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Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

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mercoledì, 29 novembre 2006

Quando scivolo tra le centinaia di canali di SKY mi capita sempre più spesso di fermarmi su CULT, dove passano sempre cose interessanti.

L'altro giorno ho visto il bellissimo documentario "Abslout Wahrola" che racconta un mondo tutto da scoprire legato al grandissimo Andy Wahrol. Andy è nato e cresciuto in America ma la sua famiglia è originaria di Mikovà, in Rutenia, un villaggio a qualche chilometro da Chernobyl. Qui vivono ancora alcuni parenti dell'artista in baracche circondate da orti e boschi. Le domande del regista polacco cercano di sondare non nei ricordi (che non ci sono in quanto Wahrol non è mai stato lì) quanto nell'idea che loro hanno dell'artista. Da ridere quando dicono loro che Andy era omosessuale: "Impossibile, nessuno mai di Mikovà è stato o è omosessuale".

La conversazione è innaffiata continuamente dalla vodka che scorre a fiumi nelle case della rutenia, e i dialoghi, naturalmente, ne risentono, ma in positivo. Il titolo del documentario è, in questo, indicativo (nota: è stato sponsorizzato anche dalla Absolut).

La cosa che più mi ha colpito di quel mondo è l'assoluto isolamnento rispetto al resto dell'umanità.

Mi sono immaginato che loro trovassero in una soffitta un po' di quei disegni che Wahrol gli spedì e che finirono disperse tra trombette di carta per i bambini e i rifiuti. Cosa se ne farebbero? probabilmente li rivenderebbero. E con quei soldi? In cosa spenderebbero così grandi quantità di denaro gente che non sa nemmeno le possibilità che il mondo offre per spendere i soldi?

Subito dopo "Absolut Wahrola" è andato in onda un altro documentario "E' morto Cattelan! Evviva Cattelan!" di Marco Penso, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Un ritratto esilerante e strampalato di uno dei maggiori artisti mondiali, Maurizio Cattelan. Anche questo da non peedere.

Tra gli altri documentari trasmessi a rotazione ho intravisto "24 hours on the Craigslist", di cui avevo parlato qualche tempo fa, quando l'avevo visto in una sala dell'East Village a New York.

Postato da: creativamente a 15:03 | link | commenti (5) |

martedì, 28 novembre 2006

La Triennale è una delle sedi per mostre più interessanti a Milano e in Italia. Propone sempre grandi esposizioni di artisti fondamentali del '900 accanto a mostre più piccole che spaziano dai graffiti al design, dalla videoarte alla grafica. Per non parlare poi della fornitissima libreria e della caffetteria arredata con sedie una diversa dall'altra, tutte "firmate" da grandi designer (vista nella commedia milanese "L'uomo perfetto" di Luca Lucini).

Ora, da pochi giorni, ha aperto una nuova sede: la Triennale Bovisa. Persa nella periferia di Milano, schiacciata tra le Ferrovie Nord e le Ferrovie dello stato, sorge come una cattedrale nel deserto che spicca tra le fabbriche dismesse e non del quartiere per i colori sgargianti e il lungo filare di graffiti che conduce all'ingresso (per l'occasione sono stati contattati 100 tra i migliori writer di Milano).

Ancora l'impressione è quella di stare in un cantiere, dove la vernice è fresca e il personale ancora è spaesato, ma l'aria che si respira è europea, postpostmoderna, con quel connubio, tipico milanese, tra arte e industria (industria antica e industria contemporanea).

Ad inaugurare la sede una delle più esaustive mostre di Hans Nartung e una mostra sui Graffiti.

Passateci, se riuscite a trovare la strada... Meglio arrivarci con il treno, è a due passi dalla stazione.

Postato da: creativamente a 11:39 | link | commenti (2) |

sabato, 25 novembre 2006

Metti una sera al bar sei ex compagni di scuola che tutti assieme in questo modo non si ritrovavano da sette anni, e rischi di fare una serata noiosa fatta di ricordi e banalità.

Se invece le persone in questione sono tutte e sei divertenti e con la testa, sembrerà di essere in un venerdì sera dell'ultimo anno di scuola, a ridere e scherzare senza pensieri.

Se poi ci aggiungi pure che fuori dal locale (dove poi, per ovvie ragioni di disadattamento, non siamo entrati) c'era pure una star di Hollywood e la figlia di Berlusconi, completi il quadro della serata milanese di ieri sera.

Chi è la star nella foto?

Postato da: creativamente a 12:15 | link | commenti (6) |

venerdì, 24 novembre 2006

Scrivo dal mio vecchio computer a casa dei miei genitori, nella verde Brianza. Dopo aver finito un lavoro sono stato catapultato immediatamente dentro un altro e così, prima di perdermi del tutto, ho deciso di prendermi tre giorni e salire qui al nord, dalla mia famiglia.

