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gionapeduzzi(at)gmail.com
Via Tuscolana a Roma è un luogo quasi totalmente privo di fascino. Casermoni costruiti senza gusto poggiano su negozi di vestiti tutti uguali, macchine sfrecciano verso il centro o verso i Castelli Romani, guppetti di giovani tutti simili tra loro si annoiano poggiati sui motorini, commentando le ragazze troppo truccate che camminano sui larghi marciapiedi. Il nulla.
Ma c'è un luogo su via Tuscolana che emana fascino al solo nominarlo: Cinecittà. Decine di persone sostano continuamente fuori dall'ingresso principale, sperando di intravedere attraverso i vetri delle macchine i volti di attori noti o di personaggi di reality show, fotografandosi sotto la scritta vintage "CINECITTA'".
Io ogni mattina esco dalla metropolitana e passo tra queste persone entrando attraverso i tornelli, dopo aver strisciato il pass che mi accompagna da 4 anni...
Una volta dentro a Cinecittà ti si apre un mondo. Quelle mura hanno visto nascere le grandi rivoluzioni dello spettacolo italiano: dal cinema di Visconti a quello di Fellini, fino alla casa del Grade Fratello e quella di Amici. Il mio percorso di solito è diretto: dai tornelli, allo studio 1 e viceversa. Ma, a volte, quando ho un po' di tempo libero, mi piace curiosare tra le rovine di set e gli studi, tra i laboratori e gli uffici. Guardiani permettendo. E anche per me è sempre emozionante.
Uno dei posti che da sempre mi affascina di più è il laboratorio di Sculture di De Angelis: all'interno diversi artigiani lavorano a pezzi di scenografie che finiranno in film girati da registi di tutto il mondo, all'esterno decine di sculture, colonne, mamozzi, fontane, pezzettini di Kolossal, di vecchi e nuovi peplum. Affascinantissimo.
Nel retro sono accumulati gli scarti, le "rovine" come le chiamano gli artigiani del laboratorio. E un cartello, curioso e surreale come tutta Cinecittà, invita a non calpestarle...
