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lunedì, 19 novembre 2007

In pausa pranzo sono stato in posta. Con il sistema "salva code" ho preso il numerino corrispondente a quello che avrei dovuto fare: fila C. Esce lo scontrino che segna C455, ci sono trenta persone in fila. Vado a prendere un caffè. Torno. Ancora venti persone. Faccio un giro fuori. Una telefonata. Mando un paio di messaggi. 15 persone. Passa il tempo. Tocca quasi me. Ecco il prossimo sono io. La signorina va in pausa. Dice che la fila C verrà esaurita dall'impiegata alla cassa 4. L'impiegata in questione è impegnata in una pratica con una donna peruviana. