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Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

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martedì, 30 ottobre 2007

E ora pretendono pure di evangelizzare le professionalità? In nome di una morale che vuole diventare legge. 

Per ora i farmacisti non devono vendere certe medicine, domani gli autori televisivi non dovranno dire certe cose, poi i giornalisti non dovranno parlare di certe altre, perchè non è etico. Poi gli stilisti non dovranno fare maglie troppo scollate o gonne troppo corte: si stuzzicano troppo certi sensi. E poi...

Per fortuna che ormai quel vecchietto vestito di bianco non lo segue più nessuno nei paesi civilizzati. O quasi.

eligez's photo from 4/4/07

La religione rimane solo immaginario pop, riferimento vetusto, storia del passato. Come del passato sono i paramenti, i vestiti, i riti, i linguaggi, le idee, l'etica, il punto di vista sul mondo. Tempo pochi decenni e la religione cattolica sarà scomparsa dai paesi civilizzati. Alla faccia di chi vuole il freno a mano tirato.

Postato da: creativamente a 16:54 | link | commenti (4) |

Ci sono persone che non sanno ascoltare, non sanno vedere, non sanno parlare.

Gente che crede di fare bene, ma non sa relazionarsi. E fa male. Molto.

Travolgono, tagliano, fanno inciampare. Senza saper vedere gli occhi che brillano e i sorrisi che illuminano. E' così difficile saper riconoscere la felicità? E rispettarla, coltivarla, apprezzarla, sottolinearla, amarla.

Forse certe persone non sono mai state felici...

Peccato per loro.

Postato da: creativamente a 16:41 | link | commenti (2) |

venerdì, 26 ottobre 2007

Ieri sera sono finalmente riuscito a passare all'Auditorium per la Festa del Cinema di Roma. Strutture semplici ma ben fatte accolgono gli stand degli sponsor e i piccoli spazi di ristoro che si raccolgono attorno al tappeto rosso, ieri semideserto per deserto di celebrità (solo una spaesata e infreddolita Mira Sorvino ha calcato il tessuto bagnato che conduce all'Auditorium).

Ma la cosa più bella è stato il film che sono riuscito a vedere. Into the Wild, regia di Sean Penn.

A detta di chi ha seguito tutto il Festival sicuramente uno dei titoli più belli e interessanti.

Il film mi ha spaesato, emozionato, coinvolto, stranito, respinto e attrattp- Inesorabilmente.

Si possono ancora inventare storie nuove e nuovi modi di raccontare! Ecco cosa mi veniva da urlare quando sono uscito dal teatro Lotto nel freddo di Roma. Un montaggio che descrive le emozioni, senza paura di linguaggi estremi ma non ammiccanti. Una regia che non si compiace in immagini bellissime e coinvolgenti, ma che si permette solo un paio di pennellate, per poi tornare all'Uomo, vero protagonista di questo film sulla Natura. Primissimi piani e inquadrature larghe. Ecco di cosa è fatto il film. In un'laternanza che dà il ritmo del racconto: il percorso di consapevolezza in cui discende il protagonista, un bravissimo Emile Hirsch che ricorda il Leonardo di Caprio più sofferto, più maturo.

Due ore e mezza di racconto, per dire di un giovane tal Christopher McCandless che decide di cambiarsi nome, Alex Supertramp, mollare tutto, dare i soldi in beneficenza, lasciare macchina amici e famiglia per entrare nella natura selvaggia. Into the Wild.

Niente di più lontano da quello che cerco io nella vita, eppure... Eppure ciò che muove Alex alla base è lo stesso che sento che mi muove ogni giorno. Un'inquietudine alla ricerca del vero, un'irrequietezza che mi fa frullare mille domande in testa, la paura di perdersi qualcosa della vita che potremmo vivere, l'angoscia della gabbia che sentiamo che ci stringe ogni giorno sempre di più. Il fascino dello sconosciuto nel conosciuto. Molto più di semplice curiosità. La sua soluzione è un ritorno al primitivo, penetrando all'interno dell'America più borderline, fino a capitare, e morire, in Alaska,

E anche la risposta finale che Alex si dà prima di morire, è un motore che muove le mie azioni e la mia vita ogni giorno. E anche questo blog. "La felicità è tale solo quando la si condivide". Questo dice Christopher, abbandonando Supertramp, trovando la verità solo nella morte.

La felicità è tale solo quando la si condivide. Me lo riscrivo. Me lo voglio ricordare sempre.

Oggi è troppo facile essere felici da soli. E non è abbastanza. E' una morte lenta into the wild. In mezzo al bello, il bello non lo si gode, se si è da soli.

La felicità è tale solo quando la si condivide.

