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Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

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mercoledì, 23 luglio 2008

Pensavo fosse diversa. Più povera, ancora attaccata al passato comunista. E invece le sue radici sono più antiche, sprofondano negli imperi di cui è stata capitale, facendo brillare di ricchezza ogni sua pietra.

Praga in questi giorni ha avuto il cielo sempre coperto, con il sole freddo che faceva capolino tra gli sbuffi di nuvole, sfidando la pioggia estiva. Temperature primaverili, scaldate dalla birra gelata e dal grasso del maiale cucinato in tutti i modi.

Giri, svolti, sali, scendi e comunque finisci sempre alla Piazza della Citta Vecchia.

Qui c'è il punto di incontro di turisti e praghesi, ambulanti e commercianti, spendaccioni e routard. 

Tutti ad aspettare con il naso in su lo scoccare delle ore all'orologio astronomico nella piazza, dove dodici apostoli (11 + 1) scivolano mostrandosi al pubblico curioso.

Dal centro attraversiamo il Ponte Carlo, che sembra Piazza Navona o Covent Garden, ricolma di bancarelle e ritrattisti.

Per fortuna che ci sono le statue e normi e severi a ricordarci la città in cui siamo.

Oltre il ponte su al Castello, tra pietre centenarie. E da lì giù fino a Mala Strana.

Il piccolo quartiere, un gioiellino di tegole e acciottolato, con il famoso murales per la Pace creato dopo la morte di John Lennon, ridisegnato da scritte e disegni ogni giorno.

E da Mala Strana attraverso un ponte fino all'isoletta di Kampa, dove ho l'ennesima dimsotrazione che tutto il mondo è paese.

Lucchetti. Lucchetti dell'amore. Con nomi e cuori disegnati sopra. Nomi in ceco, pieni di z v y e consonanti. Abbiamo esportato anche questo oltra ai ristoranti italiani che sono disseminati ovunque. Di fronte ad uno, nel ghetto, trovo qualcos'altro che abbiamo anche noi.

E a proposito di Ghetto, entriamo nel vecchio cmitero ebraico, dove ci sediamo su una panchina e Mariachiara mi legge una vecchia leggenda ebraica.

Lapidi con nomi scoloriti, scritte quasi invisibili, terreni sconnessi, pietre rotte.

Fa capolino il sole che filtra dalle foglie degli alti alberi. I troppi turisti non permettono di godersi l'atmosfera.

Solo una lumaca che striscia su una tomba sembra aver capito il tempo lento che muove questo posto immobile che i nazisti hanno salvato per farne un museo della razza estinta.

Poco più in là saluto Kafka.

Accarezzo il suo piede e saluto Praga. Città d'Oro e di Morte. troppo attaccata al passato per guardare al futuro, troppo preziosa per cambiare, troppo calma per guizzare. E per questo così affascinante. 

 

Postato da: creativamente a 12:58 | link | commenti (1) |

giovedì, 17 luglio 2008

Ormai tutto il mondo è a portata di mano. Bastano due click sul web e pochi soldi (sempre di meno) e si parte.

E così facciamo domani io e Mariachiara. Direzione: Praga.

Solo tre giorni, poi si torna a lavorare.

Ed è subito vacanza.

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mercoledì, 16 luglio 2008

Il pranzo dell'impiegato è consumato di fretta.

Si timbra il cartellino e da quel momento si ha mezz'ora per ingurgitare velocemente il cibo. Mezz'ora. Che è il minimo previsto per la pausa pranzo. Ogni minuto successivo andrà recuperato a fine giornata. Dunque i minuti sono trenta.

Tutti si buttano nei bar. "Perchè mangiare sempre pizza e panini fa male". Ma in realtà nei bar non ci si trova niente di più sano di un panino con il prosciutto. Pasta con il salmone e la panna, riso al pesto, cotoletta fritta, patate arrosto, parmigiana. E mille altre leccornie.

Per ordinarle bisogna fare la fila. Per un posto seduto bisogna fare la fila. Per pagare bisogna fare la fila. E per consumare l'ambito piatto rimangono dieci minuti.

Finito il tutto velocemente si risale l'ascensore fino all'agognata macchina che timbra i cartellini. Mezz'ora puntuale. Perfetto.

