloce del mondo, in pochi minuti raggiungiamo l'aereoporto e stanchi saliamo sul volo, dopo aver speso gli ultimi yuan per mangiare gli ultimi piatti di ravioli e di noodles.

Tra poche ore saro' a Roma...

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domenica, 13 agosto 2006

la sveglia suona alle 4.45 di mattina. L'aria e' fredda e ci vestiamo con tutto quello che abbiamo di pesante. a tremila metri non c'e' lo stesso clima del resto della cina. Le strade di xia'he sono deserte, solo qualche monaco con la tunica rossa scivola verso il tempio. il silenzio e' l'unico rumore che si sente, assieme a quello di un vecchio motore: e' una moto con attaccato un carretto, il cinese che ci carica ci chiede uno yuan per arrivare fino al tempio. La mattina i monaci tibetani si trovano per pregare e cantare, e noi vogliamo andare a vivere questa esperienza. Sul tetto del tempio due ragazzi avvolti negli scialli rossi suonano il lungo strumento che emette un suono che sembra un urlo e' che e' il richiamo per la preghiera. Entrano a decine nel tempio, girano in senso orario e si siedono sui cuscini di seta, tra le lampade che bruciano grasso di yak. In una sala laterale sbircio qualche monaco che intona un canto a piu' voci accompagnato da piatti e campanelle. Dopo un quarto d'ora il canto finisce e tutti si spostano nella sala grande dove un lama con il cappello dalla cresta gialla e sulla chiena una specie di corazza d'argento, fa da maestro di cerimonie. Vengono lanciati all'aria dei foglietti di preghiera, e inizia il canto.

Piu' tardi ci allontaniamo dal tempio tornando in albergo, avendo vissuto un'esperienza unica...

Con un pulman meno scassato del solito scendiamo dai monti fino a valle, ripassando tra i cinesi mussulmani.

Arriviamo a lanzhou dove ci imbarchiamo per Guilin, al sud. Qui ci accoglie un clima torrido e umidissimo, nonostante sia gia' sera da un po'.

Oggi ci facciamo portare appena fuori dal paese dove visitiamo un mercato. Qui la gente non sembra cinese, i vestiti sono piu' occidentali, e quasi tutti indossano un cappello di bamboo tipo quello vietnamita.

AL mercato compro una patata da mangiare cruda che sa di fave e dei frutti che sanno di uva ma sono aspri come il limone. Un bambino cerca anche di rubarmi il portafoglio, ma me ne accorgo e gli corro dietro, convinto che mi avesse preso il portafoglio. Lo inseguo fino al fiume, quando scompare tra le canne di bamboo, per poi scoprire di avere tutto in tasca.

Tra la merce in vendita: erbe medicinali cinesi, serpenti e rane da cuocere, cani e gatti da mangiare (e anche gia' cotti), topi del bamboo, e mille altre cose inusuali, che qui pero' sono la norma.

Una gita in barca sul fiuma ci fa capire perche' per i cinesi questo e' il posto che chiamano paradiso: pinnacoli di roccia ricoperta da vegetazione rigogliosa si stagliano dall'acqua del fiume, piatto come fosse acqua in una bacinella.

Torniamo e passegiamo tra le vie di una citta' che e' invasa da turisti cinesi, che la ritengono un'ambitissima meta per le loro vacanze. Non mancano infatti anche discoteche che ci hanno tenuto svegli stanotte assieme al caldo insopportabile e ad uno scarafaggio, nonostante l'albergo sia un albergo molto bello e pulito per gli standard cinesi.

Ora mi trovo nella sala d'aspetto di un medico cinese che tra poco mi fara' l'agopuntura.

La Cina mi stupisce ogni giorno di piu'.

 

 

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venerdì, 11 agosto 2006

scrivo su una tastiera unta di burro di yak, con l'aria rarefatta di tremila metri d'altitudine e al braccio una collana tibetana. Accanto a me un monaco in tunica arancione e rossa.