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giovedì, 25 ottobre 2007

Girovagando per il web mi sono imbattuto in una vecchia foto che mi ha riportato indietro di più di dieci anni.

il gruppo di oltre noi

Era il 1995 o giù di lì, la spiaggia è nelle Marche.

Io sono uno della piramide (quale?).

Con il gruppo dei ragazzi ddell'associazione "Oltre noi" giravamo ogni estate una zona d'Italia portando in giro uno spettacolo di musica e solidarietà dove si cantava, ballava e recitava. E dove la gente ballava cantava e recitava con noi. E nel tempo libero si faceva volontariato. E lo stesso accadeva durante l'anno. Lo scopo era quello di "dare un senso al divertimento". Incanalare l'energia di decine di ragazzi in un progetto che facesse crescere e che trasmettesse un messaggio.

Erano i tempi in cui ero buono!

Poi sono cresciuto e ho lasciato Mariano Comense, dove c'era la sede del gruppo. Persi molti contatti. Prese altre strade. Diventato cattivo.

Ma ritrovarli on line, e scoprire che lo stesso spirito (con facce nuove ma anche con facce vecchie) perdura ancora, beh... mi fà tenerezza. E un po' di nostalgia.

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martedì, 23 ottobre 2007

Veltroni è un bigotto.

E forse non ha molto chiaro che cosa si intenda per arte. E lo stesso vale per la maggior parte della popolazione che l'altro giorno ha gridato allo scandalo quando la Fontana di Trevi è diventata rossa, per opera di alcuni neofuturisti. Ma se il popolo, da sempre ingorante d'arte, soprattutto contemporanea, va perdonato, Veltroni no. Anzi, va additato. Come esempio di vecchiume. Di stantio. Del peggior moralismo cattocomunista. Oltre che di poco sense of humor, e di poco gusto per le opere d'arte.

L'acqua della celebre fontana di Trevi tinta di rosso da un liquido non  identificato, gettato da uno sconosciuto che subito dopo è riuscito ad allontanarsi (Ansa)

All'indomani del gesto artistico dichiarava ai giornali: "C'è gente che vuole male alla città"  e ancora "Quanto accaduto oggi alla Fontana di Trevi è stato davvero molto grave. È un'offesa a Roma".

Per fortuna però non tutti quello che ci comandano sono così ottusi e legati forse ad un immagine di arte solo tutta rose e fiori, o (peggio) all'arte regimentalizzata. C'è chi, come Sgarbi che a Milano deve scontrarsi con un'altra bigotta, Suor Letizia Moratti, ha paragonato il gesto a quelli di Christo che impacchettava i monumenti, o alle provocazioni (del valore di diversi miliardi) di Maurizio Cattelan. RIvendicando anzi di maggior valore artistico l'atto dell'artista della Fontana di Trevi rossa.

Ma senza andare a scomodare altri modi di vedere l'arte, è nella rivendicazione futurista che il vandalo (l'artista) trova la giustificazione.

Ne manifesto del Futurismo di Marinetti si leggeva:

Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.

E quindi il gesto di Fontana di Trevi è assolutamente un gesto futurista.

Si sarebbe potuto obiettare che essere futurista oggi è anacronistico, che i tempi sono superati, che non ci sono più i poteri costituiti, le lobby culturali, i gusti di regime, e che essere futurista oggi è essere un passatista. Ma le reazioni suscitate dal bellissimo gesto, quelle dell'esimio Don Veltroni in testa, dimostrano tutto il contrario...

Dal Manifesto per la pittura futurista:

1- Distruggere il culto del passato, l'ossessione dell'antico, il pedantismo ed il formalismo accademico.
2- Disprezzare profondamente ogni forma d'imitazione.
3- Esaltare ogni forma di originalità anche se temeraria, anche se violentissima.
4- Trarre coraggio ed orgoglio dalla facile traccia di pazzia con cui si sferzano e s'imbavagliano gl'innovatori.
5- Considerare i critici d'arte come inutili e dannosi.
6- Ribellarci contro la tirannia delle parole: ARMONIA E BUON GUSTO, espressioni troppo elastiche.
7- Spazzar via dal campo ideale dell'arte tutti i motivi, tutti i soggetti già sfruttati.
8- Rendere e magnificare la vita odierna, incessante e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa.
Siano sepolti i morti dalle più profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro! Largo ai giovani, ai violenti, ai temerari!