Ogni tanto però sbucano delle piccole realtà che rendono la pausa pranzo piacevole. Fino all'anno scorso sotto il mio ufficio c'era una etnoteca, come si definiva, dove una signora di provenienza balcanica sfornava ogni giorno una specialità etnica. Moussaka di melanzane, panino con kebab, felafel, hummus, riso thailandese, e cose così.

Era sempre mezzo vuoto.

Quest'anno a chiuso.

Ora, da un annetto, ha aperto un piccolo posticino dove si vendono salumi e formaggi particolari, sistemati su un tagliere o imbottiti dentro un panino.

Anche questo posto è sempre vuoto.

Forse lo chiuderanno.

E imperterriti torneremo al nostro secondo con contorno al bar sotto l'ufficio. Cinque euro e cinquanta, bevande e caffè esclusi, per poter essere di nuovo tutti su a timbrare il cartellino in tempo.

Per fortuna che io sono un libero professionista e il cartellino non ce l'ho. Li frego tutti. 

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lunedì, 14 luglio 2008

L'altra sera sono capitato, senza spiegarvi il come e il perché, nel bel mezzo del concerto degli Aventura, in quel baraccone di musica e divertimento che è il festival latino americano di Roma: Fiesta.
 
Fiesta è un mondo nel mondo. Entrando i cancelli dell'ippodromo si fa un salto di molti meridiani, piombando in un quartiere di Caracas o di La Habana.
 
Mi sposto tra le bancarelle e arrivo sotto il palco dove tra poco suoneranno gli Aventura. La gente è sovraeccitata e parlano tutti a voce troppo alta, già ballando anche senza musica. Per la maggior parte sono sudamericani, lo si capisce dagli idiomi, dai visi, dal vestiario, dalle bandiere che sventolano.
Attorno a me un mondo.
Ragazzi dalla camicia aperta fino all'ombelico, stretta sui muscoli gonfiati di palestra e scuri non per le lampade ma per nascita, ragazze fasciate in vestiti troppo corti, con le gonne che esplodono con quei sederi enormi e senza mutande per non far vedere il segno. Poco più in là un gruppo di ragazzi con vestiti troppo larghi e cappello con la visiera al contrario, si sentono usciti dalla versione moderna di "West Side Story", dalla parte degli Sharks naturalmente, e parlano tra loro senza guardarsi in faccia, ma facendo scivolare gli occhi sulle gambe e sul seno di tutte le chicas che passano loro davanti. Accanto al palco quattro ragazze aspettano il principe azzurro che le prenda e le rapisca nonostante la loro cellulite e la loro taglia 52 che esibiscono con orgoglio senza temere giudizio per i rotoli della loro pancia, e fanno bene perché poco più in là c'è già qualcuno che le ha puntate e le guarda sistemandosi i pantaloni aderenti che stringono troppo l'essenza della loro virilità. Due coppie intanto si fanno notare tra le altre. Le ragazze sono belle, formose, giovani, e masticano la gomma americana con distrazione e spensieratezza, con l'aria di chi è cresciuta troppo in fretta ma forse è ancora bambina per età. Accanto a loro i loro uomini, entrambi sopra i sessant'anni ma con tanta paura di invecchiare. Ostentano soldi e potere, camminano aspettandosi che tutti facciano loro strada. Sono al secondo o al terzo matrimonio, e questa volta probabilmente non è stato per amore. Prevedo cose brutte per loro. Qua e là anche qualche italiano. Pochissimi in verità. Li riconosci perché sono gli unici che non sanno le canzoni a memoria.
 
