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gionapeduzzi(at)gmail.com
Esistono ancora poche donne che possono essere considerate Dive.
Quando le incontri senti attorno a loro un'aurea quasi magica, carismatica, magnetica.
Mi è capitato con Marisa Fabbri, incontrata poco prima che morisse ad un ciclo di lezioni, poi con Sophia Loren, incrociata un paio di volte per lavoro, Mariangela Melato, vista a teatro in tutto il suo splendore, e poche altre.
L'altra sera ho visto Milva.

Una foresta di capelli rossi casca dalla testa verso il palcoscenico mentre si inchina, fin quasi a toccare le assi di legno con la fronte alla fine dello spettacolo, tra gli applausi scroscianti, e un grande mazzo di fiori bianchi dono di un ammiratore segreto (o parte del copione).
"Milva canta Brecht" è uno spettacolo vecchio di quarant'anni, nato dalla mente geniale di Giorgio Strehler. Il Piccolo Teatro l'anno scorso l'ha ripreso affidando un florilegio di canzoni brechtiane e Milva all'esperta e discreta regia di Cristina Pezzoli. In questi giorni in tournè al Quirino di Roma (uno dei teatri più vecchi, non antichi, della città)
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Ma Milva è sempre Milva e anche diretta da un'altra regista ha sempre bene in testa come era diretta da Strehler.
E il risultato è magico. Come magici sono i capelli rosso fuoco di Milva. E si applaude la Diva.
Peccato che dopo gli applausi la Diva si perda in 15 minuti di dicorsi autocelebrativi, sciorinando notizie su sue apparizioni televisive in tutto il mondo e medaglie al merito donate da governi di varie nazioni...
Ma alla fine le si perdona tutto, d'altronde fa parte dell'essere Diva il sentirsi Diva...
