Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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gionapeduzzi(at)gmail.com
Il Leopold Cafè è uno dei locali più frequentati di Mumbai. Giovane e frizzante, ha l'aria che profuma allo stesso tempo di Curry e Ketchup, e sui tavoli servono alternativamente pollo indiano e hamburgher con patatine.
Ci sono stato un paio di volte, con dei ragazzi che ho incontrato in città. Il Cafè si trova nel cuore di Colaba, il quartiere frequentato dai turisti e dai giovani trendy. E' difficile trovare un posto al Cafè Leopold, bisogna fare la fila, e i tavoli sono sempre pieni di gente e di vita.
Ieri ci hanno messo una bomba. E una anche nel Taj Mahal Hotel, l'albergo più famoso della Nazione, lussuoso lascito coloniale, frequentato da ricchi e ricchissimi di tutto il pianeta. E altre bombe un po' ovunque, per attaccare i turisti. I morti sono molti. Moltissimi i feriti.
Ma se tornassi a Mumbainon mi farei scappare per nulla al mondo una cena al Cafè Leopold con la sua atmosfera così cosmopolita e allo stesso tempo autentica. Alla faccia delle bombe...
Gli vengono chieste tre cose che gli piacciono e tre sono gli spazi da riempire. Ne riempie solo uno e lo fa con un nome che per lui riempie tutti gli spazi rimasti vuoti nella pagina e oltre: "Lucia". Poi gli vengono chieste tre cose che odia. Anche qui ne segna una: "Averla dovuto lasciare". Le altre notizie che dà di sè sono l'età, 35 anni, la città di Residenza, Milano, e il suo nickname: VecchioAmore.
VecchioAmore sta cercando Lucia. Lo fa attraverso un blog, con la speranza che un giorno lei forse capiti lì per caso, un po' come ci sono capitato io. V.A. spera che Lucia gli mandi una mail e che gli dica che anche lei l'ha pensato tutti questi anni. O forse V.A. vuole solo liberarsi di un peso, il peso che non l'ha fatto più innamorare di nessuna ragazza, chiuso nel ricordo di Lucia, del suo diario, del suo sguardo, delle canzoni ascoltate assieme, del suo respiro, del suo abbraccio.
V.A. è sposato, ma cerca Lucia.
E il suo è il più alto dei tradimenti, quello del cuore. La moglie meriterebbe il divorzio e lui l'inferno. Ma se lo incontrassi gli stringerei la mano, da uomo innamorato forse farei lo stesso se perdessi oggi l'unico amore che ho mai sognato di avere.
Chi ha qualche minuto vada a fare un giro tra le foto selezionate dal National Geographic per il concorso del 2008 (alcune sono davvero molto belle, non tanto per la qualità degli scatti quanto per l'atmosfera in cui buttano lo spettatore).
Nella categoria "Luoghi", se sfogliate le gallerie, troverete anche una mia foto scattata in Birmania, a Yangon.

Ti viene voglia di guardare lontano. E pensi che ne hai di cose da fare davanti a te, cose importanti, sogni che diventano progetti, mete che diventano arrivi, partenze che non vedi più da quanto sono lontane e obiettivi che non vedi più da quanto sono vicini. E allo stesso tempo ogni secondo diventa Il secondo. E quindi il primo nei pensieri.
Davanti al mare sento che c'è tutto e che non c'è niente. Le bolle di schiuma, i pezzi di conchiglia, le ombre delle nuvole.
Respiro e sorrido all'idea di avere quello che ho e mi godo la consapevolezza di avere qualcuno accanto a respirare con me. Insiprare ed espirare. Insieme e uguali, all'unisono con le onde del mare.
Un'opera d'arte come piace a me.
Come è bello passeggiare per il Centro Commerciale!
Lasci la macchina proprio vicino alla scala mobile in un parcheggio largo e confortevole e in due passi sei lì, sollevato dai gradini che si muovono da soli mentre sopra di te si apre la cupola del Centro Commerciale piena di rumori e colori assordanti.
La navata principale scintilla di marmo e oro, a destra e a sinistra le vetrine delle cappelle ti richiamano alla devozione e qui se fai un'offerta vedi subito quello che hai in cambio. C'è Sant Intimissimo ed Beata H&M, c'è Santo Stefanel e il Sacro Combipel e poi la Tim col bambino e la Santissima Tre oppure Sant Euronics o il Purgatorio di Lush.
Ah, che bello passeggiare tra i colori e gli odori, scivolando tra la gente che come te cammina a bocca aperta e con il naso all'insù. Molti hanno in mano sacchetti o gelati, altri sono a mani vuote: sono qui solo per vedere, per vivere, per passare una giornata nel lusso a poco prezzo, con l'illusione di poter riempire quelle mani in qualsiasi momento.
Rido e scherzo, guardo le vetrine e mi stanco, chiedo un prezzo, provo una camicia senza volerla comprare, mangio delle patatine senza averne voglia. Ci passerei una giornata intera qui dentro. O forse tutta la vita.
Sì, ci puoi vivere nel Centro Commerciale, qui hai tutto quello di cui hai bisogno. Tranne la solitudine e il silenzio ma, in fondo, a chi servono queste cose? Solo ai poeti... e il mondo non ha bisogno più di poeti.
(e se anche qualche poeta ci fosse e cercasse il proprio colle dell'infinito, lo invito ad andare al Centro Commerciale dopo le ventidue. Quando si spengono le voci e scompaiono le luci. Le vetrine chiuse, i carrelli abbandonati, la merce senza il cliente, i corridoi vuoti. Per chi ha orecchie e occhi ce ne è abbastanza per ispirare un poema intero.)