Ecco che salgono sul palco gli Aventura, gruppo della Repubblica Dominicana, balzato in cima alle classifiche di tutto il mondo quando nel 2003 hanno fatto conoscere la bachata in tutto il mondo con la loro Obsession. Il cantante esce tra il fumo e le luci accecanti, in giacca bianca e pantaloni larghi. La gente latina è in delirio. Urla e gridolini. "Ahi que rico!" Lui ci sa fare, sorride, ammicca, muove il bacino, si tocca il petto, si sbottona la camicia. Tutti sono pazzi di lui, uomini e donne. E tutti ballano a ritmo di reggaeton, perreando con il sedere. Su e giù. Le donne appoggiano le loro natiche spropositatamente grandi ma così eccitanti per i ragazzi latini sulla zona pelvica dei maschiche spingono avanti e indietro il loro bacino, facendosi sentire eccitati, sollevandosi la maglia per far intravedere un po' gli addominali modellati e sudati. Le donne si abbassano mentre continuano il ballo, mimando un atto sessuale, facendo ballonzolare il seno che quasi scivola dalle maglie scollate. Gli uomini sembrano schiaffeggiarle, possederle. Amarle quasi. Tutto il senso del reggae ton è racchiuso nelle espressioni del viso, quasi orgasmatiche. E' il ballo più in voga nel mondo latino, così lontano dalla nostra cultura, arrivato di sfuggita da noi con la Gasolina importata da Radio Dj, e poi tornato nel dimenticatoio. Qui sono tutti pazzi del reggaeton. E urlano e sudano. Ciascuno già immaginando come, di lì a poche ore, sfogherà i propri istinti solleticati dal ballo. O da solo o in compagnia.
 
Gli Aventura intanto alternano alle canzoni più dance le loro ballate latine, con il ritmo della bachata. La gente balla indemoniata in giravolte sensuali da togliere il fiato. Non ballato come si insegna la bachata nei villaggi turistici o ai corsi in palestra, due passi e un colpo d’anca, ballano stretti stretti, fondendo i corpi in un unico movimento, in un gioco di seduzione e di amplesso che ha qualcosa di primitivo. Non p un ballo, è un serpente in calore.
 
Fuori dal concerto la bolgia si mescola tra i ristoranti, i bar, le bancarelle. Ubriacandosi di carne alla griglia, rhum e ancora balli. Di gruppo, di coppia, da discoteca, perfino orientali. Basta che si balli. E che la sera non si torni a casa da soli. Altrimenti che si è venuti a fare al concerto degli Aventura?

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venerdì, 11 luglio 2008

L'altro giorno ho saputo che il cortometraggio che ho scritto l'anno scorso, Fionda La Nana, ha vinto l'ennesimo premio come miglior opera e che nel frattempo si è portato a casa anche, per la seconda volta, il premio come Miglior Sceneggiatura. La cosa mi ha fatto molto felice naturalmente, e così sono andato a vedere il blog del Festival che però riportava la seguente dicitura (ora corretta):

PREMIO EPIZEPHIRY 2008
MIGLIOR SCENEGGIATURA

 
  GIONA PEDUZZI e MARIANO COMENSE
  per "Fionda la Nana"
 
E così, per un refuso causato probabilmente dai crediti allegati al materiale inviato al Festival, mi sono ritrovato a scrivere la sceneggiatura con il mio comune di residenza, Mariano Comense, provincia di Como...
Esilerante.
 

Postato da: creativamente a 23:23 | link | commenti (1) |

giovedì, 10 luglio 2008

Sono ben sopra i tre metri sopra il cielo, o forse ne sono ben lontano. Dipende dove su stabilisce il confine tra cielo e non cielo. Il sole sta tramontando e dall'oblò del mio aereo vedo il mare che si avvicina poco a poco mentre scendo verso la terra ferma.

Sto atterrando a Punta Raisi, l'aeroporto di Palermo.

L'esperienza è bellissima, con una striscia di asfalto in mezzo al mare, tra le roccie spogliate dal sole.

Quello di Palermo è uno degli aeroporti italiani che preferisco. Assieme a quello di Bolzano, chiuso tra le montagne innevate d'inverno e verdi di boschi in estate o quello di Genova, anch'esso sul mare a pochi metri dalla città.

L'atterraggio è bello anche a Pisa, dove scendendo si vede la Torre, o a Roma, dove a volte si sorvola la città con le sue piazze e i suoi monumenti.

Una volta sbarcati poi i terminal sono tutti uguali. Alcuni enormi, tipo Malpensa o Fiumicino, altri minuscoli, come l'aeroporto di Parma o Rimini o Forlì o Perugia (rivitalizzati negli ultimi anni dai Low Cost), dove c'è un solo nastro trasportatore per i bagagli e dove anche i voli che partono e che atterrano sono piccoli, con solo venti posti e due eliche minuscole a farli volare.

Nell'applauso dei pochi passeggieri atterriamo a Punta Raisi. Peccato che rimarrò qui solo poche ore.

