Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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gionapeduzzi(at)gmail.com
Ieri sera sono finalmente riuscito a passare all'Auditorium per la Festa del Cinema di Roma. Strutture semplici ma ben fatte accolgono gli stand degli sponsor e i piccoli spazi di ristoro che si raccolgono attorno al tappeto rosso, ieri semideserto per deserto di celebrità (solo una spaesata e infreddolita Mira Sorvino ha calcato il tessuto bagnato che conduce all'Auditorium).
Ma la cosa più bella è stato il film che sono riuscito a vedere. Into the Wild, regia di Sean Penn.

A detta di chi ha seguito tutto il Festival sicuramente uno dei titoli più belli e interessanti.
Il film mi ha spaesato, emozionato, coinvolto, stranito, respinto e attrattp- Inesorabilmente.

Si possono ancora inventare storie nuove e nuovi modi di raccontare! Ecco cosa mi veniva da urlare quando sono uscito dal teatro Lotto nel freddo di Roma. Un montaggio che descrive le emozioni, senza paura di linguaggi estremi ma non ammiccanti. Una regia che non si compiace in immagini bellissime e coinvolgenti, ma che si permette solo un paio di pennellate, per poi tornare all'Uomo, vero protagonista di questo film sulla Natura. Primissimi piani e inquadrature larghe. Ecco di cosa è fatto il film. In un'laternanza che dà il ritmo del racconto: il percorso di consapevolezza in cui discende il protagonista, un bravissimo Emile Hirsch che ricorda il Leonardo di Caprio più sofferto, più maturo.

Due ore e mezza di racconto, per dire di un giovane tal Christopher McCandless che decide di cambiarsi nome, Alex Supertramp, mollare tutto, dare i soldi in beneficenza, lasciare macchina amici e famiglia per entrare nella natura selvaggia. Into the Wild.
Niente di più lontano da quello che cerco io nella vita, eppure... Eppure ciò che muove Alex alla base è lo stesso che sento che mi muove ogni giorno. Un'inquietudine alla ricerca del vero, un'irrequietezza che mi fa frullare mille domande in testa, la paura di perdersi qualcosa della vita che potremmo vivere, l'angoscia della gabbia che sentiamo che ci stringe ogni giorno sempre di più. Il fascino dello sconosciuto nel conosciuto. Molto più di semplice curiosità. La sua soluzione è un ritorno al primitivo, penetrando all'interno dell'America più borderline, fino a capitare, e morire, in Alaska,
E anche la risposta finale che Alex si dà prima di morire, è un motore che muove le mie azioni e la mia vita ogni giorno. E anche questo blog. "La felicità è tale solo quando la si condivide". Questo dice Christopher, abbandonando Supertramp, trovando la verità solo nella morte.
La felicità è tale solo quando la si condivide. Me lo riscrivo. Me lo voglio ricordare sempre.
Oggi è troppo facile essere felici da soli. E non è abbastanza. E' una morte lenta into the wild. In mezzo al bello, il bello non lo si gode, se si è da soli.
La felicità è tale solo quando la si condivide.
