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Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

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venerdì, 26 dicembre 2008

E un altro Natale è passato, con le pance piene e i bicchieri vuoti ombrati di vino ora tornato alla terra filtrato da noi.


Stamattina qui in Brianza il sole timido e freddo ha trovato la neve a ricoprire le cose, e con sforzo sovrumano sta cercando di scioglierla, combattendo con il freddo che in questi giorni ha accompagnato le feste.

La casa è vuota, o almeno sembra. I genitori partiti per un viaggio, i fratelli dormono e dormiranno fino a tardi.

Bevo un po' di caffè e penso a quanto è bella la vita, se la sai prendere bene.

Sono felice. E vi faccio gli auguri.

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sabato, 13 dicembre 2008

E' da un po' che non passo da qui, ma sono un assente giustificato. Sono in un momento di svolta della mia vita, una bella svolta.

Da quando l'ho detto in giro ho visto facce stupite, altre incredule, altre commosse, tutte felici.

Io e Mariachiara ci sposiamo, dopo quattro anni insieme, nessun giorno escluso.

Qualcuno ci dice che siamo giovani, che io non ho nemmeno trent'anni e lei appena venticinque, che potremmo vivere comunque felicemente il nostro rapporto, che non c'è nessun bisogno del matrimonio.

Lo pensavo anche io, ora non lo penso più e i motivi non li so nemmeno io.

Ci sposiamo a  luglio, probabilmente sul Lago di Como.

Tante le cose da organizzare ma la più importante è la nostra casa. L'abbiamo trovata in affitto al Celio, a due passi dal Colosseo. Piccola, luminosa, da riempire delle nostre vite che iniziano ora un nuovo corso...

Grazie a tutti quelli che in questi giorni ci hanno riempito di auguri e lacrime di felicità che si sono mescolate alle nostre.

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giovedì, 27 novembre 2008

Il Leopold Cafè è uno dei locali più frequentati di Mumbai. Giovane e frizzante, ha l'aria che profuma allo stesso tempo di Curry e Ketchup, e sui tavoli servono alternativamente pollo indiano e hamburgher con patatine.

Ci sono stato un paio di volte, con dei ragazzi che ho incontrato in città. Il Cafè si trova nel cuore di Colaba, il quartiere frequentato dai turisti e dai giovani trendy.  E' difficile trovare un posto al Cafè Leopold, bisogna fare la fila, e i tavoli sono sempre pieni di gente e di vita.

Ieri ci hanno messo una bomba. E una anche nel Taj Mahal Hotel, l'albergo più famoso della Nazione, lussuoso lascito coloniale, frequentato da ricchi e ricchissimi di tutto il pianeta. E altre bombe un po' ovunque, per attaccare i turisti. I morti sono molti. Moltissimi i feriti.

Ma se tornassi a Mumbainon mi farei scappare per nulla al mondo una cena al Cafè Leopold con la sua atmosfera così cosmopolita e allo stesso tempo autentica. Alla faccia delle bombe...

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lunedì, 17 novembre 2008

Gli vengono chieste tre cose che gli piacciono e tre sono gli spazi da riempire. Ne riempie solo uno e lo fa con un nome che per lui riempie tutti gli spazi rimasti vuoti nella pagina e oltre: "Lucia". Poi gli vengono chieste tre cose che odia. Anche qui ne segna una: "Averla dovuto lasciare". Le altre notizie che dà di sè sono l'età, 35 anni, la città di Residenza, Milano, e il suo nickname: VecchioAmore.

VecchioAmore sta cercando Lucia. Lo fa attraverso un blog, con la speranza che un giorno lei forse capiti lì per caso, un po' come ci sono capitato io. V.A. spera che Lucia gli mandi una mail e che gli dica che anche lei l'ha pensato tutti questi anni. O forse V.A. vuole solo liberarsi di un peso, il peso che non l'ha fatto più innamorare di nessuna ragazza, chiuso nel ricordo di Lucia, del suo diario, del suo sguardo, delle canzoni ascoltate assieme, del suo respiro, del suo abbraccio.

V.A. è sposato, ma cerca Lucia.