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lunedì, 07 luglio 2008

Sono portatori sani di forza che incanalano con precisione e determinazione in gesti vecchi di millenni ma sempre nuovi e rinnovati, figli dei sutra del Canone Buddista. Nel corpo incarnano l'essenza della spiritualità più profonda e sofferta. Sono i monaci Shaolin del Tempio Shaolinsi, nella regione dell'Henan, in Cina. Lì è nato lo Shàolínquán, l'arte marziale da cui si dice nacquero tutte le altre arti marziali. A Shaolin la pratica Zen convoglia la forza nel gesto e i monaci diventano guerrieri invincibili non solo spiritualmente, ma anche fisicamente, capaci di cose inimmaginabili per gli altri uomini. Rompono pietre con il cranio, stanno in equilibrio su una lancia conficcata nell'ombelico, fermano una freccia con le mani, spaccano tronchi di legno con la testa, saltano e corrono come anmali, hanno una resistenza non paragonabile a nient'altro. Diventano sovrumani.

     Preservare nella pratica, non abbandonare

I monaci Shaolin sono stati scoperti dall'occidente che ne ha fatto dei fenomeni da baraccone. Bellissimi fenomeni da baraccone. Ho visto i monaci in un loro spettacolo qualche anno fa a Milano e ne ero rimasto colpitissimo. Affrontavano i limiti umani con forza e con coraggio e con facilità li superavano, lasciando tutti a bocca aperta.

Li ho rivisti l'altro giorno, in un contesto completamente diverso.

E' l'ora del tramonto e il fumo delle candele alla citronella brucia l'aria senza ancora illuminarla troppo. Cammino tra le rovine romane degli scavi di Villa Adriana a Tivoli che stasera ospiteranno lo spettacolo Sutra, del coreografo fiammingo/marocchino Sidi Larbi Cherkaoui.

Il teatro è mezzo vuoto. Forse la pubblilcità è stata poca, forse questo genere di cose non affascina il grande pubblico.

La scena è semplice: tre teli bianchi che dal basso salgono fino alle americane che sostengono poche luci. Un allestimento povero, da teatro popolare. In scena ci sono solo una ventina di scatole di legno che diventano ora case, ora tombe, ora rifugi, ora conchiglie, ora mattoni, ora cassetti. Con una capacità di racconto unica.

E naturalmente in scena ci sono loro, i monaci. Monaci che saltano, che combattono, che corrono, che diventano tigri, serpenti, uccelli. Ogni monaco scompare nella sua unicità per diventare un arto di un animale multiforme, mai uguale a sè stesso e sempre suscitante stupore.

     Unire tutti gli stili, non rifiutare gli altri stili

Bravissimi. E bravissimo il loro coordinatore, capace di mettere le strutture di racconto occidentali al servizio del Buddismo Chan e delle capacità dei monaci, senza cadere nella facile spettacolarizzazione da circo Barnum, privilegiando la dimensione spirituale.

     Rispettare il proprio Maestro, non essere presuntuosi

Lo spettacolo finisce che è già notte, con le rovine illuminate che cercano il proprio spazio nella notte, per non farsi dimenticare. I monaci salutano seri o forse seriosi, mentre la gente applaude in silenzio.

     Purificarsi, non essere lussuriosi

Nel buio, mentre torniamo verso Roma, vediamo tutti i monaci in fila che si incamminano verso chissà dove.

     Trasmettere le arti ai buoni e non ai cattivi

I monaci hanno deciso di trasmetterci un po' delle loro arti. Ci credono buoni. Forse ci sopravvalutano.

     (in italico alcune delle regole del Tempio Shaolinsi)

Qui un video.

 

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giovedì, 03 luglio 2008

La preparazione di un viaggio può essere, e per me lo è quasi sempre, eccitante quanto il viaggio stesso e quanto il racconto del viaggio dopo averlo vissuto.

Il risultato, per me che faccio almeno tre viaggi l'anno, è che sono sempre da qualche parte o in partenza per qualche parte o di ritorno da qualche parte.

Anche ora sono in partenza. Destinazione: India.

Quest'anno ho deciso di partire da solo, per la prima volta. Mariachiara, la mia compagna di viaggio preferita, è impegnata con la laurea e così ho deciso di cogliere l'occasione per declinare tutti gli inviti di viaggi e vacanze di amici per provare a partire, per la prima volta, da solo.