Ma andiamo con ordine.

Lasciamo Pingyao la mattina presto, direzione areoporto e volo per Xian. La citta' e' stata inserita nei giri turistici grazie all'esercito di terracotta scoperto trent'anni fa. altrimenti non e' un gran che. Il primo giorno facciamo un giro per la citta', arrivando con un autobus locale fino alla grande pagoda dell'oca, per rimanere delusi da una costruzione per la maggior parte ricostruita. Qui hanno un'idea di restauro molto particolare... restaurare coincide con rifare. Dalla pagoda dell'oca ci spostiamo nel quartiere mussulmano, proprio dietro i grandi stradoni commerciali. Qui tra vie strette facciamo la conoscenza dell'etnia hui dei cinesi mussulmani. Occhi a mandorla e cappello bianco arabo, donne col velo. Nella moschea, un vero gioiello, si mescolano architettura cinese e simboli mussulmani. Tra gli alberi e gli archi di pietra passeggiano fedeli diversi da quelli del nord, della capitale. All'uscita troviamo le bancarelle che vendono di tutto, dai souvenir ai grilli, tra gli animali di compagnia preferiti dai cinesi. Li vendono in piccole gabbie di legno per pochi soldi, tengono compagnia. Per strada conosco una ragazza cinese che parla inglese e mi racconta della tradizione delle ombre cinesi e mi indica una casa dove si puo' vedere un piccolo spettacolino. Ci entro e due uomini e una donna improvvisano uno spettacolo: in due muovono le figure di pelle sottilissima e colorata, l'altro suona degli strumenti che sono insieme colonna sonora e racconto.

In serata in una bettola del quartiere in cui siamo gli unici occidentali ordiniamo una tartaruga. Arriva un piatto con la tartaruga cotta con tanto di carapace, sollevato il quale si trovano, al posto delle viscere, delle picccole uova di tartaruga sode. Superato il primo impatto (faccetta della tartaruga e zampette con le unghiette) addentiamo la carne che e' saporita come carne di selvaggina. Non sa per niente di pesce.

Una capatina alla festa della birra locale con tanto di cantanti cinesi e poi a letto.

Il giorno dopo visitiamo l'esercito di terracotta, un sito di oltre duemila anni fa che comprende migliaia di sculture a grandezza naturale di soldati e animali messi a guardia di una tomba. Il sito e' scavato solo in piccolissima parte, ma gia' cosi' fa veramente impressione. Diversi capannoni sterminati fanno da tetto alle fosse. Da vedere.

In serata un nuovo volo, verso ovest. Atterriamo a Lanzhou. E' tardi, e la citta' e' solo di passaggio.

Il giorno dopo alle 7 e 30 usciamo dall hotel per andare alla stazione degli autobus. I taxi serpeggiano pericolosi nel traffico della mattina. Partiamo su un vecchio bus scassato che raccoglie per strada gente per piccoli o lunghi tratti. Attraversiamo la regione, il gansu, che ha una forte maggioranza mussulmana. Fino a che il bus si ferma in un'autorimessa (da terzo mondo) per un guasto per cui ci vorrebbero circa 5 ore di lavoro. Un altro mezzo viene mandato chissa' da dove in sostituzione. Senza aria condizionata, i sedili lerci, pochi posti e niente bagagliaio (gli zaini finiscono sul tetto). Anche gli ammortizzatori non vanno tanto bene, e il sovraffolamento dovuto alla enorme quantita' di gente che viene tirata su per strada non aiuta di certo il motore che arranca piano piano.

Ma il paesaggio e' stupendo.

Lasciamo la cina mussulmana e le citta' per addentrarci tra i campi e le colline, salendo verso i monti. L'etnia prevalente e' ora quella tibetana, cambiano i visi, gli occhi si allargano e i vestiti si fanno piu' colorati.