E il suo è il più alto dei tradimenti, quello del cuore. La moglie  meriterebbe il divorzio e lui l'inferno. Ma se lo incontrassi gli stringerei la mano, da uomo innamorato forse farei lo stesso se perdessi oggi l'unico amore che ho mai sognato di avere.

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lunedì, 10 novembre 2008

Chi ha qualche minuto vada a fare un giro tra le foto selezionate dal National Geographic per il concorso del 2008 (alcune sono davvero molto belle, non tanto per la qualità degli scatti quanto per l'atmosfera in cui buttano lo spettatore).

Nella categoria "Luoghi", se sfogliate le gallerie, troverete anche una mia foto scattata in Birmania, a Yangon.

Calma Apparente - Giona Peduzzi - Myanmar - categoria Luoghi by you.

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sabato, 08 novembre 2008

Ti viene voglia di guardare lontano. E pensi che ne hai di cose da fare davanti a te, cose importanti, sogni che diventano progetti, mete che diventano arrivi, partenze che non vedi più da quanto sono lontane e obiettivi che non vedi più da quanto sono vicini. E allo stesso tempo ogni secondo diventa Il secondo. E quindi il primo nei pensieri.

Davanti al mare sento che c'è tutto e che non c'è niente. Le bolle di schiuma, i pezzi di conchiglia, le ombre delle nuvole.

Respiro e sorrido all'idea di avere quello che ho e mi godo la consapevolezza di avere qualcuno accanto a respirare con me. Insiprare ed espirare. Insieme e uguali, all'unisono con le onde del mare.

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martedì, 04 novembre 2008

Un'opera d'arte come piace a me.

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lunedì, 03 novembre 2008

Come è bello passeggiare per il Centro Commerciale!

Lasci la macchina proprio vicino alla scala mobile in un parcheggio largo e confortevole e in due passi sei lì, sollevato dai gradini che si muovono da soli mentre sopra di te si apre la cupola del Centro Commerciale piena di rumori e colori assordanti.

La navata principale scintilla di marmo e oro, a destra e a sinistra le vetrine delle cappelle ti richiamano alla devozione e qui se fai un'offerta vedi subito quello che hai in cambio. C'è Sant Intimissimo ed Beata H&M, c'è Santo Stefanel e il Sacro Combipel e poi la Tim col bambino e la Santissima Tre  oppure Sant Euronics o il Purgatorio di Lush.

Ah, che bello passeggiare tra i colori e gli odori, scivolando tra la gente che come te cammina a bocca aperta e con il naso all'insù.  Molti hanno in mano sacchetti o gelati, altri sono a mani vuote: sono qui solo per vedere, per vivere, per passare una giornata nel lusso a poco prezzo, con l'illusione di poter riempire quelle mani in qualsiasi momento.

Rido e scherzo, guardo le vetrine e mi stanco, chiedo un prezzo, provo una camicia senza volerla comprare, mangio delle patatine senza averne voglia. Ci passerei una giornata intera qui dentro. O forse tutta la vita.

Sì, ci puoi vivere nel Centro Commerciale, qui hai tutto quello di cui hai bisogno. Tranne la solitudine e il silenzio ma, in fondo, a chi servono queste cose? Solo ai poeti... e il mondo non ha bisogno più di poeti.

(e se anche qualche poeta ci fosse e cercasse il proprio colle dell'infinito, lo invito ad andare al Centro Commerciale dopo le ventidue. Quando si spengono le voci e scompaiono le luci. Le vetrine chiuse, i carrelli abbandonati, la merce senza il cliente, i corridoi vuoti. Per chi ha orecchie e occhi ce ne è abbastanza per ispirare un poema intero.)

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giovedì, 23 ottobre 2008

Il Codacons tuona, come sempre. Questa volta se la prende con il Superenalotto, colpevole di spingere le persone a spendere tutto il loro stipendio o la loro pensione inseguendo i sei numeri da centomilioni di euro. Ma c'è una soluzione, dice il Codacons, e la soluzione è una causa collettiva contro lo stato, per questo invita tutti i giocatori incalliti finiti sul lastrico a tenere le giocate non vincenti per portarle in tribunale.

