Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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Quando ti guardi attorno e vedi centinaia, migliaia di possibilità che ti si presentano davanti agli occhi, quando senti di avere le capacità e la forza di poter afferrare queste possibilità, come si fa ad ignorarle?
Per la gioia dei presenti e per la curiosità dei passanti, ecco alcune foto della festa in tram...
A partire dall'invito fatto da Eli

La festa vista da fuori

La festa vista da dentro

Elisa e Veronica ballano lo stacchetto delle veline: "Stupid Girl"

Andrea con la parrucca della Velina Bionda

Giusy vestita da sposa

Io con la corona da Re della Festa

... e la mia cravatta

Un grazie a tutti quelli che mi hanno fatto stare bene...
Se stasera vedete per Roma un tram pieno di palloncini, festoni e stelle filanti, e se da quel tram sentite uscire musica pop trash revival, e se su quel tram vedete persone vestite in maniera buffa e spiritosa che ridono cantano ballano e si divertono, allora avete visto il tram su cui stasera festeggio il mio compleanno...
Esistono ancora poche donne che possono essere considerate Dive.
Quando le incontri senti attorno a loro un'aurea quasi magica, carismatica, magnetica.
Mi è capitato con Marisa Fabbri, incontrata poco prima che morisse ad un ciclo di lezioni, poi con Sophia Loren, incrociata un paio di volte per lavoro, Mariangela Melato, vista a teatro in tutto il suo splendore, e poche altre.
L'altra sera ho visto Milva.

Una foresta di capelli rossi casca dalla testa verso il palcoscenico mentre si inchina, fin quasi a toccare le assi di legno con la fronte alla fine dello spettacolo, tra gli applausi scroscianti, e un grande mazzo di fiori bianchi dono di un ammiratore segreto (o parte del copione).
"Milva canta Brecht" è uno spettacolo vecchio di quarant'anni, nato dalla mente geniale di Giorgio Strehler. Il Piccolo Teatro l'anno scorso l'ha ripreso affidando un florilegio di canzoni brechtiane e Milva all'esperta e discreta regia di Cristina Pezzoli. In questi giorni in tournè al Quirino di Roma (uno dei teatri più vecchi, non antichi, della città)
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Ma Milva è sempre Milva e anche diretta da un'altra regista ha sempre bene in testa come era diretta da Strehler.
E il risultato è magico. Come magici sono i capelli rosso fuoco di Milva. E si applaude la Diva.
Peccato che dopo gli applausi la Diva si perda in 15 minuti di dicorsi autocelebrativi, sciorinando notizie su sue apparizioni televisive in tutto il mondo e medaglie al merito donate da governi di varie nazioni...
Ma alla fine le si perdona tutto, d'altronde fa parte dell'essere Diva il sentirsi Diva...
Per chi è dalle parti delle Marche, il 14 marzo proiettano il mio corto "Guilty" al Cinema Azzurro di Ancona, nella rassegna "Lo stivale visionario"
Se tu chiudi gli occhi e mi baci,
tu non ci crederai ma vedo
le mille bolle blu
e vanno leggere, vanno
si rincorrono, salgono
scendono per il ciel.

Una domenica al Gianicolo.
L'amore nell'era dei sensazionalismi e dei Pacs

Domenica pomeriggio, Roma, via Cola di Rienzo
In questo ultimo periodo ho letto avidamente un libro consigliatomi da un amico che di libri ne capisce.
Mi ha detto: "Se lo leggi ti fai del bene".
Il giorno dopo ero in libreria.
Edito da Mondadori, il libro si intitola "Casa di foglie" ed è scritto da Mark Z. Danielewski.
Se non fosse che l'autore si è fatto fotografare ed intervistare diverse volte, dubiterei della sua esistenza, pensando invece ad un collettivo di autori...
Ma anche l'esistenza fisica di Danielewski non mi convince del tutto sulla sua esistenza reale.
Già solo sfogliando il libro ci si rende conto di essere di fronte ad un'opera inusuale...
Accanto a pagine con una normale impaginazione, ce ne sono molte quasi vuote con una sola parola, altre con diversi riquadri che riportano un testo frammentato, note e mille altre trovate grafiche e narrative (la più faticosa si trova verso la fine, dove per capire il testo devi leggere solo l'iniziale di ogni parola...).
Il romanzo (anche se i generi letterari qui perdono di significato) viaggia su due livelli narrativi diversi. Il corpo principale è un saggio scritto da Zampanò, dal titolo The Navidson Record, ed è l'analisi di un documentario realizzato da Navidson e la moglie Karen su un corridoio infinito comparso un giorno nella loro nuova casa. A questo saggio (che spesso diventa romanzo, raccontando le gesta di Navidson e compagni, formando un sottolivello narrativo) si aggiungono le note di Johnny Truant, un tatuatore di Los Angeles che è entrato in possesso degli scritti di Zampanò e si è impegnato a crearne un'edizione "critica" dove alle note saggistiche si sostituiscono note che riguardano la vita personale.
Ma tutto questo è molto meno rispetto al libro.
"Casa di foglie" racconta di persone che si perdono. Ognuno per motivi apparentemente diversi, tutti in realtà perchè cercano qualcosa. Qualcosa oltre. E allo stesso modo il lettore si perde tra le pagine, si confonde, torna indietro, si appassiona, si annoia, ma è sempre alla ricerca di qualcosa oltre.
Qualcosa che non è detto che alla fine si trovi, ma l'importante non è l'arrivo, ma il viaggio. E il viaggio di "Casa di foglie" è un viaggio in cui vale la pena immergersi. Ti fa del bene.
Per chi conosce l'inglse vedi il sito e wikipedia.
Io e Brecht seduti su una panchina a Berlino, davanti al Berliner Ensamble.
Bertold manda i saluti a tutti quelli che leggono il blog.
Dopo alcune occhiate abbastanza distratte al Festival di Sanremo, la prima cosa che mi viene n mente è: quanto è vecchio!
Sia la conduzione, che riesce anche ad invecchiare la Hunziker, alla scaletta, alla regia, alle scenette comiche degne del peggio Bagaglino, alle canzoni, ai vestiti.
Eppure quasi metà degli italiani hanno seguito il fesival.
La metà più anziana....
Comunque le mie prferenze vanno a Simone Cristicchi e Amalia Grè, che già amavo molto prima. Staremo a vedere...