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Buon Natale!

Auguri da me e da mia nonna Giuditta (86 anni).
Tra poco, il 26 di Dicembre, parto per un altro viaggio. Destinazione: Egitto.
Due settimane su e giù per la nazione che vanta uno dei flussi turistici più antichi del mondo, con le piramidi costellate di scritte ricordo e graffiti di centinaia di anni fa.
Un paese che si sviluppa principalmente attorno ai poli turistici, antichità egizie in testa, ma anche Mar Rosso e Sinai. Moltissime possibilità di alloggio, ristorazione, intrattenimento, molte di più di tutti gli altri paesi nordafricani e mediorientali che condividono con l'Egitto l'affaccio sul Mediterraneo.
Parto con Mariachiara e non volevamo un viaggio preconfezionato, ma non è stato facile districarsi tra le varie offerte e possibilità, comunque tutte a basso prezzo, che l'Egitto offre.
Tutti i tour e itinerari egiziani, propinati da vari siti internet e non solo, sono simili. Con tanto di crociera sul nilo da Aswan a Luxor. Anche gli alberghi proposti sono gli stessi e i prezzi variano a seconda delle comodità che uno chiede in più o in meno.
Così, dribblando come sempre le agenzie di viaggio ma decidendo di partire comunque con un itinerario stabilito per poter sfruttare al meglio il soggiorno africano, messi in guardia anche sulla difficoltà degli spostamenti in autonomia causa controlli antiterrorismo, ho preso mouse e tastiera e ho scritto ad un po' di corrispondenti egiziani che ho contattato via web.
Mi sono fatto fare proposte e preventivi, fino a che ho individuato un'agenzia egiziana, la Egypt Highlights. Ho discusso con loro via mail e chat un programma, cercando di infilare quello che volevamo vedere. E il programma che ne è uscito è un gran bel programma, di cui sono orgoglioso.
Spostamento con i mezzi pubblici (treni e bus), alberghi quattro stelle nelle grandi città, tre stelle negli itinerari meno battuti (i prezzi sono scandalosalmente bassi). Partiamo dal Cairo, le piramidi di Giza, la piramide di Zosser, poi di notte in treno affrontiamo le 15 ore che ci separano da Aswan.
Il giorno dopo Abu Simble e poi abbiamo affittato una feluca tutta per noi, una piccola barca a vela di legno con un marinaio e un cuoco, che ci accompagnerà per due giorni lungo il nilo, a fianco delle enormi navi da crociera, risalendo il fiume fino a Kom
A Luxor sarà Capodanno e per questo abbiamo evitato i quattro stelle all inclusive con cenone e balli. Siamo in un piccolo alberghetto, e cercheremo di cenare mescolandoci con la popolazione locale.
Dopo Luxor torniamo al Cairo, sempre in treno, per prendere da lì il bus pubblico per Dahab, luogo dell'attentato terroristico dell'aprile 2006, sul Mar Rosso, di fronte all'Arabia Saudita. Lì faremo una giornata di riposo, immergendoci, freddo permettendo, con la muta per fare snorkeling al Blue Hole. Senza dormire partiremo di notte per arrivare sul Monte Sinai all'alba e riscendere al monastero di Santa Caterina. Da lì di nuovo a Dahab per poi andare in bus al Cairo dove con una jeep 4x4 ci avventureremo nel grande deserto dell'Ovest verso Bahariya Oasis, accampandoci in tenda nel deserto bianco, attraversando il deserto nero, fino alle hot spring cha caratterizzano le oasi di questa parte dell'Egitto.
Dal deserto ritorneremo al Cairo, dove saremo pronti per volare in Italia, non prima di essere passati dal mercato di Khan El Khalili dove Mariachiara deve comprare delle stoffe per un lavoro che sta facendo e io dei souvenir trash che non mi faccio mai mancare...
Un viaggio intenso e, seppur non riposante per il fisico, sicuramente stimolante per la testa.
Perchè ogni viaggio mi fa crescere, perchè ogni viaggio mi fa ricco, perchè ogni viaggio mi rende migliore.

Domenica mattina in Piazza Navona ho visto un tipo strano.

All'inizio pensavo fosse un'artista di strada. Poi ho capito che non poteva essere (non chiedeva soldi) e ho pensato fosse semplicemente un matto. Poi mi sono avvicinato e ho visto che era ricoperto di rare e costose attrezzature tecnologiche... Così l'ho fermato e gli ho chiesto chi fosse e cosa stesse facendo.

Lui mi ha candidamente risposto di essere L'Uomo Tecnologico, altrimenti detto Homus Tecnologicus o Technological Man. Lui è un artista, un presenzialista. "Sono un personaggio", mi dice, presentandosi come uno qualunque di quelli che vengono da me a fare i provini o quelli che imperversano nel salotto di Verissimo...
L'Uomo tecnologico mi dice che potevo trovare informazioni su di lui su youtube, google, virgilio, fotolog, flickr, ma che lui non aveva un sito in quanto era banale per l'uomo tecnologico avere un sito. "Lascio che siano gli altri a parlare di me...".

Un artista quindi. Ma anche un matto. E un simpatico vecchietto. E un personaggio. E un egocentrico.
Un signore che vi auguro di incontrare....
Il teatro per Strehler era prima di tutto magia. Perchè magia è emozione e con l'emozione si possono trasmettere tutti i messaggi, anche quelli più ostici, come quelli di Brecht.
Il teatro più genuino e più interessante è innovazione e sperimentazione, e deve andare sempre avanti. Per questo di base non sarei d'accordo ad un'operazione come quella che sta facendo il Piccolo Teatro di Milano da dieci anni, riprendendo di anno in anno vecchi spettacoli del suo fondatore morto.
Ma trattandosi di Giorgio Strehler non posso che alzarmi in piedi ed applaudire. Standing Ovation. Un Maestro, un Genio. Lo si capisce già quando si vedonno pochi secondi dei video che lo ritraggono al lavoro. Un visionario e un poeta. E per questo in questi anni non mi sono fatto mancare le riprese delle sue regie: tre volte a vedere l'Arlecchino sevitore di due padroni (il suo capolavoro e sicuramente il più bello spettacolo teatrale che abbia mai visto), Giorni Felici do Beckett con Giulia Lazzarini e ora la Bambola Abbandonata, ripreso questa stagione dalla sua ultima moglie, la tedesca Andrea Jonasson (ingiustamente dimenticata dal teatro italiano dopo la morte del suo illustre marito).

Il testo era stato scritto direttamente da Strehler incrociando "Il cerchio di gesso del Caucaso" di Brecht e "La storia della Bambola abbandonata" di Alfonso Sastre, due testi che rispondono allo stesso interrogativo: le cose sono di chi le lavora, di chi le migliora, le persone sono di chi le ama e le difende oppure di chi le ha ricevute senza aver fatto nulla per conquistarle? La risposta è ovvia e scontata per Strehler, già dall'aggettivo che accompagna la bambola del titolo.
Il percorso per arrivare al finale, il giudizio salomonico in cui l'amore vince sulla proprietà, è lineare e giocoso, con la Jonasson che accompagna per mano i dodici bambini che compongono il cast, raccontanto a loro e con loro una fiaba d'altri tempi, con maschere e costumi strepitosi, una scenografia semplice (immancabile il controluce strelheriano) e qualche attore adulto capace e istrionico (Riccardo Ballerini, Chiara Claudi, Francesco Guidi, Alberto Onofrietti, Camilla Zorzi, suonatori Anna Grazia Anzelmo, Alessandro Virzi, Francesco Zaccaria). Come piacevano al maestro del Piccolo Teatro.
Lo spettacolo è accompagnato dalla musica di Fiorenzo Carpi (grande compagno di lavoro del Poccolo Teatro) suonata dal vivo accompagnando l'azione, come succedeva per il teatro antico, come succede per l'opera cinese. Con il risultato di rendere le parti dello spettacolo tratte da Brecht una specie di teatro/melologo che era proprio quello che il drammaturgo tedesco pensava per i suoi testi.

Da vedere assolutamente (ora è a Roma, al Teatro Valle). E chi ha dei figli, dei nipoti o degli amici bambini li porti a teatro. Per educarli al bello, al meraviglioso, al fantastico.
Per educarli al teatro.
Il TG5 di ieri sera, a parte un paio di servizi sul blocco dei tir e la benzina, comprendeva i seguenti servizi:
Uno sul matrimonio di Albertazzi.
Uno sul matrimonio dei vip in tarda età.
Uno sulla neve in arrivo in anticipo in Italia.
Uno sui Panettoni in forme strane.
Uno sui vestiti di Lusso presentato da Cristina Parodi in collegamento da via Montenapoleone.
Era il TG5 o Verissimo?