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lunedì, 22 ottobre 2007

Sopra i sessanta, ma ne dimostra di più, ha la pelle increspata di rughe e abbronzata di lampade o del sole dei suoi mille viaggi (in posti dal fasino esotico, qualcosa tipo Nepal o Yemen o Tibet, tutti rigorosamente visitati in hotel di lusso o di charme). Ha la casa piena di specchi, e ama guardarsi, anche se il tempo che passa la fa sostare davanti a sè ogni giorno di meno, con la speranza che quell'immagine sia meno vera ogni giorno che passa. E per la vecchiaia cerca riparo nella chirurgia, ma il risultato è solo un'espressione tirata del volto, nascosto da trucchi e occhiali costosi. E dove non può la chirurgia può una bella borsa costosa. Senza marca n vista che fa cafone. Una per ogni abbinamento di vestito. Vuota, che ci devo portare? Ingioiellata fino a non poterne più, esibisce una ricchezza che chiaramente non sarebbe stata in grado di creare. L'ha ereditata probabilmente, da un compagno morto o da un padre ricco, o forse sta prosciugando il conto di un marito ancora più vecchio, prossimo alla morte. Lei esce con le amiche, va a fare shopping e va a prendere il tè. Odia le casalinghe e non capisce le donne con i figli. NOn sa cucinare la pasta, in compenso è molto brava ad arrotolare il sushi. Va alle conferenze, alle mostre d'arte, vede i film impegnati e ha l'abbonamento a teatro. Conosce tutti e tutti conoscono lei. Ha scritto un romanzo o almeno un libro di poesie, fa volontariato, ama i poveri, si preoccupa per il clima e ha un amore incondizionato per gli animali e per il suo cane di piccola taglia e di lungo pelo. Legge molto, conosce i classici e le ultime novità, soprattuto asiatiche. Sa parlare di tutto, conosce il galateo, non dice mai niente di troppo, sceglie i vestiti con cura. Ha un pranoterapista di fiducia, un'assicurazione sulle malattie, non ha mai fatto il test dell'AIDS ma controlla ogni sei mesi di non avere il tumore al seno. E' un po' difficile per il medico toccarla, essendo per buona parte di plastica, ma le dà sempre buone notizie. E poi ha un medico così carino! La guarda sempre con un'occhio malizioso. E anche il trainer della palestra. L?altro giorno ha avuto anche un'erezione, e ha fato in modo che lei lo notasse. Ama i gioielli etnici, i tessuti pregiati, i cappelli e i guanti decorati. Non legge riviste di gossip ma solo di arte, nel passato ha aperto una galleria, ha fatto dei gioielli scenografici, ha dipinto ad acquerello e ha schizzato a carbonicino. Da giovane ha vinto una fascia da miss a livello locale. Non guarda la tv, non sa cosa sia un tronista, non sa mandare sms e non capisce questi giovani senza valori.

Cara signora sopra descritta, vorrei tanto che stasera un giovane senza valori, stordito perchè la fidanzata l'ha lasciato, un po' brillo di emozioni e di whisky, perdesse il controllo della macchina e che scivolasse con la sua vecchia station vagon scassata, con il seggiolino del bambino appena nato sul sedile davanti, e che ti incontrasse. Come una frana incontra un fiore, come una bomba una bambina, come un respiro un capello. Dirompente. E senza scampo.

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domenica, 21 ottobre 2007

Mostruosità.

L'esibizione di lusus naturae era un gioco molto praticato nel XVII secolo e ancora dopo. Prendere un caso umano e metterlo in mostra (non è molto cambiato oggi, a dire la verità). E la gente accorreva da ogni dove, per vedere e per toccare quello scherzo della natura, quel mostro portato da chissà dove.

E così ecco arrivare in Europa le donne Palaung dalla Birmania, le famose donne giraffa.

O le Mursi dalla Valle dell'Omo, in Africa

I gemelli siamesi Chang and Eng Bunker

The Bunkers in their later years.

I nani e le ballerine del circo Barnum, come il piccoletto General Tom Thumb

 

La faccia di cane Fedor Jeftichew  noto come JoJo the Dog Faced Boy

Ma uno dei casi più famosi è quella della "Venere Ottentotta". Gli Ottentotti, di berchettiana memoria, sono una popolazione africana (i Khoikhoi) originari della zona del Botswana e diffusi in tutta la parte sud del continente Africano. La Venere si chiamava Saartjie Baartman e fino a pochi anni fa (1974) se ne potevano ammirare delle parti imbalsamate e sezionate nel Museo Dell'Uomo, a Parigi.

www.museounito.it - museo di anatomia umana - Donna ottentotta steatopigia - Olio su tela - autore anonimo - Torino, 1890 circa

Saartjie lavorava per un tedesco in Sud Africa e come molte delle donne della sua tribù soffriva di una malattia: la steatopigia, "una spiccata lordosi lombare". In parole povere Saartje aveva il sedere enorme.

Ma non basta! Oltre al sedere anche gli organi genitali erano deformati da una malattia chiamata Sinus pudoris  (chi vuole vedere gli effetti su una vagina controlli la pagina di wikipedia)

Racconti dell'epoca riportano gridolini di stupore, palpatine curiose (a patto di pagare un extra oltre al biglietto di entrata), carezze, commenti lussuriosi e domande scientifiche...

