Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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gionapeduzzi(at)gmail.com
Sul "Corriere della sera" di oggi, in occasione dell'uscita di un ennesimo libro allegato al quotidiano, si parla di street art, con un intervento di Vittorio Sgarbi sull'argomento.

Si discusse molto quando l'anno scorso venne inaugurata la mostra sul graffitismo al Pac di Milano, fortemente voluta da sgarbi, mentre in metropolitana cartelloni pubblicitari del Comune stigmatizzavano il fenomeno come "sporcizia".

Sgarbi risponde idealmente alle accuse mosse allora in questo articolo (probabilmente recuperato da qualche introduzione di catalogo). Dice:
"L'arte contemporanea è anche questo. A noi tocca registrarla e riconsocerla dove essa si manifesta, e non come noi desideriamo, vogliamo o speriamo. Queste opere trovano nello scontro la ragione della loro forze e della loro originalità. Quando parlo di un museo d'arte contemporanea non si può pensare che esso sia un luogo della buona e ducazione (...) e del decoro, asettico come un ospedale. Il Leoncavallo è il luogo della vita. E le cause che hannos catenato la creatività su quei muri non devono interessarci più del risultato"

Spero che la cultura ufficiale continui nel riconoscimento al mondo creativo che si sta sviluppando negli affratti della società, la pittura sui muri, la scrittura nei blog, la scultura per le strade, la poesia negli sms.
Intanto vi consiglio un artista.

E anche quest'altro.

Di famiglia.