Siamo ormai alle pendici dei monti del Tibet quando l'autobus si ferma. Xia'he, il piu' grande centro di preghiera tibetana dopo Lasha. Le strada brulicano di monaci e di fedeli che si buttano a terra per genuflessioni e preghiere. Al centro del paese il monastero circondato da un giro lungo tre chilometri di rotoli di preghiera da far girare (in senso orario) per lanciare al cielo la propria fede. Pochissimi turisti. Un freddo cane.

In serata mangiamo in un ristorante tibetano dove proviamo la carne secca di yak, quella bollita, il formaggio di yak mescolato con il burro di yak e l'orzo, il riso con lo zucchero e il burro fuso di yak sopra... insomma cucina di montagna. Il te' tipico di qui, nemmeno a dirlo, e' a base di burro fuso di yak.

Il giorno dopo, cioe' oggi, sveglia di buon mattino, quando ancora il freddo ti entra nelle ossa e la bruma non ha lasciato il posto al sole, per le praterie. Sterminate distese di verde, prati costellati di fiori di montagna (tra cui stranissime stelle alpine), qualche animale e molta umidita'. Ci fermiamo anche, accompagnati da un ragazzo di Xia'he che parla inglese, in un villsggio di fango, dove il capovillaggio per pochi soldi ci fa visitare casa sua (impregnata di odore di burro di yak), la scuola del paese e passeggiare per le strade piene di bambini dalla faccia da fotografare.

Passiamo anche da due piccoli monasteri, uno di monaci han e uno di suore (monache tibetane donne col capo rasato). Tutti gentilissimi ci aprono le porte dei loro templi e ci fanno passeggiare tra le statue dorate e le candele di burro di yak.

Tornati al paese in pochi ci facciamo portare nel monastero da un vecchio monaco medico. Entriamo in un vecchio edificio dove in una stanzetta aspetta questo vecchietto seduto a gambe incrociate avvolto nel suo mantello rosso. La medicina tibetana si basa sulla pressione delle linee vitali del polso. Mi visita in pochi secondi, schiacciando tre dita sul polso. Biascica parole strane e un ragazzo che parla inglese che ci accompagnato mi chiede se ho acuto tosse. Effettivamente ieri sera ne ho avuta un po'... E cosi' mi prescrive delle erbe che acquisto e che provero'...

Il monsatero e' impressionante per grandezza e puzzo di burro di yak, che usano anche per fare delle sculture per la grande festa.

Una passeggiata per la via principale, tra negozi per pellegrini e negozi locali (qui ci sono pochissimi turisti) compro qualche collana di preghiera e un pezzo da un antiquario, una parte di un vestito da cerimonia con conchiglie, monete d'argento e decorazioni varie.

Copio anche le foto su un cd, in un centro dove fanno tutto quello che ha a che fare con computer ed elettronica e dove i monaci scaricavano le proprio foto davanti ai monumenti, stampandole da una stampante a colori. Bizzarro. Ma alla fine i monaci sono persone come le altre... se non fosse che puzzano tremendamente di burro di yak...

Stasera una dormita sui letti duri e i cuscini di ghiaia e domani mattina qualche ora di pulman per tornare verso la civilta' e prendere un volo verso sud, verso Guilin.

 

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lunedì, 07 agosto 2006

eccomi qui. finalmente riesco a trovare un internet point per scrivere un po'...

in questo momento sono a Pingyao, nello Shanxi, Cina.

Il viaggio d'andata dall' Italiae' stato faticosissimo, con uno scalo a dubai, l'areoporto piu' kitch mai visto, con la moquette finta sabbia e le palme finte illuminate, e a Shangai, scalo ipermoderno e con un tetto all'avanguardia. Dopo un giorno e mezzo atterriamo a Pechino. E' ormai tardi quando arriviamo ed andiamo a letto. La mattina ci svegliamo presto nonostante il fuso che ci dice che sarebbe notte fonda. Il cielo e' coperto, ma questa sara' una costante del soggiorno a Pechino (Beijing, nel nome cinese), dove inquinamento e umidita formano una cappa sotto cui brulicano milioni di cinesi.