I mostri ci attraggono, il diverso ci affascina, lo strano ci cattura.

Ancora oggi.

Sono solo cambiati i tempi e le modalità.

Se qualcuno oggi portasse a Roma una venere ottentotta in una gabbia e chiedesse cinque euro per vederla, probabilmente li pagherei. Forse storcendo il naso e gridando al razzismo, ma li pagherei. E se si pagasse un'extra per toccare forse pagherei anche l'extra.

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venerdì, 19 ottobre 2007

Capita che un giorno, così, per lavoro, prenda un volo per la Germania in tarda mattinata e che per cena già sia di ritorno a Roma.

il cielo sopra dusseldorf

Destinazzione: Dusseldorf, un posto dove non avrei mai pensato di andare nella mia vita. Eppure i miei voli sono strapieni sia di italiani che di tedeschi.

lungofiume dusseldorf

Rimango sul suolo germanico solo poche ore, ma ho tempo di mangiarmi un bratwurst sul lungofiume, all'ombra dell'antenna della televisione, simbolo dello sviluppo della città di Dusseldorf.

antenna tv dusseldorf

Una toccata e fuga piacevole, eccetto la partenza per il ritorno a Roma. La rigidità becera degli addetti al controllo sicurezza dell'aeroporto mi ha fatto biascicare in italiano di fronte ai visi duri e irrigiditi del personale che non metterò mai più piede in quella nazione di caproni.

Ma so che non sarà così.

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lunedì, 15 ottobre 2007

In omaggio alla Birmania, massacrata e ormai già dimenticata dai media occidentali cui non arrivano più nè filmati nè immagini, una favola tradizionale, raccontatami da un uomo dell'etnia Shan, sulla cima di una pagona a Pagan, uno dei luoghi più magici del mondo, con una foresta di stupa, zedi e pagode che riempiono una regione intera.

La favola si intitola: "Somewhere in Pagan".

panorama fumoso a pagan

“C’era una volta una principessa. Era bella, bellissima. Era la prima figlia del re di Pagan e viveva nel palazzo, senza conoscere l'uomo nè l’amore. Le sue giornate passavano nel giardino, con le sue amiche, oppure al tempio, dove andava a pregare.
Ma c'è un giorno nella vita di tutti in cui ogni cosa cambia. E anche per la principessa quel giorno arriva.
Mentre è assorta nelle orazioni al Budda, ecco che la principessa sente il suono di un arpa. Il suono è meraviglioso e incantatore, e la principessa ne è totalmente rapita. Ma non può lasciare le preghiere e così continua a snocciolare il suo rosario di giada, con gli occhi rivolti verso la statua del Budda.
Finite le orazioni corre verso il giardino, ma non trova più né il suono né il musicista che produceva quel suono.
Passano i giorni e la principessa spera, ogni volta che si reca al tempio, di udire di nuovo quel suono. Ma per quanto sforzi i suoi orecchi non sente mai niente.
Fino a che, un giorno d’autunno, eccolo di nuovo.
E’ un suono melodioso e magico, unico e raro. Inconfondibile. La principessa questa volta abbandona le preghiere e corre verso il giardino.
Sotto un tamarindo ecco il suono, e con il suono ecco l’arpa birmana, e con l’arpa ecco il magnifico essere che suona.
E’ un ragazzo bellissimo, giovane e dai lineamenti semplici ma con le mani grosse, di chi lavora sodo.
E’ intento a far scivolare le dita sulle corde e non si accorge della principessa che gli sta di fronte.
 