Da solo in realtà sono stato anche a Londra quando avevo 18 anni, per un mese, e a New York, due anni fa, per due mesi, ma non si trattava di un viaggio, come invece sarà questa volta.

Parto a fine mese e starò via 24 giorni. Atterro a Delhi, con un volo russo che farà scalo a Mosca, dopo di che deciderò il da farsi giorno per giorno. La mia intenzione è quella di viaggiare  lungo il Gange, Da Delhi ad Hardiwar e Rishikesh, città sacre per le abluzioni nel Gange che sorge poco lontano da lì, per discendere poi a Benares, Varanasi, il luogo dove tutti gli induisti sperano di morire per accellerare il processo di reincarnazione fino alla liberazione, e dove le pire bruciano cadaveri dall'alba al tramonto. Da lì scenderei a Bodh Gaya, la città dell'illuminazione di Siddhārtha Gautama, per arrivare a Kolkata, Calcutta, dove deciderò se proseguire tra le tribù dell'Orissa o tornare in volo a Delhi per salire sulle montagne Himalayane o chissà cos'altro (dipenderà molto anche dalla violenza dei monsoni e dall'insopportabilità dei 40 gradi costanti dell'agosto indiano).

Mi sposterò con i mezzi pubblici (la ferrovia è organizzatissima) e cercherò da dormire mano a mano che mi sposterò nel viaggio. Nel frattempo sto prendendo contatto con dei ragazzi conosciuti sul sito couchsurfing.com, un sito di ospitalità (in senso lato) internazionale, dove ho incrociato persone disponibilissime e aperte, amanti della loro terra e vogliosi di raccontarla sul web e dal vivo.

Non vedo l'ora di partire...

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lunedì, 30 giugno 2008

Sabato sono stato alle Cascate delle Marmore, il salto d'acqua più alto d'Europa. Impressionante nella portata d'acqua, nella potenza, nella scenografia della vegetazione e nei colori.

Dall'alto siamo riscesi verso il basso lungo il sentiero, bagnati dalle gocce d'acqua che la cascata solleva verso il cielo, colpendole con la luce dell'arcobaleno.

L'acqua è vita ma è anche morte. L'acqua è sempre in movimento, ma è sempre immobile. Milioni sono le gocce d'acqua in un bicchiere ma non si potranno mai separare e stringere. Come i momenti di una vita, che hanno senso solo insieme. Tanti istanti, tutti diversi, tanti condivisi, che nel complesso fanno la differenza di una vita rispetto all'altra.

Ai piedi della cascata ci siamo imbragati in mute e giubbini e ci siamo lanciati con una guida a fare rafting sul fiume.

Potenza di addominali e braccia, dorsali tesi e sguardi attenti, a remare avanti ed indietro seguendo i comandi del capitano.

Fino ad esultare nel finale, poco prima di buttarsi nell'acqua gelida che scalda una delle tante giornate di inizio estate...

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lunedì, 23 giugno 2008

Quando ho vissuto per un paio di mesi a New York, due anni fa, ho girato un cortometraggio intitolato Guilty.

La sceneggiatura era totalmente incentrata su una donna di mezza età, in crisi con il compagno.

Per trovare l'attrice protagonista scrissi un annuncio su molti siti internet americani (in particolare su craigslist.com) raccontando brevemente la storia che sarei andato a girare, specificando che avrei lavorato no budget.

Mi risposero in molte, ma da subito mi colpì una ragazza: Alex Mccord.

Ciao giona, I'm interested in hearing more and seeing your script -- are you using the SAG student agreement, and is it this coming Monday you want to shootHere's my resume and headshot

You can also search me on IMDb, and I have a demo reel online at alexmccord.com

My direct contact is xxxxxxxxxxxxx and I'd be happy to talk with you further.  E anche, io a habitare in Milano per un anno e mezzo per lavoro, come attrice and fotomodella.

Già vedendola in foto pensai che sarebbe stata perfetta per il ruolo e così, dopo qualche altra mail, ci incontrammo e le feci un provino su parte. Nel pomeriggio ero già nel grattacielo della SAG (il sindacato degli attori americani) a compilare decine di moduli per utilizzare Alex nel mio cortometraggio cercando di bypassare l'obbligo salariale del minimo sindacale che in teoria avrei dovuto corrispondere all'attrice per le sue due giornate di lavoro.

