creativamente

Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

Bottoni

Contatore

visitato *loading* volte

mail

gionapeduzzi(at)gmail.com

 
giovedì, 03 luglio 2008

La preparazione di un viaggio può essere, e per me lo è quasi sempre, eccitante quanto il viaggio stesso e quanto il racconto del viaggio dopo averlo vissuto.

Il risultato, per me che faccio almeno tre viaggi l'anno, è che sono sempre da qualche parte o in partenza per qualche parte o di ritorno da qualche parte.

Anche ora sono in partenza. Destinazione: India.

Quest'anno ho deciso di partire da solo, per la prima volta. Mariachiara, la mia compagna di viaggio preferita, è impegnata con la laurea e così ho deciso di cogliere l'occasione per declinare tutti gli inviti di viaggi e vacanze di amici per provare a partire, per la prima volta, da solo.

Da solo in realtà sono stato anche a Londra quando avevo 18 anni, per un mese, e a New York, due anni fa, per due mesi, ma non si trattava di un viaggio, come invece sarà questa volta.

Parto a fine mese e starò via 24 giorni. Atterro a Delhi, con un volo russo che farà scalo a Mosca, dopo di che deciderò il da farsi giorno per giorno. La mia intenzione è quella di viaggiare  lungo il Gange, Da Delhi ad Hardiwar e Rishikesh, città sacre per le abluzioni nel Gange che sorge poco lontano da lì, per discendere poi a Benares, Varanasi, il luogo dove tutti gli induisti sperano di morire per accellerare il processo di reincarnazione fino alla liberazione, e dove le pire bruciano cadaveri dall'alba al tramonto. Da lì scenderei a Bodh Gaya, la città dell'illuminazione di Siddhārtha Gautama, per arrivare a Kolkata, Calcutta, dove deciderò se proseguire tra le tribù dell'Orissa o tornare in volo a Delhi per salire sulle montagne Himalayane o chissà cos'altro (dipenderà molto anche dalla violenza dei monsoni e dall'insopportabilità dei 40 gradi costanti dell'agosto indiano).

Mi sposterò con i mezzi pubblici (la ferrovia è organizzatissima) e cercherò da dormire mano a mano che mi sposterò nel viaggio. Nel frattempo sto prendendo contatto con dei ragazzi conosciuti sul sito couchsurfing.com, un sito di ospitalità (in senso lato) internazionale, dove ho incrociato persone disponibilissime e aperte, amanti della loro terra e vogliosi di raccontarla sul web e dal vivo.

Non vedo l'ora di partire...

Postato da: creativamente a 16:19 | link | commenti (4) |

lunedì, 30 giugno 2008

Sabato sono stato alle Cascate delle Marmore, il salto d'acqua più alto d'Europa. Impressionante nella portata d'acqua, nella potenza, nella scenografia della vegetazione e nei colori.

Dall'alto siamo riscesi verso il basso lungo il sentiero, bagnati dalle gocce d'acqua che la cascata solleva verso il cielo, colpendole con la luce dell'arcobaleno.

L'acqua è vita ma è anche morte. L'acqua è sempre in movimento, ma è sempre immobile. Milioni sono le gocce d'acqua in un bicchiere ma non si potranno mai separare e stringere. Come i momenti di una vita, che hanno senso solo insieme. Tanti istanti, tutti diversi, tanti condivisi, che nel complesso fanno la differenza di una vita rispetto all'altra.

Ai piedi della cascata ci siamo imbragati in mute e giubbini e ci siamo lanciati con una guida a fare rafting sul fiume.

Potenza di addominali e braccia, dorsali tesi e sguardi attenti, a remare avanti ed indietro seguendo i comandi del capitano.

Fino ad esultare nel finale, poco prima di buttarsi nell'acqua gelida che scalda una delle tante giornate di inizio estate...

Postato da: creativamente a 16:35 | link | commenti (2) |

lunedì, 23 giugno 2008

Quando ho vissuto per un paio di mesi a New York, due anni fa, ho girato un cortometraggio intitolato Guilty.

