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gionapeduzzi(at)gmail.com
Come in Italia anche in tutto il mondo ci si preoccupa di cose inutili anzichè prendersi cura delle cause importanti.
Mentre in questi giorni tutti gli occhi sono puntati sul Myanmar e su quello che sta succedendo, con particolare attenzione all'atteggiamento della Cina nei confronti di questa nazione così utile dal punto di vista strategico per la sua economia (è un porto nel Golfo del Bengala), in CIna se ne fregano, apparentemente, della situazione dei suoi vicini di casa (è più comodo fare orecchie da mercante, no?) e puntano il dito contro chi, a detta loro, rovina i costumi dei milioni di cinesi.
E' di questi giorni la notizia che il governo cinese ha istituito un filtro per eliminare dalla tv tutto quello che, a loro dire, è immorale e volgare. In questi giorni sono stati cancellati dal palinsesto oltre 1500 pubblicità (per un totale di 267 milioni di dollari persi, fonte del Corriere), cinque spettacoli televisivi, undici talkshow radiofonici r via di questo pazzo. Tutti caduti sotto la falce del Dipartimento Pubblicità del Partito Comunista che ha istituito anche una linea telefonica cui gli spetttori sono tenuti a segnalare qualsiasi cosa "immorale".

Oltre a vestiti succinti, pubblicità di slip e reality show sono finiti nel mirino di questi censori dell'ultima ora anche cartoni animati violenti, trasmissioni su tecniche criminali e ricostruzioni di delitti.
La Sart, l'amministrazione che controlla i contenuti della programmazione radio e tv, ha nuovamente esagerato. L'amministrazione comunista cinese, così lanciata nella liberalizzazione commerciale che la sta portando una potenza economica a livello mondiale, rimane ancora chiusa e retrogada per quanto riguarda la libertà sociale per non parlare di quella politica (vedi la situazione in Birmania).
E pensare che c'è gente in Italia che inneggia a questa censura come legittima anzi giusta e corretta, da importare da noi. Non bastano le borse finte e gli occhiali falsi?