Ma come si fa a non accorgersi che questo spinge la gente a giocare ancora di più?

Se uno vince tanto meglio, se uno non vince tanto si può fare causa allo stato...

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martedì, 21 ottobre 2008

Sono cresciuto a 45°42'03" Nord e 9° 10'39" Est, è qui che si trova la casa dei miei genitori, a Mariano Comense. E prima o poi vorrei andare agli antipodi del mio mondo.

pitt island by you.

isola by you.

Agli antipodi di casa però c'è il mare. Oceano immenso, tutto blu sul mappamondo.

La terra emersa più vicina è quella dell'arcipelago delle Isole Chatman, a est della Nuova Zelanda e in particolare l'isola più lontana da me è Pitt Island, un piccolo territorio con pochissimi abitanti (Pitt e Chatman fanno poco più di 700 abitanti di origine maori, e quindi polinesiana, anche se politicamente neozelandesi).

pitt post by you.

Vorrei un giorno andare lì, tra il verde e il mare, e sapere che sotto i miei piedi ci sono quelli della mia famiglia. 19500 chilometri lontano da casa.

pitt by you.

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lunedì, 20 ottobre 2008

Ieri sera ho visto un film che mi ha fatto girare in testa pensieri che non pensavo potessi avere. E che il regista non penso credesse di suscitare.

Ho visto "La classe" di Laurent Cantet, Palma d'Oro a Cannes quest'anno, "Un capolavoro" secondo la maggior parte dei critici mondiali, capace di levare il premio anche a "Gomorra" che è quanto di meglio (e più adatto a Cannes) il nostro cinema abbia prodotto negli ultimi anni.

Il film racconta dell'anno scolastico di una classe di quattordicenni nel XX arrondissement. Una classe particolare in superficie, ma forse una classe normale, almeno in certi quartieri di Parigi.

Una classe dove di francesi nati in francia non ce ne sono, e tra i banchi siedono africani, cinesi, arabi, marocchini e molto di più. In questo ambiente un maestro, che forse non crede troppo a quello che fa (si dice disilluso?) cerca di tirar fuori dagli alunni quello che di buono è sicuro di trovare, per fare in modo che di lui non esca il peggio. Ma, scavando scavando alla fine di buono non c'è un gran che, e le speranze che il film lascia per dei miglioramenti in futuro non sono rosei.

Lo stile è asciutto e quasi distaccato, lontanissimo dall'enfasi che sottende ogni scena dei nostri film, vuoto e crudo come nemmeno un documentario saprebbe essere. E questa è la sua forza, anche se quello che cinematograficamente questo film rappresenta è quanto di più lontano ci potrebbe essere da quello che intendo io come cinema. Per me il cinema dovrebbe essere sogno, magia, storie, illusioni, passioni, stravolgimenti e sentimenti. E poco di questo ci ritrovo nel film di Cantet che fa del contrario la sua chiave vincente.

E arriviamo allora ai pensieri che il film mi ha fatto girare in testa di cui il più importante è questo: io non voglio che mio figlio cresca in una scuola come quella del film.

Io, che ho fatto del viaggio una mia bandiera, dell'incontro con gli altri il primo motivo di ricchezza, della multiculturalità un punto fermo della nostra nuova società, non voglio che ci si perda così. Gli immigrati che si ritrovano a convivere tra di loro si portano dietro gli odi dei rispettivi popoli e delle rispettive etnie e religioni. E gli africani ce l'hanno con i cinesi, i mussulmani con gli ebrei, i maschilisti con i femministi, e anche il tifo calcistico si carica di cose cattive da far male.

Il sogno sarebbe una civiltà dove la convivenza fosse pacifica e che si dimenticasse di tutto, ma se ogni popolo si dimenticasse chi è, e si dimenticasse i propri valori, perderemmo una delle principali ricchezze del nostro mondo.  Basterebbe solo il rispetto, ma il rispetto, si sa, è una cosa difficile da inculcare in testa ad un ragazzino di quindici anni...