La sceneggiatura era totalmente incentrata su una donna di mezza età, in crisi con il compagno.

Per trovare l'attrice protagonista scrissi un annuncio su molti siti internet americani (in particolare su craigslist.com) raccontando brevemente la storia che sarei andato a girare, specificando che avrei lavorato no budget.

Mi risposero in molte, ma da subito mi colpì una ragazza: Alex Mccord.

Ciao giona, I'm interested in hearing more and seeing your script -- are you using the SAG student agreement, and is it this coming Monday you want to shootHere's my resume and headshot

You can also search me on IMDb, and I have a demo reel online at alexmccord.com

My direct contact is xxxxxxxxxxxxx and I'd be happy to talk with you further.  E anche, io a habitare in Milano per un anno e mezzo per lavoro, come attrice and fotomodella.

Già vedendola in foto pensai che sarebbe stata perfetta per il ruolo e così, dopo qualche altra mail, ci incontrammo e le feci un provino su parte. Nel pomeriggio ero già nel grattacielo della SAG (il sindacato degli attori americani) a compilare decine di moduli per utilizzare Alex nel mio cortometraggio cercando di bypassare l'obbligo salariale del minimo sindacale che in teoria avrei dovuto corrispondere all'attrice per le sue due giornate di lavoro.

Il giorno dopo ci siamo trovati a casa sua, nel Dumbo, a Brooklin, per fare le prove, tra un bambino che piangeva e due chiacchiere con il marito, anch'esso un personaggio.

Poi lo shooting.

Il primo appuntamento per le riprese era alle 7 del mattino sulla fifth avenue per girare davanti alla vetrina di Tiffany senza troppa gente.

tiffany

La temperatura invernale di New York tagliava le mani  sia a lei che al figlio neonato oltre che al marito che l'avevano accompagnata sul set per tenerle il bambino tra una poppata e l'altra. Ogni ciak ci dovevamo fermare e Alex si infilava nella Trump Tower per riscaldarsi un po' o allattare il piccolo allo Sturbucks della torre dorata.

alex mccord New York

Nel pomeriggio abbiamo girato gli interni a casa di una ragazza italiana che avevo conosciuto a NY e che viveva nell'Upper East Side. Il giorno dopo, nel Queens, gli ultimi esterni davanti allo skyline di Manhattan.

queens

Nel frattempo sono passati due anni e, dopo esserci incontrati alla proiezione alla New York Film Academy, io e Alex non ci siamo più visti nè tenuti in contatto.

Ora, per caso, cercando tra la programmazione televisiva americana, mi sono imbattuto in un nuovo reality della cable tv: "The Real houswives of New York City". Ed ho scoperto che una delle protagoniste, forse la più discussa, è proprio lei, Alex.

Il reality racconta la storia di cinque ragazze della ricca borghesia di NY, alle prese con i problemi delle casalinghe disperate: cene di gala, mariti impegnatissimi, serate di beneficienza, poppate in orari strani, esigneze di donna in un corpo di mamma, etc etc.

Il sito di Bravo, la tv che trasmette il programma, è ricco di notizie e ha anche un blog che racconta le esperienze di Alex e delle altre.

Alex inoltre è stata coinvolta in una polemica su delle foto di nudo "artistico" che sono uscite dopo il raggiungimento della popolarità.

Morale della storia: tutto il mondo, ma proprio tutto il grande grande mondo, è paese.

Un paesino piccolo piccolo...