Finita la melodia alza gli occhi e vede la principessa che, ammutolita dalla bellezza del suono e del ragazzo, non dice niente.
Il ragazzo se ne va, ma il giorno dopo torna. E il giorno dopo ancora e ancora. E ogni giorno la principessa si incanta a guardarlo e a sentirlo, ai piedi del tamarindo.
Fino a che la ragazza un giorno prende tutto il coraggio che può avere una bambina appena diventata adolescente e, rossa in viso, si presenta al giovane che però dice di sapere benissimo chi lei sia, ma di non essersi mai fatto avanti perché lei è la principessa, e lui un semplice e povero contadino.
Per molto tempo non si era fatto vedere perché lavorava ai campi, ma ora il tempo del raccolto era finito, e poteva dedicarsi al suo strumento.
Tra i due nasce, fulmineo, l’amore, con la velocità che solo questo sentimento può avere e con l’intensità che caratterizza il solo e unico amore della vita. I due trascorrono le giornate più belle che due persone possono mai immaginare di vivere.
Ma un giorno la Regina li sorprende nel giardino, spiandoli da dietro uno stupa. Spaventata dalla differenza sociale vorrebbe impedire quell’amore, ma il legame che la lega alla figlia glielo impedisce, e così fa finta di niente.
Ma passano pochi giorni e anche il Re viene a sapere dell’amore della figlia. Va su tutte le furie e convoca la principessa a palazzo e le impone di lasciare il giovane contadino. La figlia scoppia in lacrime, si accascia a terra, e ripete che non lascerà mai il suo amore, anche a costo della vita.
Quanto sa essere ingenuo l'amore!
Così il padre fa convocare il contadino e gli impone, da suo re, di lasciare la figlia. Il contadino per la forza dell’amore vorrebbe disubbidire al sovrano, ma il suo dovere di suddito, che viene prima di tutto, gli impone di seguire il volere del suo Re.
La principessa gli si butta al collo e gli ribadisce la grandezza del suo sentimento. I due rimangono abbracciato per momenti, ore, eternità. Il Re è combattuto, ma sa che non potrà che fare una scelta.
Una scelta da sovrano.
Così chiama alcuni uomini e ordina loro di costruire un muro attorno alla coppia abbracciata, e mentre il muro cresce aumenta il pianto della Regina. Ormai i corpi della principessa e del contadino sono circondati quando il Re ordina di chiudere la costruzione con una piramide, costruendo uno zedi.
Così, pietra dopo pietra, si sigilla per sempre l’amore della giovane coppia, sepolta viva.
La Regina piagendo si butta sulla scalinata della costruzione e muore per il dolore. Il Re assiste alla scena in lacrime, sapendo che non poteva che agire così.
Il dovere di un sovrano verso il regno e i sudditi deve essere per forza più grande dell’amore che un padre ha per una figlia, per quanto questo possa essere enorme.
Così, da qualche parte a Pagan, c’è ancora una costruzione, uno zedi, al cui interno riposano, per sempre abbracciati, i corpi della principessa e del contadino con l’arpa birmana.
panorama con luna

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domenica, 14 ottobre 2007

Tra pochissimi mesi sarà morto. Lo sa. E sorride. Ha insegnato all'università per una vita e l'altro giorno ha tenuto la sua ultima lezione. E lo ha fatto con il sorriso sulle labbra, facendo vedere di essere in forma facendo subito delle flessioni, e chiedendo in primis di non essere compatito. Ride e fa in modo che tutti ridano. Lo si vede bene nel video della lezione. Eppure sta per morire.

La lezione l'ha dedicata ai sogni che si hanno da bambini e sul come i sogni si realizzano. Regalando delle perle che solo chi sa di essere alla fine ed è sereno con sè stesso può partorire.

"It’s not about how to achieve your dreams. It’s about how to lead your life. If you lead your life the right way, the karma will take care of itself. The dreams will come to you"

"Non è come realizzi i tuoi sogni che è importante. Ma come realizzi la tua vita. Se fai la cosa giusta, il tuo karma avrà cura di sè stesso e i sogni verranno da te."

e ancora:

"Brick walls are there for a reason. They let us prove how badly we want things"

"I muri di mattoni sono là fuori per una ragione. CI permettono di dimostrare come vogliamo le cose malamente" 

Ho visto il video con il sorriso sulle labbra, ma con anche quel qualcosa nella gola che ti fa deglutire solo a fatica.

E alla fine, dopo avere anche dato un bacio alla moglie in lacrime, ecco i consigli:

Be good in something, it makes you valuable

Work hard

Find the best in everybody, no matter how you have to wait for them to show it

Be prepared: "luck" is where preparation meets opportunity

 

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sabato, 13 ottobre 2007

Battezzato il 26 gennaio 1947
Cresimato il 22 settembre 1957
Ordinato sacerdote il 18 marzo 1971 
Al servizio della Santa Sede dal 1° gennaio 1982
Capo dell’Ufficio
Catechistico nella Congregazione per il Clero - Vaticano
Prelato d'Onore di Sua Santità
Cappellano Magistrale del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Commendatore dell'Ordine Equestre del santo sepolcro di Gerusalemme.

Lui si chiama Tommaso Stenico ed è l'alto prelato che ha rotto regolarmente il vincolo del celibato che lo legava alla chiesa cattolica incontrando uomini gay nel suo studio in Vaticano.

Lo ha documentato un paio di settimane fa la prima puntata di Exit, la trasmissione di Ilaria d'Amico su La 7.

Un ragazzo gay  si è fatto adescare in chat da questo prete con tendenze sadomaso e lui l'ha invitato nel suo studio a San Pietro dove ha detto di incontrare regolarmente ragazzi incontrati in chat gay.