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venerdì, 17 ottobre 2008

Dio non è morto, è latitante. Lo ha stabilito un giudice del Nebraska a proposito di una causa intentata dal Senatore Ernie Chambers nei confronti di Dio, accusato di morti e distruzioni a danno di miliardi di abitanti di tutto il pianeta. La più grande causa mai intentata che comprende, tra i capi d'accusa, neonati malformati, pestilenze, terremti, uragani e tutto ciò che c'è di brutto nel mondo.

Nonostante gli sforzi della Giustizia USA Dio non si è fatto trovare e non è stato quindi possibile notificargli l'avvio della causa.

E tutto si è dissolto in una nuvola di fumo.

E la nuvola, calda di vapore e leggera di aria, salendo su oltre le nuvole e il cielo, ha portato la notizia a Dio. Che si è fatto una grassa risata che ha provocato, con i suoi sobbalzi e singhiozzi,un terremoto devastante nel nord della Malesia.

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sabato, 11 ottobre 2008

Ogni tanto mi faccio domande cui non so dare una risposta.

Raramente in realtà, sono abbastanza presuntuoso da credere di averla in tasca la verità.

Ma a volte queste domande saltano fuori e non ho bisogno di andare a frugare con le mani nei pantaloni per sapere di non avere una soluzione a quei perché. So che non so cosa dire, punto.

E non so chi me le può dare queste risposte perchè forse certe domande sono destinate a rimanere lì, sospese tra le labbra e il cielo.

In quel caso aspetto. O che la domanda torni da dove è venuta, maledetta lei, oppure che mi sembri logico non avere una risposta. E di solito accade.

Altre volte vedo che c'è qualcuno che potrebbe darmela una risposta, una mano. E magari con volontà non me la dà. E io mi incazzo.

Ma alla fine, in barba a tutti, se frugo nelle tasche, in fondo in fondo, eccola lì, la trovo.

La risposta.

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martedì, 07 ottobre 2008

Oggi ho ascoltato i discorsi che, fatti a voce troppo alta, vivevano accanto al mio tavolino al bar sotto l'ufficio. Parlavano di me. E dei miei colleghi e del mio lavoro, senza sapere che li accanto c'eravamo noi. Non sapevano che quelle persone di cui parlavano avevano le nostre facce. Parlavano a vanvera. Naturalmente malissimo. Me ne sono accorto perchè non appena ho raggiunto la mia sedia i miei  colleghi già friggevano e masticavano in silenzio, indicandomi con la testa il trio di perditempo snob sui cinquant'anni che pranzava insalate a fianco a noi. Ho cercato di distrarmi. Di dire chisseneimporta. Ma le parole superficiali che uscivano dalle loro bocche come sentenze mi facevano imbufalire. Mangiamo in fretta e ci alziamo per pagare e un mio collega non resiste a fare una battuta. Le facce del trio sbiancano per ritrovare subito forza in una qualche giustificazione inutile. Intervengo anche io, con il sangue al cervello. Fossimo stati più ignoranti saremmo arrivati alle mani, e invece ci siamo solo insultati a vicenda.

Salito sull'ascensore, tornato in ufficio, ho ripreso a lavorare con più vigore.

Alla faccia di chi ci vuole male.

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sabato, 04 ottobre 2008

Ieri ho preso l'aereo e mentre decollava ho smesso di leggere il libro. Non so perchè ma mi sono immaginato che l'aereo inciampasse. In un sasso o in una crepa dell'asfalto, proprio nel momento in cui si stacca da terra. E non ho avuto paura. Mi sono immaginato che l'aereo salisse qualche decina di metri per poi ricascare e mi sentivo sicuro. E nello stesso tempo pensavo che non avevo con me una macchina fotografica per immortalare l'evento. Le facce dei passegeri, le urla degli uomini in giacca e cravatta, le fiamme, i rottami, i feriti e forse qualche morto. Ho sempre sognato di essere spettatore passivo (attivo) di un evento di cronaca. Essendoci in mezzo ma non entrandoci fino in fondo, senza essere una vittima insomma. E così, quando ormai si vedeva anche il mare, ho acceso il cellulare, dove la camera da tre mega pixel era pronta a scattare in caso di disastro...

Ma non è successo niente...

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