Postato da: creativamente a 16:10 | link | commenti (1) |

venerdì, 20 giugno 2008

Domenica scorsa c'è stata l'Infiorata di Genzano.

gente e fiori

foto

L'infiorata è una manifestazione che si tiene dal XVIII secolo tutti gli anni nella via principale di Genzano (Roma)

fiori e forbici

palloncini

petalo viola

Squadre di volontari composte da bambini e adulti disegnano sui sampietrini dei grandi quadri su cui poi vengono poggiati petali di fiori colorati a formare figure astratte e non.

fiori e disegno

sampietrini disegni

rose

petali di fiori

giallo e rosso

fiori gialli

Un tappeto che sempra un quadro, un disegno che sembra un mosaico, mani precise e sguardi attenti, la voglia di fare qualcosa insieme.

tatoo

mettere fiori bimbo

lavorando chino

infiorando cucchiaio

margherite

mettere fiori

La pratica consiste nel fare un disegno con i gessetti sul pavimento e poi riempire gli spazi e le linee con petali, semi e materiale naturale.

disegni asfalto

cassette di petali

bicchieri

disegni di fiori

pennello

In alcuni casi si usano delle forme di metallo, in altri disegni sui cartoni, altri fanno piccoli bassorilievi, ma dalla mattina fino al primo pomeriggio decine di persone lavorano alacremente, con pazienza e precisione.

calza mano

bimba al lavoro

camminando mossa

disegno giapponese

Mano a mano i fiori vengono bagnati da altri volontari che spruzzano acqua con un getto gentile.

spruzzando

walking infiorata

spruzzo

innaffiatore

Mentre attorno la via si riempie di curiosi dall'aspetto curioso.

vecchia con cappello di fiori

riprese

italiani!

bimbo

I fiori colorati, organizzati in forme e disegni, sono affascinanti da vicino.

sedere

disegno di fiori

faccia di fiori

rosa blu

girasole

viso di fiori

fiori

Ma dall'alto dei balconi lo spettacolo è ancora più bello.

dalla finestra

bimbo sui fiori

prete fa foto

farfalla

In serata il Vescovo della città procede con la processione del Corpus Domini, accompagnando l'ostia consacrata in una passeggiata dall'alto della chiesa fino alla fine della strada, camminando sul tappeto di fiori che la città offre al Cristo.

corpus domini

processione infiorata

processione

Da vedere.

 

Postato da: creativamente a 12:41 | link | commenti |

mercoledì, 18 giugno 2008

Per una riscoperta delle bevande vintage.

Da sempre sono un grande estimatore del Chinotto, fin da tempi non sospetti, oggi diffusissimo ovunque.

Ma non si vive di solo Chinotto.

E da questo blog voglio lanciare un appello perchè si recuperino certe bevande che hanno f tto parte dell'infanzia dei nostri genitori e in parte anche della nostra.

C'è la Cedrata (Tassoni soprattutto), anch'essa abbastanza diffusa nei bar.

C'è il Ginger, a base di zenzero, sopravvissuto ormai solo nelle bottiglie di plastica al discount.

C'è la Spuma, sempre più difficile da trovare, ma sorpavvissuta all'avvento massiccio della Cocacola grazie anche ad un marchio comasco: la Spumador. (Esiste anche la versione bionda della Spuma, che mi dicono sia ancora oggi diffusa in Toscana)

Tra le bevande alcoliche vintage quoto la riscoperta delle bevande a base di China. Primo su tutti il vino chinato (a votle si trova il Barolo nei grandi supermercati) e poi il FerroChina Bisleri e il Vermouth Chinato, sopravvissuto nella versione moderna ChinaMartini.

Sappiate, se mi invitate a cena prossimamente, che porterò con me una di queste bevande, contribuendo così alla mia causa.

Postato da: creativamente a 16:30 | link | commenti (1) |

venerdì, 13 giugno 2008

Sei viaggiatori per sei mesi in giro per il mondo in sei nazioni diverse devono ogni giorno girare e montare un filmato, aiutati da un filmmaker, e caricarlo on line.

Questo è "The Gap Year", un programma per il web creato da Endemol Uk e la community bebo.com, dove vengono uplodati i video.

Ognuno dei viaggiatori ha un blog dove carica foto e commenti del proprio viaggio e lì gli utenti della community possono interagire, partecipare alle chat, condividere esperienze e dare consigli, così da indirizzare il viaggio del "concorrente.