Il gatto che aveva regalato mio fratello a mia mamma il giorno del suo cinquantesimo compleanno, a giungo (giorno che coincide con l'ultima volta che io sono stato qui), è ormai triplicato per peso e dimensioni. I miei due cugini sembrano un po' più alti. Per il resto tutto è come l'ho lasciato.

Tra poco vado all'inaugurazione di una mostra curata da mio padre e in serata esco con gli amici.

Postato da: creativamente a 17:30 | link | commenti (2) |

lunedì, 20 novembre 2006

Ho perso per un soffio lo spettacolo di Ennio Marchetto a Roma. Ora è in giro per il mondo ma spero che torni presto dalle nostre parti.

Ennio Marchetto è un trasformista che al posto dei vestiti usa abiti di carta bidimensionali e fumettistici che giocano con l'immaginario pop attraverso personaggi, miti, quadri e soprattutto canzoni. Da non perdere...

Qui vi poteve vedere un trailer degli spettacoli

Postato da: creativamente a 15:46 | link | commenti (4) |

sabato, 18 novembre 2006

Domiziana Giordano è l'ospite che, per motivi diversi, tutte le trasmissioni vorrebbero avere ospite

è il mio idolo del momento.

Postato da: creativamente a 23:47 | link | commenti (8) |

mercoledì, 15 novembre 2006

Sempre più spesso mi capita di mettermi a fissare qualcuno che non conosco.

In metropolitana, in palestra, per strada.

Fisso e immagino.

Dalla pettinatura, dai vestiti, dal trucco, dalle scarpe raccolgo indizi che mi fanno creare in testa un personaggio immaginario.

E così scopro da dove viene quella persona, perchè è lì, con chi ha litigato, chi ama, che cosa le piace mangiare, che musica ascolta. Vorrei, a volte, interrompere le mie divagazioni d'immaginazione e chiedere all'interessato delle conferme: ma è vero che ti piace "like a prayer" di Madonna? oppure: Sei stato in africa quest'estate?

Poi penso che forse passerei per pazzo o, peggio, la mia immaginazione, sconfitta, ne rimarrebbe frustrata.

E allora continuo a fissare e immaginare.

Sperando che nessuno si accorga del mio sguardo insistente su di lui...

Postato da: creativamente a 16:41 | link | commenti (9) |

lunedì, 13 novembre 2006

Da stamattina ho in testa una vecchia canzone che cantavo in chiesa, durante il periodo della mia infanzia.

E ti rialzerà, ti solleverà
su ali d'aquila ti reggerà
sulla brezza dell'alba ti farà brillar
come il sole, così nelle sue mani vivrai.

Andavo alla messa cantata delle dieci e un quarto e trovavo nelle canzoni l'unico motivo per andare a messa. Ripetevo a squarciagola le parole delle canzoni senza nemmeno accorgermi di quello che stavo dicendo, all'unisono con tutti quanti, e mi piaceva.

Poi ho smesso di andare a messa e ho smesso di cantare.

Oggi ho fatto un giro su alcuni siti dove sono raccolte canzoni per le messe cattoliche, e ci ho rtirovato brandelli della mia infanzia. Ho fatto scorrere un po' di testi di canzoni e, a parte il buonismo stucchevole e zuccheroso che trasuda quasi ovunque, ho trovato poesia pop, capacità di essere diretti ed emozionare e una semplicità disarmante che è rara da trovare nei testi delle canzonette di oggi. Non per niente molte di queste canzoni usano le parole e le metafore della bibbia, una delle più grandi opere pop ma scritte.

Oltre la memoria del tempo che ho vissuto, oltre la speranza che serve al mio domani, oltre il desiderio di vivere il presente, anch’io confesso ho chiesto che cosa è verità?

Come un fiume in piena che
la sabbia non può arrestare
come l'onda che dal mare
si distende sulla riva
ti preghiamo Padre che
così si sciolga il nostro amore
e l'amore dove arriva
sciolga il dubbio e la paura

Come lo sapesse che il mio nome era proprio quello,
come mai volesse proprio me nella sua vita, non lo so.
Era un giorno come tanti altri e quel giorno mi chiamò.