Piazza Tienanmen e' immensa, non per niente e' la piu' grande piazza del mondo. Al centro troneggia il mausoleo di Mao circondato da un immenso serpentone di turisti cinesi che attendono il loro turno per vedere il corpo del grande timoniere. Turisti occidentali pochissimi, venditori ambulanti a iosa, acquiloni, the verde, simboli comunisti, un enorme ritratto di mao sulla porta della pace celeste. Tutto come previsto. Compresa la foto con la bandierina di fronte alla porta della pace celeste che porta dentro la Citta' proibita.

Il giorno prima di partire ci siamo visti il film di Bertolucci, l'ultimo imperatore, e appena varchiamo la porta della citta' proibita ci ritroviamo tutte le location del film. Spazi immensi e pagode, raccontano un pezzo di Cina che, purtroppo, non c'e' piu'. Peccato che, in vista delle olimpiadi, tutto e' in ristrutturazione.

Usciamo dalla porta nord e in taxi raggiungiamo il tempio dei Lama. Affascinante primo impatto con la cultura buddista, fatta di statue dorate, incensi che bruciano e pagode colorate. Una bellissima esperienza. Attraversiamo la strada e c'e' il tempio di Confucio, uno dei piu' grandi di tutta la Cina, peccato per il cantiere che invade tutto lo spazio. Anche qui si ristruttura, ma lo si fa in maniera brutale, buttando giu'  le cose vecchie e ricostruendole piu' belle, almeno nella loro testa. Ammassati da una parte, come tra i rifiuti, i pezzi del tetto in ceramica. Mariachiara ne ruba anche un pezzo.

In serata vediamo uno spettacolo dell'opera di Pechino. Peccato per l'ambiente molto turistico, ma l'insieme e' affascinante, con i canti striduli e le acrobazie.

Il giorno dopo e' tutto dedicato alla grande muraglia, evitando accuratamente la iperturistica Badaling, e preferendo andare a Simatai, un tratto ancora non turistico (si contano sulle dita delle mani i turisti che abbiamo incontrato) ma molto attrezzata.

Saliamo una parte della montagna con una specie di funivia che lentamente si alza tra le valli. Da li' un tratto a piedi e l'arrivo alla muraglia. Interminabile e colossale, lascia tutti senza fiato. O forse senza fiato ci lascia la salita e la lunghissima camminata sulle mura.

Per scendere ci imbraghiamo e ci lasciamo scivolare dalla montagna con una corda sopra un fiume, portati dal proprio peso. Emozionante. Da li' una barca ci riporta al pulman.

In serata massaggio cinese a piedi e corpo. Un'esperienza da non ripetere... dolorosa e insopportabile. Che non mi tocchino piu' i piedi questi cinesi...

Il giorno dopo ancora siamo in bus verso le tombe ming e la via sacra, di serieta' confuciana, e per questo forse un po' noiose ai nostri occhi.

Il pomeriggio siamo di nuovo a Pechino dove visitiamo la residenza estiva imperiale, il palazzo d'estate, con il suo immenso lago artificiale. L'umidita' li' non permetteva pero' di vedere a piu' di una decina di metri. E poi dicono di Milano...

Piu' tardi fermiamo un riscio' e ci facciamo portare negli hutonh, le strade popolari di Pechino, a due passi dal centro, dove si vede una pechino piu' vera e affascinante.

Naturalmente non possono mancare gli acquisti, oltre quelli piu' tipici (come un orologio trash con mao tze tung che saluta), ci sono quelli piu' dell'ultima ora, come le borse false perfette a pochi yuan e le meraviglie dell'elettronica a prezzi stracciati.

La sera finiamo per caso in un ristorante un po' lercio dove mangiamo da una marmitta mongola, un recipiente di acqua calda in cui intingiamo pezzi di pollo crudi, manzo, verdure e gamberi.