Per ora i sei fortunati sono stati cercati in Uk, Usa, New Zeland, Irlanda, Australia e Canada. A quando l'edizione tutta italiana? Io sono rponto a partire...

Postato da: creativamente a 18:36 | link | commenti (4) |

giovedì, 12 giugno 2008

Milioni di persone in tutto il mondo non si muovono da casa se non per fare viaggi religiosi. Ce ne sono di tutti i tipi: organizzati, fai-da-te, commerciali, con serate danzanti annesse, con guru spirituali, con malati, con vogliosi di miracoli,...

Secondo Forbes il sito religioso più visitato è il tempio buddista di Sensoji a Tokio, tempio del perdono e della felicità (ecco cosa cerca la maggior parte dei fedeli! Perdono e felicità!). I visitatori sono oltre trenta milioni l'anno! Oltre ottantamila al giorno!

Al secondo posto viene uno dei paesi cattolici più devoti al mondo, il Messico, con il luogo dove nel XVI secolo avvenne una delle apparizioni della Madonna, oggi chiamato Nostra Signora di Guadalupe.

Roma, con la Basilica di San Pietro, si aggiudica il terzo posto con 18 milioni di visitatori.

Segue la tomba dell'Imam Reza in Iran, il Sacro cuore di Parigi, qualcosa di induista, fino ad arrivare al decimo posto dove troviamo il Santuario di Padre Pio che batte a mani basse sia Lourdes che Fatima, oltre che Varanasi (città sacra per gli Indù), Gerusalemme (sacra per tre grandi religioni), Assisi e La Mecca.

San Giovanni Rotondo dev'essere un paese sconvolto, con una media di 20000 visitatori l'anno...

Anche io conto di andarci presto, per vedere da vicino uno dei posti più assurdi d'Italia, dove la fede si mischia al commercio, la cultura pop ai crocefissi d'oro, le guarigioni alle speranze.

Per di più in questi giorni c'è anche il cadavere esposto...

Postato da: creativamente a 12:27 | link | commenti |

sabato, 07 giugno 2008

Ecco finalmente QUI "Bagno D'Adama", il cortometraggio che abbiamo ideato scritto e girato in quarantotto ore per il 48 hour film project di Roma 2008.

Postato da: creativamente a 14:00 | link | commenti (4) |

giovedì, 05 giugno 2008

Dopo i primi giorni di scuola, quando avevo circa sei anni, mi venne un tic al naso. Niente di grave a quanto mi ricordo, probabilmente solo un po' di nervosismo, ma mia madre all'epoca si preoccupò molto. Mia nonna però le diede la soluzione: il Maghetto.

Il Maghetto era un pranoterapeuta giovane e di bell'aspetto che operava da qualche anno in uno studio di Como una volta alla settimana. Il tempo di attesa per accedere alle sue cure era di molti anni ma mia nonna era già da un po' una "curata" dal Maghetto e così un giorno mi portò nel suo studio per conoscerlo.

Il modo di operare del ;aghetto era questo: ti guardava, ti diceva il tuo passato e il tuo presente per quanto riguardava la salute, passava le mani attorno al tuo corpo senza toccarti, e ti rimandava a casa. L'offerta era libera, da dare alla sua segretaria all'uscita dal suo studio.

Per qualche tempo sono andato dal Maghetto una volta alla settimana, e quando non potevo andare mia nonna portava una mia maglia che lui strofinava tra le sue mani e che io poi dovevo indossare tutte le notti.

Dopo qualche settimana il tic sparì, probabilmente quando imparai a gestire la nuova situazione scolastica, ma mia madre ancora oggi sembra credere che gran parte sia dovuto al Maghetto.

Il nome del Maghetto era (ed è) Mario Azzoni.

