Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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gionapeduzzi(at)gmail.com
Sono le 20:30 e il sole è ancora indeciso se tramontare o no, indugiando sul mare e colorando il cielo a poco a poco di tinte diverse.
Il mio piccolo aereo da trenta posti (quasi tutti liberi) si lascia le montagne alle spalle e punta dritto veso il mare, come preferendo quella pista infinita rispetto alla piccola lingua di asfalto di Fiumicino. E mentre punta verso Ovest sorvoliamo piano la città. Voliamo bassi e ci lasciamo in alto le poche nuvole che riempiono il cielo sopra Roma.
Per primo riconosco lo Stadio, poi le spire del Tevere, ed ecco Villa Borghese e Piazza del Popolo piena si stand dal tetto bianco e poi Via del Corso e Piazza di Spagna.
L'aereo vira verso destra e ora non vedo più il cielo ma soltanto la città. L'isola Tiberina, Piazza Venezia, i Fori Imperiali. Attraverso la velocissima elica di metallo che (magia!) sostiene, in coppia con la sua amica, quella piccola macchina volante, riconosco il Colosseo e: Eccolo! Il tetto di casa mia!
Con una virata dolce giriamo verso il sole e la città non la vedo più; e dal mare ancora verso la terra, mentre il sole quasi quasi si nasconde.
Ecco la pista. Ci avviciniamo piano.
Rullaggio.
Ma quanta fortuna ci vuole affinchè la ciabatta infradito, portata con disinvoltura in metropolitana, scivoli decisa e rapida dal piede sudaticcio, esattamente nel momento in cui la donna, sui 40 portati male, affronta il pass
o decisivo che dal mezzo di trasporto conduce alla banchina sotteranea su cui si aspetta o si arriva, finendo, la scarpa suddetta e non la donna, nella fessura di dieci centimetri circa che conduce dritto alla fossa dei binari, lasciando la denudata al piede con un palmo di naso, naso proteso verso la fessura che diventa baratro allo spostarsi del mezzo per scoprire la perduta abbandonata tra i binari?
Ci vuole tanta fortuna, ma ancora più fortuna ci vuole per assistere alla scena e ottenere una carica di ilarità per affrontare la giornata...
Ormai da qualche giorno è on line il nostro blog di nozze, con il racconto del nostro viaggio, i link agli hotel, qualche foto di Giava, Papua e Bali, le indicazioni per arrivare alla chiesa e qualche altra cosa, come un paio di foto di Varenna, il piccolo gioiellino dove ci sposeremo.


Qui aggiungo anche qualche foto del Piroscafo Concordia, la barca dove faremo il pranzo dopo il matrimonio.


Nella colonna a destra c'è anche la possibilità di lasciarci dei messaggi d'auguri, in basso sulla pagina principale la possibilità di partecipare alla Lista Nozze.
Sono in Egitto. Un po' per caso, un po' controvoglia.
Sono nel Sinai, in uno di quei posti dove mai avrei pensato di andare, il numero mille nei luoghi dove sognavo di mettere piede: Sharm El Sheik.
Ci sono capitato perchè ho vinto un concorso e il volo doveva essere usato entro questo mese. Fino al giorno prima sono rimasto incerto sul da farsi, partire o non partire, soprattutto per il fatto di dover partire da solo. Il biglietto vinto, infatti, era per una sola persona. Non perchè mi spaventi viaggiare da solo, quello no, non sarebbe certo la prima volta, ma sostanzialmente per due motivi: il primo perchè sono stato in Egitto l'anno scorso e l'ho visitato in lungo e in largo e Sharm e dintorni non offrono niente che possa io comprare con il mio soldo giornaliero di curiosità, secondo motivo, e più importante, è il mio matrimonio imminente. Non devo preparare niente, ma mi è dispiaciuto partire e lasciare la mia futura moglie, ormai da un bel po' un pezzo di me, a casa. E più del dispiacere è, ora, la mancanza, acuita dalla noia delle giornate tutte uguali sulla costa del Mar Rosso.
Ma nonostante la malinconia cerco di godermi queste giornate in cui mi sveglio, gioco forza, troppo presto. Faccio colazione al ricco buffet dove tutto ha lo stesso sapore (e lo stesso lo avrà alla cena) e mi incammino verso la spiaggia, a cinque minuti dall'Hotel. L'albergo è davvero bello, nuovo, con ambientazione Araba, dal nome vagamente coloniale (Hotel Oriental Rivoli) così come vagamente coloniale è l'aria che si respira tra copie di quadri orientaleggianti e pezzi da quattro soldi comprati al mercato di Sharm.
Tra le piscine dell'Hotel si muovono soprattutto i russi che qui hanno soppiantato gli italiani che avevano occupato la città per trent'anni. Chi lavora qui e ha già dei figli grandi parla perfettamente l'italiano e i suoi dialetti, chi di figli non ne vuole ancora sentir parlare conosce almeno i rudimenti di russo e sa come si serve una vodka fatta bene. Tempi che cambiano...
Naama Bay è un non luogo che potrebbe essere ovunque, con i suoi bellissimi hotel schierati uno dopo l'altro, le palme, i giardini innaffiati, i bar, i ristoranti e i locali orientali che si ispirano più agli equivalenti europei che non a quelli che realmente popolano l'oriente, cioè l'angolo di là della strada.
In spiaggia spadroneggiano muscolosi russi tozzi e bianchicci, con grossi baffi e costumi firmati. Accanto a loro donne di ogni classe sociale, abbastanza carine fino ai vent'anni, decisamente mostruose sopra quell'età. E tra gli ombrelloni è tutto un spalmarsi di creme ad alta protezione, mentre l'altoparlante rovescia sulla spiaggia annunci in inglese, russo e, a volte, italiano (alle 11, tutti i giorni, la partita di pallavolo con il derby Italia vs Russia)
Passeggio dalla mia spiaggia, la prima della baia, fino all'ultima, quella del bellissimo Iberotel. In venti minuti di cammino mi fermano almeno in dieci, proponendomi le stesse escursioni (e domani vado a fane una al parco nazionale in barca, forse anche per evitare che me lo chiedano per l'ennesima volta). Accanto alle donne arabe (poche e non egiziane) coperte dalla testa ai piedi con l'abito tradizionale (le povere) o con una tutina aderente sintetica tipo muta da sub (le ricche), spopolano occidentali in tanga e, a volte, topless, non curanti non dico del rispetto del buon gusto (non si tratta certo di modelle nè di ragazze carine) ma almeno della cultura del luogo...
Mentre sto per arrivare alla fine della lingua di spiaggia, dove alla sabbia grigia si sostituisce quella gialla dell'Iberotel che ha coperto gli scogli con un po' di deserto portato a camionate, mi volto. E vedo un fiume di ombrelloni e sdraio e gente e barche e escursioni.
Penso che non ci tornerò mai più in questo angolo di mondo, e questa volta (per la prima volta in un mio viaggio) senza nessuna tristezza...