Come scritto oggi da Repubblica (anche se fa un errore: non si trattava di una confessione, ma di una candid) il prelato è stato individuato tramite i mobili e la tappezzeria del suo studio e sospeso. Il suo sito è stato chiuso, ma ho trovato il suo blog, umanesimo cristiano, che, regolarmente aggiornato fino a lunedì, ora è abbandonato. Se si torna indietro tra i post se ne trova pure uno sull'omosessualità.

Tra le altre cose si legge:

(parla dell'omosesualità e della pedofilia) "si può evincere che sostanzialmente la causa di tali devianze è da ricercarsi nella immaturità psico-affettiva del soggetto".

Un altro giorno, in un post dal titolo emblematico (Veri cattolici?) a proposito del fatto che i cattolici spesso hanno delle posizioni diverse dala chiesa su aborto, sessualità e omosessualità scrive:

"Come è possibile che dei cattolici si dicano contrari al pronunciamento della Chiesa quando essa mette al centro la persona, l’etica, la morale?"

La chiesa si ostina a predicare una moralità vetusta e quasi amorale, in quanto non tiene conto della società, del mondo e dell'uomo, che invece dovrebbe essere la sua prima preoccupazione. E la cosa ancora più grave è che nonostante le sue stesse prediche i preti che la compongano si sentono loro stessi per primi liberi di violare i principi morali che loro stessi veicolano.

Ah: notizia dell'ultima ora. Il prete, licenziato dai giornali in cui lavorava, da Tele Pace, con cui collaborava e allontanato dall'ordine, dice che ha fatto finta, per redimere i ragazzi gay...

Non so se sia peggio il suo atteggiamento o quello della chiesa nei suoi confronti...

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Sono cresciuto in una casa dove ogni centimetro quadrato delle pareti era coperto da una tela, una cornice, una scultura, un disegno, un olio o una stampa. Oggi in casa mia ho solo tre opere: una prova d’artista di Munari che mi ha regalato mio padre (sapeva che la volevo da tempo), uno strappo multiplo di Mimmo Rotella, anch’esso prova d’artista, e un’opera fatta con i gessetti su una pagina del New York Times, comprata per pochi dollari da un’artista che disegnava ad un angolo di Soho. E poi ho una scultura di Gaetano Pesce, un vaso di spaghetti di plastica, regalato da Mariachiara.
(Gaetano Pesce - Vaso)
Nelle case di miei amici e in generale dei coetanei che mi circondano, non trovo quasi mai opere d’arte. Eppure frequento gente di un livello culturale medio alto, mediamente benestanti, con gusto, curiosità e attenzione.
(Damien Hirst - Skull)
Sulle parenti di chi ha 20 o 30 anni e vive fuori casa in maniera più o meno definitiva ci sono per lo più poster cinematografici, ingrandimenti di foto famose, spessissimo stampe di quadri o ingrandimenti di foto di viaggio o collage di facce e ricordi. Se c’è una tela spesso è senza valore artistico, eredità di qualche parente, frutto di qualche regalo improvvisato, acquisto da qualche pittore locale con poca fantasia.
Perché non opere d’arte?
Principalmente perché si pensa che comprare arte sia roba da ricchi. E in parte lo è, perché comprare arte costa. E non poco. E non parlo solo di grandi nomi, che grandi per la maggior parte delle persone, tra l’altro, non sono. Parlo anche degli esordienti pseudo sconosciuti, ma che appena si fanno rappresentare da una galleria alzano i prezzi in maniera vertiginosa.
Non si può dare un valore economico ad un’opera d’arte, se non quello che all’opera stessa dà il mercato. E dato che chi compra arte contemporanea lo fa più che altro come investimento economico e non come investimento estetico, compra un’opera ad un alto valore commerciale sapendo che l’atto stesso della compravendita darà quel valore all’opera. Valore che sarà spendibile, possibilmente quadruplicato, nel momento in cui si vorrà rimettere l’opera sul mercato. “E magari quel’artista diventa importante… e allora sai che soldi che ci faccio…”. Questo è il, ragionamento di molti “collezionisti” (che parola poco adatta!) e di molti artisti inseriti in questo processo.
Ma non per tutti è così.
un disegno che ho comprato da un artista di soho
(Anonimo di Soho - Gessetti e pennarello su foglio di giornale)
Esistono opere d’arte uniche e irripetibili create da gente magari fuori dal giro (economico) che svolgerebbero benissimo la funzione di un’opera d’arte all’interno di una casa. Che non è quella di abbellire, decorare o riempire il muro vuoto, ma è quella di porre una riflessione estetica a chi ci interagisce, diventando, feticisticamente, una propaggine del proprietario della casa e della sua visione artistica e, in senso lato, estetica. E non costano niente, o quasi.
E’ che la maggior parte delle persone non è abituata a fare delle riflessioni estetiche (anche e soprattutto nel senso etimologico del rispecchiamento). Semmai fa dell’erudizione, o dell’investimento. E allora ecco sui muri solo opere d’arte costose (che hanno valore in quanto tali) o di autori conclamati e pubblicati e riconosciuti.
Un’opera d’arte in casa, una vera opera d’arte, scelta con cura e attenzione, pensata per noi e per la nostra casa, che racconti un percorso e un pensiero, aggiunge interesse e risveglia curiosità. Al di là del valore di mercato.
E, ancora meglio, mi piacerebbe entrare in case dove i proprietari sono intervenuti loro stessi con un atto artistico. Magari con una scritta su un muro, oppure appendendo qualcosa che li racconta esteticamente. Magari una pentola.
Ecco sì, una pentola.
Mi piacerebbe entrare in una casa e, invece di trovare il poster di shining o la colazione sull'erba, trovare una pentola appesa al muro, proprio sopra la tv.