Illusione Ottica a Madrid. Non è una prospettiva.
Dalla Spagna riporto una canzoncina che mi ricorda i bambini di Povia e mi fa sorridere e mi mette di buon umore. Fa da colonna sonora alla pubblicità dell'Ikea, che al motto di Bienvenido a la Repùblica indipendiente de mi casa entra in tutte le case di Spagna.
il testo è questo:
En el salón no se juega, Esto no se toca, quita. Con esto no se juega, dale. Esto no se toca, quita. Con esto no se juega, dale. Quita los pies de la mesa. En el salón no se juega. En el sofá no se come. En el salón no se juega. Me vas a dar un disgusto. Esto no se toca, niño.Con esto no se juega, dale. Esto no se toca, quita. Con esto no se juega, dale. Aquí no se juega pelota. En el salón no se juega. No pises la alfombra, En el salón no se juega

Curiosità o diffidenza? (foto da Madrid)
Chi ha tempo e voglia passi su Nat Geo Adventure dove e' stata messa on line la seconda puntata di Blog Notes in cui ho parlato del mio viaggio in Messico. La trovate qui. Potete anche iscrivervi e votare (si vincono viaggi!). Qui invece la puntata vecchia, quella sul Marocco.
In questi giorni sto in fissa con una canzone. Si intitola Downtown ed è cantata da Petula Clark. E' la canzone con cui inizia la terza serie di Lost, la cui prima puntata è andata in onda su Rai Due due settimane fa.
Ed è la musica che canta il ragazzotto che ha conquistato la ragazza per ringraziare il supermercato che lo ha aiutato ell'impresa:
Crai Crai spesa fantastica
Crai Crai e comodissima
Crai Crai grande ogni giorno di più...
Il mio soggiorno a Madrid sta per finire. Domani sera sono a Roma e lunedì al lavoro, un nuovo vecchio lavoro. Questi giorni sono passati in maniera completamente diversi rispetto a quelli che di solito trascorro nelle città europee in cui vado in vacanza. Con due persone nate e cresciute a Madrid non si può fare troppo il turista... Ma è meglio così, ho visto la città da un punto di vista diverso, senza farmi mancare cose da "giris", da turista. Come l'acquisto di una parrucca in Placa Major. Qui tutti (non solo i turisti!) comprano parrucche strane e colorate e girano per la città con questa in testa.

Naturalmente non potevo perdermi una cosa trash come questa... Peccato che appena uscito dalle vie del centro ero l'unico ad indossarla!

Tutti mi guardavano perplessi, ma molti avevano i capelli con tagli peggiori della mia parrucca. Io poi la parrucca me la sono tolta, loro invece si sono tenuti i loro capelli... 
Pomeriggio siamo andati al Reina Sofia, il museo d'arte contemporanea, che il sabato pomeriggio è gratis, come molti musei e molte mostre della città. Volevamo andare anche ad un'esposizione di opere di Warhol, ma una fila chilometrica ci ha fatto desistere. Del resto qui fanno fila per qualunque cosa, dal torrone ai calamari, fanno la fila perfino per comprare i biglietti della lotteria in un baracchino sulla Gran Via che ha la nomea di essere molto fortunato. Ieri pomeriggio la coda delle persone interessate all'acquisto di un bigliettino (del costo di venti euro!) era così lunga che girava attorno al palazzo.

Ieri sera cena nel quartiere chic di Salamanca, in un piccolo bugigattolo texano che raccoglie i giovani di Madrid interessati ai migliori hamburgesa della città, e poi un tuffo nella fauna di commesse e segretarie acchittate a festa per farsi conquistare da turisti o operai ripuliti nelle discoteche gratuite della Huertas. Stasera cena a casa e poi si vedrà. Intanto mangio delle schifezze in busta dal sapore un po' acido che vorrebbero essere una versione snack delle bruschette italiane. Non male in realtà. Come tutto qui.