La notte viaggio in treno verso l'interno, con i cinesi e il loro puzzo inconfondibile che impregna qualsiasi cosa e qualsiasi posto.Non si dorme quasi per niente, si chiacchiera un po', si mangiano lichees e rotelle di mela dolci.

Arriviamo a Datong che e' mattina presto, ma la citta' gia' brulica...

Ci infiliamo in un hotel per sciacquarci e fare colazione (ravioloni, verdura, pollo riso e chi piu' ne ha...). POi partenza per le grotte dei buddha, una cosa impressionante per i nostri occhi, con decine di grotte al cui interno sono state ricavate sculture ricoperte di argilla colorata. Da rimanere a bocca aperta. Poco distante (due ore di macchina, ma qui le distanze sono relative...) arriviamo al monastero sospeso, costruito dai monaci in alto per sfuggire ad un fiume ormai secco. In serata arriviamo qui, a PingYao, l'unico paese in Cina rimasto quasi intatto, come in epoca imperiale, con le case basse e i cortili con le lanterne (qui hanno girato il film Lanterne Rosse). Affascinantissimo, un tuffo in un altro mondo, per fortuna non ancora invaso di turisti. Probabilmente tra dieci anni qui sara' tutto diverso.

Anche l'albergo e' afffascinante, con il letto di pietra e i tetti in legno rosso.

Aggiungo qui sotto anche qualche foto, in attesa di altre quando torno...

eccomi qui. finalmente riesco a trovare un internet point per scrivere un po'...

in questo momento sono a Pingyao, nello Shanxi, Cina.

Il viaggio d'andata dall' Italiae' stato faticosissimo, con uno scalo a dubai, l'areoporto piu' kitch mai visto, con la moquette finta sabbia e le palme finte illuminate, e a Shangai, scalo ipermoderno e con un tetto all'avanguardia. Dopo un giorno e mezzo atterriamo a Pechino. E' ormai tardi quando arriviamo ed andiamo a letto. La mattina ci svegliamo presto nonostante il fuso che ci dice che sarebbe notte fonda. Il cielo e' coperto, ma questa sara' una costante del soggiorno a Pechino (Beijing, nel nome cinese), dove inquinamento e umidita formano una cappa sotto cui brulicano milioni di cinesi.

Piazza Tienanmen e' immensa, non per niente e' la piu' grande piazza del mondo. Al centro troneggia il mausoleo di Mao circondato da un immenso serpentone di turisti cinesi che attendono il loro turno per vedere il corpo del grande timoniere. Turisti occidentali pochissimi, venditori ambulanti a iosa, acquiloni, the verde, simboli comunisti, un enorme ritratto di mao sulla porta della pace celeste. Tutto come previsto. Compresa la foto con la bandierina di fronte alla porta della pace celeste che porta dentro la Citta' proibita.

Il giorno prima di partire ci siamo visti il film di Bertolucci, l'ultimo imperatore, e appena varchiamo la porta della citta' proibita ci ritroviamo tutte le location del film. Spazi immensi e pagode, raccontano un pezzo di Cina che, purtroppo, non c'e' piu'. Peccato che, in vista delle olimpiadi, tutto e' in ristrutturazione.

Usciamo dalla porta nord e in taxi raggiungiamo il tempio dei Lama. Affascinante primo impatto con la cultura buddista, fatta di statue dorate, incensi che bruciano e pagode colorate. Una bellissima esperienza. Attraversiamo la strada e c'e' il tempio di Confucio, uno dei piu' grandi di tutta la Cina, peccato per il cantiere che invade tutto lo spazio. Anche qui si ristruttura, ma lo si fa in maniera brutale, buttando giu'  le cose vecchie e ricostruendole piu' belle, almeno nella loro testa. Ammassati da una parte, come tra i rifiuti, i pezzi del tetto in ceramica. Mariachiara ne ruba anche un pezzo.