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giovedì, 11 ottobre 2007

Grease vs Hairspray

          

Negli anni cinquanta si impregnavano i capelli di gelatina. Negli anni sessanta di lacca.

Stessi pettini. Stesse espressioni nello specchio. Il buco dell'ozono un po' più grande.

Hairspray, il film musicale di Adam Shankman appena uscito in italia, è Grease dieci anni dopo.

E invece della grease c'è l'hairspray.

Il vecchio Grese si apriva con un memorabile Grease is the world, questo film, remake di un film anni '80 di John Waters che recita qui in un cameo, inizia con un inno che canta: "I've got my hairspray and radio, I'm ready to go".

Il setting è lo stesso, una scuola superiore, e i protagonisti sono speculari.

Se un tempo c'era Danny, il bellone irraggiungibile, oggi c'è Link, il nuovo divo Zac Efron, ugualmente bello e ugualmente irraggiungibile. Sul versante femminile c'è una trasposizione di valori: se negli anni 50 (e in maniera più estesa negli anni '70, quando il film è girato) a fare da discriminante era la moralità e la morigeratezza che facevano sentire Sandy inadegauta, in Hairspray (anni '60 ma soprattutto anni '00 del nuovo millennio)l'inadeguatezza di Tracy  viene dall'aspetto fisico.

Stesso percorso narrativo per i due film, stessi balli della scuola, la tv al posto della radio in Hairspray, e via dicendo.

A fare da testimone tra i due film: John Travolta. Che non cantava in un film proprio da quando aveva i capelli ingelatinati e il giubbotto di pelle nera di Danny Zucco.

Il personaggio di Travolta, la cicciona mamma della protagonista, è l'unico personaggio che ha un vero sviluppo narrativo, il personaggio che cambia punto di vista sul mondo e sulla modernità, passando da casalinga disperata e morigerata, a disinibita starlette pajettata.

E' lui il caronte.

E lo si vede proprio nella canzone del cambiamento, che non a caso si intitola: "Welcome To The 60's" dove dice addio alla sua pettinatura anni '50 (alla Sandy di Grease, prima maniera) per trasformarsi, grazie alla hairspray, nell'icona anni '60 con l'impalcatura in testa.

Insomma: Hairspray si pone come il nuovo film che farà ballare generazioni di adolescenti e non solo.

E lo fa con ironia e intelligenza. Le battute non sono mai scontate e i protagonisti si prendono in giro, come non è mai accaduto in un musical.

Ma se in Hairspray tutto cio che è Grease è superato, non lo è l'amore che viene cantato allo stesso modo ieri, oggi e domani. Così come accadeva nell'opera ottocentesca e nelle liriche dell'antica grecia. E dove in grease il ritornello era you are the one that i want, qui si canta you're timeless to me.

Una pietra miliare nel cinema musicale, come lo è stato nel 2003 quando ha debuttato a Broadway, facendo incetta di premi e piazzandosi sui cartelloni più grandi di Times Square, oltre che sui cartelloni dei teatri dove è in scena ancora oggi.

'Cause you cant stop
The motion of the ocean
Or the sun in the sky
You can wonder if you wanna
But i never ask why
And if you try to hold me down
I'm gonna spit in your eye and say
That you cant stop the beat!
'

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martedì, 09 ottobre 2007

Instant advertising (instant success)

bamboccioni ryanair

Ryanair e Padoa Schioppa.

"Finalmente ci libereremo dei bamboccioni"

Un bel modo per andarsene da casa!

Dalla pagina 3 del Corriere della Sera di oggi.

Già qualche tempo fa l'avevano fatto con Valentino Rossi che, travolto dalla polemica sulle tasse non pagate, era stato affiancato alla scritta di Ryanair: "2 milioni di posti e paghi solo le tasse". Il suo fumetto diceva: “Ritorno a casa con Ryanair... e devo solo pagare le tasse!”