Sono a Madrid, Spagna. Sole e caldo. Giacca aperta e occhiali da sole. Sono finito qua un po' per caso un po' non per caso. Ho partecipato ad un concorso sul sito di Opodo con un racconto, e ho vinto. Un viaggio a Barcellona. E con un'opera di convincimento della centralinista che mi ha contattato ho spostato il viaggio qui. Perchè anche se sono già stato a Madrid qualche anno fa, a barcellona sono stato giá due volte. E poi per venire a trovare Maria, un'amica che non vedevo da un po'. Qui sono ospite di Maria e Ruben nella loro bellissima casa appena affittata alla Huertas, vicino a Plaça del Sol, nel centro della città. Mi guidano, mi portano in giro, mi spiegano, mi tengono compagnia. Cerco di parlare spagnolo e loro cercano di parlare italiano (Maria parla benissimo, Ruben cerca di farlo al meglio e ci riesce ogni giorno di più). Sono arrivato ieri mattina, dopo aver deciso di partire la sera prima, avendo visto che il mio occhio operato stava un po' meglio. Valigia preparata in fretta e via verso l'aeroporto. Due ore di volo Iberia ed eccomi a Madrid. Ieri Maria lavorava e così io e Ruben abbiamo girato per la città macinando chilometri (Ruben ha il passo lungo e veloce) su e giù per le strade strette della cittá. Pranzo in una specie di osteria per gente del posto, nel quartiere dove Ruben è cresciuto, con un menù tutto compreso a 8 euro e pomeriggio in giro fino a che il sole è tramontato, colorando l'aria di arancione e verde. Colori strani e insoliti, visti solo qui, forse perchè siamo a seciento metri sul livello del mare. In serata abbiamo raggiunto Maria, che lavora nella direzione del reparto fiction di una tv spagnola, la Quatro. Doveva andare in visita ad un set, e ci siamo andati assieme. In tempo per vedere nani e ballerine (nani nel vero senso della parola), perchè la tv è uguale in tutto il mondo. La serie di cui giravano la scena cui ho assistito si chiama con un titolo che in italiano sarebbe qualcosa come "Caramelle Gommose" e parla di un gruppo di bambini cantanti che negli anni '80 faceva canzoni trash e che si ritrova dopo vent'anni di disastri. In serata cena (qui si fuma ancora nei ristoranti, nei bar e nei locali) e una passeggiata per Lavapiez fino a casa. Stamattina mi sono svegliato prima e sono uscito da solo, guida in mano, per fare un giro più storico della città. Oggi qui è festa, per l'anniversario della costituzione spagnola. Negozi chiusi e gente per strada. A pranzo mangiamo orecchie di maiale, sanguinaccio e polipetti fritti (sono le 4:30 passate quando mettiamo le gambe sotto il tavolo) e poi passiamo con dei pasticcini a casa di un loro amico immobilizzato da una gamba rotta. Casa bellissima, opere d'arte alle pareti, gusto e originalità. La moglie è proprietaria di una delle più importanti gallerie d'arte della città. La conversazione è rilassata e piacevole. Cerco di parlare spagnolo ma sono una frana, però non demordo... Ora siamo tornati a casa e scrivo da un Mac. Mi fermo fino a domenica, cercando di rilassarmi un po' dopo mesi di duro lavoro, mentre l'occhio operato giorno dopo giorno migliora. ¡Hasta luego!
Svegliarsi la mattina, aprire gli occhi e guardare il mondo. Questo è quello che fanno tutti. O quasi tutti. Io per esempio da quando ho quattordici anni mi sveglio, apro gli occhi, ma vedo tutto offuscato. E mano a mano che gli anni sono passati ho visto sempre pià sfocato, poi solo macchie. Con la miopia che peggiorava di anno in anno.
L'altro giorno per la prima volta ho visto. Senza lenti e senza occhiali. Offuscato, appannato, non nitido. Ma ho visto.
Venerdì ho fatto l'operazione laser PRK all'occhio sinistro per togliere la miopia. Tra un po' farò anche il secondo occhio.
Il moento dell'operazione è stato ancgosciante, con un laser che mi puntava nella pupilla e io che dovevo rimanere immobile anche quando hanno sollevato l'epitellio e sono rimasto per qualche istante completamente cieco. Poi due giorni di malessere e dolore, bruciore e disagi. Oggi sembro stare meglio, tanto che sono tornato al pc, almeno per qualche minuto. La vista è tornata un sfocata, mi hanno detto che ci vorrenno settimane prima di acquistare i dieci decimi di chi vede normalmente.
Ma mi si prospetta, finalmente, un futuro da vedente...