Il giorno dopo ci siamo trovati a casa sua, nel Dumbo, a Brooklin, per fare le prove, tra un bambino che piangeva e due chiacchiere con il marito, anch'esso un personaggio.

Poi lo shooting.

Il primo appuntamento per le riprese era alle 7 del mattino sulla fifth avenue per girare davanti alla vetrina di Tiffany senza troppa gente.

tiffany

La temperatura invernale di New York tagliava le mani  sia a lei che al figlio neonato oltre che al marito che l'avevano accompagnata sul set per tenerle il bambino tra una poppata e l'altra. Ogni ciak ci dovevamo fermare e Alex si infilava nella Trump Tower per riscaldarsi un po' o allattare il piccolo allo Sturbucks della torre dorata.

alex mccord New York

Nel pomeriggio abbiamo girato gli interni a casa di una ragazza italiana che avevo conosciuto a NY e che viveva nell'Upper East Side. Il giorno dopo, nel Queens, gli ultimi esterni davanti allo skyline di Manhattan.

queens

Nel frattempo sono passati due anni e, dopo esserci incontrati alla proiezione alla New York Film Academy, io e Alex non ci siamo più visti nè tenuti in contatto.

Ora, per caso, cercando tra la programmazione televisiva americana, mi sono imbattuto in un nuovo reality della cable tv: "The Real houswives of New York City". Ed ho scoperto che una delle protagoniste, forse la più discussa, è proprio lei, Alex.

Il reality racconta la storia di cinque ragazze della ricca borghesia di NY, alle prese con i problemi delle casalinghe disperate: cene di gala, mariti impegnatissimi, serate di beneficienza, poppate in orari strani, esigneze di donna in un corpo di mamma, etc etc.

Il sito di Bravo, la tv che trasmette il programma, è ricco di notizie e ha anche un blog che racconta le esperienze di Alex e delle altre.

Alex inoltre è stata coinvolta in una polemica su delle foto di nudo "artistico" che sono uscite dopo il raggiungimento della popolarità.

Morale della storia: tutto il mondo, ma proprio tutto il grande grande mondo, è paese.

Un paesino piccolo piccolo...

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venerdì, 20 giugno 2008

Domenica scorsa c'è stata l'Infiorata di Genzano.

gente e fiori

foto

L'infiorata è una manifestazione che si tiene dal XVIII secolo tutti gli anni nella via principale di Genzano (Roma)

fiori e forbici

palloncini

petalo viola

Squadre di volontari composte da bambini e adulti disegnano sui sampietrini dei grandi quadri su cui poi vengono poggiati petali di fiori colorati a formare figure astratte e non.

fiori e disegno

sampietrini disegni

rose

petali di fiori

giallo e rosso

fiori gialli

Un tappeto che sempra un quadro, un disegno che sembra un mosaico, mani precise e sguardi attenti, la voglia di fare qualcosa insieme.

tatoo

mettere fiori bimbo

lavorando chino

infiorando cucchiaio

margherite

mettere fiori

La pratica consiste nel fare un disegno con i gessetti sul pavimento e poi riempire gli spazi e le linee con petali, semi e materiale naturale.

disegni asfalto

cassette di petali

bicchieri

disegni di fiori

pennello

In alcuni casi si usano delle forme di metallo, in altri disegni sui cartoni, altri fanno piccoli bassorilievi, ma dalla mattina fino al primo pomeriggio decine di persone lavorano alacremente, con pazienza e precisione.

calza mano

bimba al lavoro

camminando mossa

disegno giapponese

Mano a mano i fiori vengono bagnati da altri volontari che spruzzano acqua con un getto gentile.

spruzzando

walking infiorata

spruzzo

innaffiatore

Mentre attorno la via si riempie di curiosi dall'aspetto curioso.

vecchia con cappello di fiori

riprese

italiani!

bimbo

I fiori colorati, organizzati in forme e disegni, sono affascinanti da vicino.

sedere

disegno di fiori

faccia di fiori

rosa blu

girasole

viso di fiori

fiori

Ma dall'alto dei balconi lo spettacolo è ancora più bello.

dalla finestra

bimbo sui fiori

prete fa foto

farfalla

In serata il Vescovo della città procede con la processione del Corpus Domini, accompagnando l'ostia consacrata in una passeggiata dall'alto della chiesa fino alla fine della strada, camminando sul tappeto di fiori che la città offre al Cristo.

corpus domini

processione infiorata

processione

Da vedere.