Postato da: creativamente a 16:05 | link | commenti (3) |

Efemera

Un' Efemera.

Come dice il nome, vive un solo giorno.

In pochi minuti si sviluppa, cresce, dopo qualche ora si accoppia, e poi muore.

Un solo giorno, come le rose.

Cosa farei se sapessi di vivere un solo giorno?

Se vivessi un solo giorno me lo vivrei. Non come sto facendo ora.

E perchè non lo sto facendo?

Postato da: creativamente a 14:42 | link | commenti (6) |

sabato, 06 ottobre 2007

Ho appena finito di parlare con Anna.

Anna non esiste.

Anna è vestita con una maglietta gialla con il collo blu, ha un auricolare e un microfono.

Mi parla.

Ma Anna non esiste.

Anna esiste solo sul sito di Ikea. E' l'assistente virtuale che Ikea mette a disposizione dei clienti.

Apre pagine, indirizza all'acquisto, consiglia abbinamenti. E risponde anche a domande galanti o imbarazzanti. Nei limiti dati dal suo programmatore...

Sarebbe interessante vedere quali domande sono state poste ad Anna. E cosa Anna ha risposto.

Avrei voluto chiederlo a lei direttamente e l'ho invitata ad uscire stasera, sul tardi, ma mi ha detto che lei lavora 24 ore su 24 per i clienti Ikea.

Questo si chiama sfruttamento!

Postato da: creativamente a 20:03 | link | commenti |

venerdì, 05 ottobre 2007

Quando il pitch, il lancio, è tutto.

What if everything in your life was a lie?

Ecco cosa mi ha attirato quando ho comprato il libro Panic di Jeff Abbott nella libreria dell'aeroporto di Dublino. Un libro che mi ha inchiodato pagina dopo pagina, commerciale e "da edizione economica", ma perfetto per costringermi a leggere in inglese pagina dopo pagina.

Un uomo scopre una mattina che tutta la sua vita era una bugia: i suoi genitori non erano quello che lui pensava, lo stesso la sua ragazza. E di colpo la sua vita si capovolge.

Un inizio forte che ti catauplta già dentrola storia e che ha fatto già acquistare i diritti cinematografici del libro ad alcuni produttori di Hollywood.

Mentre da noi si scrivono i romanzi di Erri De Luca...

Postato da: creativamente a 15:33 | link | commenti (5) |

martedì, 02 ottobre 2007

Mi imbatto in lei. Un nome che non conosco, ma che scopro essere molto famoso, almeno in America, ma non solo.

Jocelyn Wildenstein.

La chiamano la donna gatta, o la felina. Perchè da bambina amava i gatti e i felini, e crescendo, di matrimonio in matrimonio, di miliardario in miliardario, ha deciso di diventare una tigre.

E se con il carattere ci era già vicina, per quanto riguarda l'aspetto fisico ha deciso di procarci on il bisturi.

E allora vai con gli zigomi, e poi le labbra, e gli occhi, le guance, le sopracciglia. Pompa, riduci, gonfia, assottiglia. Il sogno è vicino, dai Jocelyn! Silicone, cicatrici, limatina, truccatina. Fai un ruggito Jocelyn! Sarai una lenoessa perfetta Jocelyn! Ti mangerai tutti gli uomini. Roar! Gnam! E i capelli diventano criniera, e i denti... no i denti no. E nemmeno i baffi. E anche il naso, forse è meglio più piccolino. E non nero, naturalmente. Eccoti Jocelyn. Aspetta che le cicatrici si rimargino. Sangue cola dalle ferite. Ma il leone non ha paura, giusto Jocelyn? La faccia è martoriata, ma non importa. Vai con il trucco. Correttore. Fondotinta. SI vede ancora un po'. Metti il silicone che rende tutto liscio. Delinea le sopracciglia. Mettiti il vestito giusto. Aggressivo e leone. O leopardo. Le zampe diventano tacchi. La coda strascico. Ecco sei perfetta. E ora guardati, Jocelyn Wildenstein. Sei una leonessa, Jocelyn Wildenstein. Ruggisci, divora, combatti. Roar. Nei salotti, nel letto, nei galà e nelle feste. Sarai il re della città, Jocelyn. Ecco lo specchio. Leonessa. Ti piaci?

Jocelyn Wildenstein

Postato da: creativamente a 12:52 | link | commenti (6) |

lunedì, 01 ottobre 2007

Che ore sono?

sono le: 111 e 100110

ossia le 7 e 38, secondo il sistema binario.

Il mio prossimo acquisto: 01 the one, l'orologio australiano che conta il tempo secondo il sistema binario.

Il sistema binario è da sempre una mia fissa. Per chi non sa di cosa sto parlando, vedi qui.

Postato da: creativamente a 14:51 | link | commenti (3) |