Postato da: creativamente a 17:34 | link | commenti (8) |

sabato, 11 novembre 2006

A Roma, nel poliedrico rione Monti, a due passi dal Colosseo, da poche settimane ha aperto il primo bar di ghiaccio della capitale.

ice bar

A fare da apripista era stato Milano due anni fa, quando ha aperto “L’Ice Bar”, affiliandosi ad una catena che già spopola nel nord Europa. In ritardo ha aperto anche questo di Roma, godendo a differenza dell’altra, di una location suggestiva e antica.

statua

Il risultato è che passi da una veccia via del centro storico ai più moderno ritrovati high tech che ibernano un immenso stanzone dove, a -5 gradi, è stato scolpito un bar di ghiaccio.

io al ghiaccio

Di ghiaccio sono le pareti e le colonne, di ghiaccio sono le panche e le sedie, di ghiaccio gli ornamenti e di ghiaccio sono anche i bicchieri, che si sciolgono lentamente con il calore delle mani e della bocca. Per entrare sei obbligato ad indossare una palandrana termica e dei guanti di pile. Da bere solo vodka o cocktail che danno calore.

io e chiara 

Da provare.

Postato da: creativamente a 17:05 | link | commenti (10) |

venerdì, 10 novembre 2006

Quando uno si annoia rischia la vita...

è il caso di una militare inglese che, alla fine di una festa, si è infilato nel fondoschiena un petardo e l'ha acceso.

Questa la modalità:

Il problema è che il petardo in questione è esploso e l'ano ha iniziato a sanguinare.

Finito al pronto soccorso, ora sta bene.

Della scena esiste anche un video ripreso con il cellulare che penso che a breve verrà messo su internet, se già non c'è. Intanto sui quotidiani inglesi hanno pubblicato qualche frame.

 

Postato da: creativamente a 12:43 | link | commenti (4) |

Ho sviluppato e scannerizzato le prime foto fatte con la mia lomo fisheye.

Nota: le foto non sono state ritoccate digitalemente.

gatto

bramante

pisa

navona

merccedes

vecchia

4

bocca

andrea e giona

pattume

elisa

lavavetri

San Pietro

specchietto

cesso

Postato da: creativamente a 11:25 | link | commenti (8) |

giovedì, 09 novembre 2006

Nella stanza dove mi trovo ora, in ufficio, siamo in quattro. Due delle colleghe che occupano gli altri posti non sono italiane. Una è tedesca, l'altra svedese. Ogni volta che parlo con loro mi stupisco di come siano open minded rispetto a noi, o per lo meno rispetto alla grande maggioranza degli italiani.

Su qualsiasi argomento sono in grado di vedere le cose non solo dal "normale" punto di vista, ma hanno la curiosità di andare a vedere "oltre", accettando qualsiasi diversità come una ricchezza.

Al contrario vedo spesso miei coetanei italiani (romani) che non sono in grado di vedere le cose che stanno al di là del proprio naso o che non fanno parte dell'orizzonte conosciuto. Attaccati al nostro cibo, alle nostre città, alla nostra arte, non riescono a capire quanto c'è "di più" nel mondo.

E, ed è peggio, nemmeno si accorgono della loro visione ridotta.

Ecco perchè l'Italia non sarà mai una nazione europea, nè sarà mai una città europea Roma, dove è solo grazie ai turisti che si respira un'aria di mondo.

Peccato perchè, se le cose stanno così, ripartirò presto...

Postato da: creativamente a 17:03 | link | commenti (12) |

mercoledì, 08 novembre 2006

Uno può,

dopo aver fatto tardi al lavoro, dopo aver bevuto una birra con un amico, dopo aver sistemato la casa, svuotato la lavatrice, lavato tazza e cucchiaio incrostrato dalla mattina, dopo aver sfogliato distrattamente la rivista di Sky guardando Italia Uno,

perdere due ore del proprio sonno a leggersi il manuale d'istruzione del nuovo cellulare?

Sì. l'ho fatto io ieri sera.

E accanto al manuale avevo il cellulare, sperimentando tutto lo sperimentabile. E stasera, sempre sul tardi, ce ne ho ancora da fare...

La tecnologia è magica e magnetica.

Postato da: creativamente a 14:45 | link | commenti (7) |

domenica, 05 novembre 2006

Ho letto il libro di Camila Raznovich, la conduttrice di MTV per intenderci, con una curiosità morbosa. E' un libro corto, che si legge velocemente. A me è bastato un volo Roma/Bologna.

Si intitola "Lo rifarei!" e racconta della sua infanzia. Il titolo già esprime il giudizio che lei dà a quegli anni che ha passato in maniera così diversa rispetto ai suoi coetanei.

Camila ha vissuto con una madre che all'età di tre mesi, a metà degli anni settanta, l'ha abbandonata per seguire Bhagwan Shree Rajneesh, più tardi meglio conosciuto come Osho in India per qualche mese.