Mario Azzoni ha pubblicato un libro da Mondadori qualche anno fa, scritto con Giovanni Benincasa (autore di Teo Mammuccari)  intitolato "Ti parlerò di te" ed è stato anche ospite da Maurizio Costanzo raccontando i suoi poteri.

Sul web si trovano molte testimonianze di gente che ha avuto a che fare con Azzoni, molti che ne parlano benissimo, molti che ne parlano malissimo. Io ho solo ricordi vaghi, più che altro non mi scordo dei boeri che mia nonna mi regalava al bar di Camerlata, poco lontano dallo studio del Maghetto.

Oggi, adulto, ci tornerei volentieri da Azzoni, per curiosità, anche senza boeri. ma l'idea di aspettare due anni di lista d'attesa è disarmante...

Postato da: creativamente a 12:22 | link | commenti (3) |

giovedì, 29 maggio 2008

Poco fuori dal raccordo, percorrendo via di Boccea fin dove scompaiono le case, si finisce a Santa Maria di Galeria, un piccolo borghetto chiuso attorno ad una piazza, con i muri scrostati e i vecchi che sembrano sempre in attesa di qualcosa.

Ma se si esce dal borghetto e si va a sinistra prendendo poi la prima strada sterrata a destra si finisce in un posto da film dell'orrore o da riti esoterici: il borgo abbandonato di Galeria vecchia.

santa maria di galeria

In questo luogo esisteva fin dall'epoca etrusca una città che crebbe fino ad avere tre chiese e un castelletto. Tutto bene quindi, fino a che, nel 1700, iniziò una strana moria delle persone che abitavano il borgo (probabilmente per malaria o per peste) e si diffuse la voce che la città fosse maledetta. Alla fine del secolo solo 150 persone abitavano il paese e nel 1809 l'ultima famiglia lasciò l'ultima casa.

santa maria di galeria (1)

Da quel momento ad abitare ogni strada ed ogni palazzo arrivò la natura selvaggia che tutto distrugge.

Così oggi di quel borgo (sotto cui, si dice, ci sono ancora da scoprire inesplorati sotterranei di epoca etrusca) è praticamente scomparso, assumendo però un fascino unico che attira gente di tutti i tipi: dai giocatori di guerra simulata a pseudo satanisti.

santa maria di galeria città abandonata

Oltre che curiosi come me.

 

Postato da: creativamente a 12:39 | link | commenti |

mercoledì, 28 maggio 2008

Sarà una hit, io già la so quasi a memoria.

Non ti scordar mai di me

di Tiziano Ferro per Giusy Ferreri

Non ti scordar mai di me,
di ogni mia abitudine,
in fondo siamo stati insieme
e non è solo un piccolo particolare.
Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba
che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito.

Postato da: creativamente a 14:50 | link | commenti (4) |

lunedì, 26 maggio 2008

C'è un posto poco lontano da Roma, che sembra uscito da un libro di favole, in realtà è saltato fuori dalla mente geniale e un po' matta di un architetto artista che ha fatto la storia del '900 italiano: Tomaso Buzzi.

Questo posto si chiama La Scarzuola ed esiste dal 1200.

Qui San Francesco ci costruì una chiesa fatta di fango e scarza, una pianta palustre, successivamente venne costruito un convento e alla fne degli anni '50 la proprietà passo nelle mani di Buzzi.

Buzzi costruì attorno alla chiesa una sua città ideale, una scenografia teatrale visionaria, esoterica e matta fatta di scale, simboli, costruzioni, sogni, specchi, pilastri, prati e alberi.

Un posto unico, nascosto in mezzo al bosco, dove non prendono i cellulari e non si sente nemmeno il rumore delle foglie mosse dal vento.

Buzzi è morto nel 1981 e la proprietà è passata nella mani del nipote, Marco Solari.

Che sia il nipote lo so per ricerche fatte sul web, perchè lui su questo è vago ("Sono un matto, come matti erano tutti i proprietari di questo posto da San Francesco in avanti. Sono il nipote, non lo sono, non ha importanza: mia madre diceva sempre che siamo dell'alta società e nell'alta società tutti scopano con tutti").