In serata vediamo uno spettacolo dell'opera di Pechino. Peccato per l'ambiente molto turistico, ma l'insieme e' affascinante, con i canti striduli e le acrobazie.

Il giorno dopo e' tutto dedicato alla grande muraglia, evitando accuratamente la iperturistica Badaling, e preferendo andare a Simatai, un tratto ancora non turistico (si contano sulle dita delle mani i turisti che abbiamo incontrato) ma molto attrezzata.

Saliamo una parte della montagna con una specie di funivia che lentamente si alza tra le valli. Da li' un tratto a piedi e l'arrivo alla muraglia. Interminabile e colossale, lascia tutti senza fiato. O forse senza fiato ci lascia la salita e la lunghissima camminata sulle mura.

Per scendere ci imbraghiamo e ci lasciamo scivolare dalla montagna con una corda sopra un fiume, portati dal proprio peso. Emozionante. Da li' una barca ci riporta al pulman.

In serata massaggio cinese a piedi e corpo. Un'esperienza da non ripetere... dolorosa e insopportabile. Che non mi tocchino piu' i piedi questi cinesi...

Il giorno dopo ancora siamo in bus verso le tombe ming e la via sacra, di serieta' confuciana, e per questo forse un po' noiose ai nostri occhi.

Il pomeriggio siamo di nuovo a Pechino dove visitiamo la residenza estiva imperiale, il palazzo d'estate, con il suo immenso lago artificiale. L'umidita' li' non permetteva pero' di vedere a piu' di una decina di metri. E poi dicono di Milano...

Piu' tardi fermiamo un riscio' e ci facciamo portare negli hutonh, le strade popolari di Pechino, a due passi dal centro, dove si vede una pechino piu' vera e affascinante.

Naturalmente non possono mancare gli acquisti, oltre quelli piu' tipici (come un orologio trash con mao tze tung che saluta), ci sono quelli piu' dell'ultima ora, come le borse false perfette a pochi yuan e le meraviglie dell'elettronica a prezzi stracciati.

La sera finiamo per caso in un ristorante un po' lercio dove mangiamo da una marmitta mongola, un recipiente di acqua calda in cui intingiamo pezzi di pollo crudi, manzo, verdure e gamberi.

La notte viaggio in treno verso l'interno, con i cinesi e il loro puzzo inconfondibile che impregna qualsiasi cosa e qualsiasi posto.Non si dorme quasi per niente, si chiacchiera un po', si mangiano lichees e rotelle di mela dolci.

Arriviamo a Datong che e' mattina presto, ma la citta' gia' brulica...

Ci infiliamo in un hotel per sciacquarci e fare colazione (ravioloni, verdura, pollo riso e chi piu' ne ha...). POi partenza per le grotte dei buddha, una cosa impressionante per i nostri occhi, con decine di grotte al cui interno sono state ricavate sculture ricoperte di argilla colorata. Da rimanere a bocca aperta. Poco distante (due ore di macchina, ma qui le distanze sono relative...) arriviamo al monastero sospeso, costruito dai monaci in alto per sfuggire ad un fiume ormai secco. In serata arriviamo qui, a PingYao, l'unico paese in Cina rimasto quasi intatto, come in epoca imperiale, con le case basse e i cortili con le lanterne (qui hanno girato il film Lanterne Rosse). Affascinantissimo, un tuffo in un altro mondo, per fortuna non ancora invaso di turisti. Probabilmente tra dieci anni qui sara' tutto diverso.

Anche l'albergo e' afffascinante, con il letto di pietra e i tetti in legno rosso.

Postato da: creativamente a 13:35 | link | commenti (2) |

martedì, 01 agosto 2006

in partenza per la cina. torno il 22 di agosto.

spero di riuscire ad aggiornare il blog da là informandovi di quello che vivo.

buone vacanze

Postato da: creativamente a 10:45 | link | commenti (3) |