Al suo ritorno ha coinvolto tutta la famiglia in quest'esperienza di folgorazione e per un periodo Camila con fratello e genitori si trasferì a Poona, dove Osho aveva fondato la comunità (che esiste ancora oggi). Camila vive poi diverse esperienze di vita non comuni, come, prima di tutto, la condivisione continua della propria vita con altre persone, e un'educazione non tradizionale sia in fatto di cultura che in fatto di sentimenti.

Il libro racconta uno spaccato interessante e pieno di fascino, proprio perchè vissuto in prima persona (molte sono le foto nel libro "a testimonianza").

Ora vorrei parlare un po' di me.

Giona da piccolo

Io ho vissuto i primi anni della mia vita (quelli di cui non ho ricordi) un'esperienza simile. I miei genitori vivevano in una comunità spirituale di stampo cattolico, dove le famiglie condividevano tutto. Niente a che vedere con Osho, oriente, tantra e arancioni (anche se ho delle foto di un carnevale, era forse il 1988 e avevo 8 anni, in cui ero vestito da arancione con tanto di campanelle). La comunità si ritrovava attorno ad un altare per pregare in maniera non tradizionale, rifiutando in parte le sovrastrutture ecclesiastiche che avevano "lordato" l'insegnamento di Cristo e vivendo tutti assieme, dividendosi i compito come in una comune.

La mia famiglia ne uscì poco dopo la nascita di mio fratello, forse in un momento di lucidità rispetto a quello che sarebbe stato forse il futuro di due bambini cresciuti in maniera totalmente anomala rispetto al resto dei coetanei.

Fatto sta che continuammo ancora per molto tempo a frequentare la comunità che, dopo poco, smise di essere una casa dove le persone vivevano per diventare un punto di aggregazione integrato nel territorio.

Ma l'educazione che ricevetti, l'aria che respiravo, gli amici un po' strambi dei miei genitori, i valori e il modo di intendere l'affetto, è rimasto inalterato per tutto il periodo della mia infanzia.

Spesso capitava di sentirmi fuori luogo con i compagni di scuola o con gli amichetti. Perchè in casa mia non si ascoltava quasi mai musica, non si facevano sport, non si guardavano partite di calcio, non si andava ai villaggi turistici, non si raccontavano barzellette di pierino, non si sapeva chi era Fantozzi, non si guardava la televisione (se non qualche cartone animato e un solo film o programma alla settimana, scelto tutti assieme, questo fino alle scuole superiori).

Peppo, mio papà

(mio padre a 20 anni o giù di lì)

Poi ho iniziato a pretendere libertà, in un mondo (il mio) dove la libertà era sicuramente uno dei valori più importanti e più presenti ma che a me, proprio perchè così a portata di mano, sembrava di non avere. E' difficile da spiegare, è come se questa infinità libertà (di movimenti e di pensiero) mi rendesse troppo diverso dai miei coetanei. Così, per reazione, ho iniziato a fare tutto quello che era "contro" la mia famiglia, finendo a ragionare in maniera reazionaria, vestendomi in maniera fin troppo tradizionale, pretendendo di mettere alla mia vita e alla vita degli altri tutta una serie di paletti e di muri. L'amore per la televisione ha fatto parte un po' di questa reazione. Esattamente come è capitato a Camila.

Poi sono cresciuto, ho iniziato a capire le cose belle che avevano caratterizzato la mia crescita, a capire la riccheza della diversità, a scappare dall'omologazione. E l'ho imparato da quando mi sono affrancato totalmente dalla famiglia, trasferendomi dalla Brianza a Roma.

Ora penso con affetto alla mia infanzia "diversa", alle domeniche passate alle mostre anziché allo stadio, a mio padre che invece delle fiabe mi raccontava la metamorfosi di Kafka, alle vacanze con tante famiglie in un casolare in Toscana. Se sono così oggi, se riesco a pensare a 360°, se riesco a guardare oltre, se sono così curioso, lo devo molto a come sono stato cresciuto.

E anche io dico assolutamente: lo rifarei!

Postato da: creativamente a 12:48 | link | commenti (10) |

sabato, 04 novembre 2006

Come non mi piace la gente che sputa nel piatto dove mangia e quando arriva il cuoco fa finta di niente e fa i complimenti per la buona cucina...

Postato da: creativamente a 20:14 | link | commenti (6) |

mercoledì, 01 novembre 2006

Ieri, a Pisa

pisa

pisa2

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Scatti da Halloween

francesco

Il mio amico Francesco

scimmioni

Due scimmioni

Noi tre ad Halloween

Io Francesco e Paola per strada.

Postato da: creativamente a 11:57 | link | commenti (2) |