Marco vive tutt'ora in questo posto e si è fatto carico di finire i lavori di Buzzi, lasciati incompiuti alla sua morte.

"La Scarzuola" non è aperta al pubblico, ma lui, quando ha voglia e se ha voglia, la apre a chi chiama casa sua (0763 837463) dove risponde il suo maggiordomo inglese che diligentemente prende nota dei visitatori. A ricevere all'ingresso c'è direttamente Marco che guida gli ospiti atraverso i giardini di casa sua raccontando di Buzzi, del suo modo di intendere la vita e di come l'ha trasferito nella pietra.

marco solari ride

Marco Solari è matto come un cavallo. Ride sempre, si diverte a provocare le vecchie incipriate che lo guardano scandalizzate, dice parolacce, fa battute a doppio senso.

E' un giullare istrione, un intrattenitore, ma è anche e soprattutto una specie di filosofo, che ti invita non a visitare il giardino, ma a riflettere, attraverso il giardino, su te stesso e il mondo che hai intorno. Non dà risposte (non le ha e non le avrà mai) ma ti invita a farti domande, a non guardare le cose solo come si presentano, ma a cercare di capire come sono in realtà.

Colto e preparato, ha fatto di Buzzi e della Scarzuola la sua vita e la sua più grande passione, ed è bellissimo vedere un uomo raccontare di qualcosa che lo appassiona... Varrebbe la pena andare lì solo per parlare con lui, senza visitare la Scarzuola.

torre di babele

L'architettura di Buzzi e qualcosa di unico. Mescola stili classici e trovate spiritose, richiami orientali e disegni naturali.

"E' vero manierismo, del resto in Italia, ancora oggi, non si può che essere manieristi" dice Marco. E in parte ha ragione, come ha ragione quando auspica il ritorno in Italia ai giardini rinascimentali, fatti per far vivere un'esperienza all'anima e non agli occhi, come quelli inglesi importati dal 1600 in avanti.

teatro di tomaso buzzi

Finiamo la visita passando dietro la chiesa, in un angolo dove rimangono i resti di una festa di matrimonio. "Una cosa che mi è capitata per caso, senza che nemmeno me ne accorgessi" e parla del senso della coppia, dei lavoratori in nero, del vescovo di Terni e di mille cose. Non si fermerebbe mai e lo si starebbe ad ascoltare per ore.

Nel gruppo c'era una ragazza down e Marco le ha detto durante il giro, per niente politically correct e per questo ancora più vero, "Forse solo tu mi capisci veramente...".

E pobabilmente aveva ragione.

Postato da: creativamente a 23:24 | link | commenti |

sabato, 24 maggio 2008

Una poesia lunga 2095 vocaboli pubblicata in un esemplare unico, tatuando ogni singola parola sul corpo di 2095 persone diverse. Questo è il progetto "Skin" di Shalley Jackson, una intraprendente artista newyorkese, che cerca volontari disposti al tatuaggio. Tu mandi la mail, lei legge la lettera, se la convinci ti manda la parola da tatuarti, tu in risposta devi inviare una foto della parte del corpo tatuata e una del tuo viso.

SKIN

Il tatuaggio deve essere in book font, di qualsiasi grandezza leggibile, in qualunque parte del corpo.

Tutte le foto insieme, e in generale le persone sparse nel mondo con quel tatuaggio, compongono l'opera d'arte, la poesia che nessuno potrà mai leggere.

Le richieste sono state oltre diecimila e per la maggior parte non verrano esaudite.

Se amassi i tatuaggi mi tatuerei una parola a caso scelta dal giornale del mattino, in book font, dicendo a tutti che fa pate della poesia di Shelley Jackson senza che nessuno saprebe mai il contrario. Sarebbe una "contro opera d'arte". O un'opera d'arte più grande.