 

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mercoledì, 18 giugno 2008

Per una riscoperta delle bevande vintage.

Da sempre sono un grande estimatore del Chinotto, fin da tempi non sospetti, oggi diffusissimo ovunque.

Ma non si vive di solo Chinotto.

E da questo blog voglio lanciare un appello perchè si recuperino certe bevande che hanno f tto parte dell'infanzia dei nostri genitori e in parte anche della nostra.

C'è la Cedrata (Tassoni soprattutto), anch'essa abbastanza diffusa nei bar.

C'è il Ginger, a base di zenzero, sopravvissuto ormai solo nelle bottiglie di plastica al discount.

C'è la Spuma, sempre più difficile da trovare, ma sorpavvissuta all'avvento massiccio della Cocacola grazie anche ad un marchio comasco: la Spumador. (Esiste anche la versione bionda della Spuma, che mi dicono sia ancora oggi diffusa in Toscana)

Tra le bevande alcoliche vintage quoto la riscoperta delle bevande a base di China. Primo su tutti il vino chinato (a votle si trova il Barolo nei grandi supermercati) e poi il FerroChina Bisleri e il Vermouth Chinato, sopravvissuto nella versione moderna ChinaMartini.

Sappiate, se mi invitate a cena prossimamente, che porterò con me una di queste bevande, contribuendo così alla mia causa.

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venerdì, 13 giugno 2008

Sei viaggiatori per sei mesi in giro per il mondo in sei nazioni diverse devono ogni giorno girare e montare un filmato, aiutati da un filmmaker, e caricarlo on line.

Questo è "The Gap Year", un programma per il web creato da Endemol Uk e la community bebo.com, dove vengono uplodati i video.

Ognuno dei viaggiatori ha un blog dove carica foto e commenti del proprio viaggio e lì gli utenti della community possono interagire, partecipare alle chat, condividere esperienze e dare consigli, così da indirizzare il viaggio del "concorrente.

Per ora i sei fortunati sono stati cercati in Uk, Usa, New Zeland, Irlanda, Australia e Canada. A quando l'edizione tutta italiana? Io sono rponto a partire...

Postato da: creativamente a 18:36 | link | commenti (4) |

giovedì, 12 giugno 2008

Milioni di persone in tutto il mondo non si muovono da casa se non per fare viaggi religiosi. Ce ne sono di tutti i tipi: organizzati, fai-da-te, commerciali, con serate danzanti annesse, con guru spirituali, con malati, con vogliosi di miracoli,...

Secondo Forbes il sito religioso più visitato è il tempio buddista di Sensoji a Tokio, tempio del perdono e della felicità (ecco cosa cerca la maggior parte dei fedeli! Perdono e felicità!). I visitatori sono oltre trenta milioni l'anno! Oltre ottantamila al giorno!

Al secondo posto viene uno dei paesi cattolici più devoti al mondo, il Messico, con il luogo dove nel XVI secolo avvenne una delle apparizioni della Madonna, oggi chiamato Nostra Signora di Guadalupe.

Roma, con la Basilica di San Pietro, si aggiudica il terzo posto con 18 milioni di visitatori.

Segue la tomba dell'Imam Reza in Iran, il Sacro cuore di Parigi, qualcosa di induista, fino ad arrivare al decimo posto dove troviamo il Santuario di Padre Pio che batte a mani basse sia Lourdes che Fatima, oltre che Varanasi (città sacra per gli Indù), Gerusalemme (sacra per tre grandi religioni), Assisi e La Mecca.

San Giovanni Rotondo dev'essere un paese sconvolto, con una media di 20000 visitatori l'anno...

Anche io conto di andarci presto, per vedere da vicino uno dei posti più assurdi d'Italia, dove la fede si mischia al commercio, la cultura pop ai crocefissi d'oro, le guarigioni alle speranze.

Per di più in questi giorni c'è anche il cadavere esposto...

Postato da: creativamente a 12:27 | link | commenti |

sabato, 07 giugno 2008

Ecco finalmente QUI "Bagno D'Adama", il cortometraggio che abbiamo ideato scritto e girato in quarantotto ore per il 48 hour film project di Roma 2008.

Postato da: creativamente a 14:00 | link | commenti (4) |