E farei una foto a quel tatuaggio e una foto al mio viso e glielo spedirei. Chissà che direbbe...

Postato da: creativamente a 15:32 | link | commenti (2) |

giovedì, 22 maggio 2008

Una giornata a pescar trote.

E' capitato, un po' per caso un po' per volontà, che ci siamo ritrovati un giorno a Castelgandolfo a pescar trote.

Armati di due canne da pesca e una scatola di vermetti bianchi, io e Mariachiara siamo capitati in un allevamento di pesci con una grande vasca per la pesca sportiva.

Dopo un'ora e mezza sei trote erano morte ammazzate in un sacchetto sporco di sangue.

Ecco come pescare:

Pagare quindici euro in uno stabilimento di pesca sportiva.

Prendere una canna e una scatola di vermi.

Aprire la scatola dei vermi e recuperarne un paio belli grassottelli.

Infilzare i due vermi (nel senso della lunghezza e non della larghezza) sull'amo facendo uscire un po' di budellame interno che possa invogliare maggiormente il pesce affamato.

Rilasciare la sicura del mulinello e lanciare l'amo nel centro della vasca.

Recuperare lentamente l'esca facendola passare in prossimità di pesci.

Aspettare con pazienza ripetendo l'azione di lancio e recupero continuamente.

Nel caso in cui qualche pesciotto abbocchi, tirare la canna recuperando il filo con il mulinello. Nota bene: il pesce si dimena e schizza!

Una volte che il pesce è all'asciutto prenderlo con una mano con forza senza farlo scivolare.

Aprire la bocca al pesce con due dita e strappare l'amo impigliato tra le budella. Nota bene: questa è la parte più schifosa di tutta la pratica in quanto il pesce perde molto sangue e dimenandosi schizza dappertutto.

Completare la pesca, tornare a casa, pulire il pesce e cucinare a piacere.

Mangiare.

Postato da: creativamente a 15:09 | link | commenti |

lunedì, 19 maggio 2008

Due film da vedere, uno che sicuramente vedranno tutti e uno che forse non vedrà nessuno:

Gomorra

Un film attesissimo, con la gente a fare la fila e la sala piena. Tratto da un libro da un milione e duecento mila copie solo in Italia. Girato da uno dei pochi veri autori del cinema italiano (Matteo Garrone) e scritto da un gruppo di sceneggiatori tra i più bravi in Italia (tra cui Chiti e il fedelissimo di Garrone: Massimo Gaudioso che qualche tempo fa ho avuto il privilegio di conoscere).

Un film che forse se non avesse avuto quel titolo così ormai sulla bocca di tutti non avrebbe avuto lo stesso impatto nella distribuzione, sarebbe stato costretto a macinare passo dopo passo tutto, biglietto dopo biglietto, la sua strada per farsi largo tra i colossi italiani e non. E invece il giorno dell'uscita è già successo e la strada dei David prima e della nomination dell'Oscar poi, sembra già scritta.

Un film italiano come ne capitano pochi, con un cast di attori eccezionali, moltissimi esordienti. Un tuffo moderno nel neorealismo, senza ammiccamenti ed emozioni facili. Solo fatti e storie e un buon sapore amaro in bocca.

Il fatto che al film tocchi essere sottotitolato per essere compreso al di fuori della Campania come fosse un film indiano la dice lunga sul micromondo che vive a Napoli e dintorni.

L'altro:

Un baiser s'il vous plaît (Solo un bacio per favore)

Una commedia francese delicata e scritta benissimo, teatrale nell'impostazione ma profondamente cinematografica nel racconto, con personaggi delineati in maniera precisa e curiosa. Un sapore dolce amaro, come tanti prodotti francesi. Intellettuale ma non troppo. Purtroppo distribuito con fatica (da un mio caro amico) in quanto prodotto riservato ad una piccola nicchia di pubblico (in una sala da 200 posti eravamo in 6 alla proiezione).

 

Postato da: creativamente a 12:16 | link | commenti (2) |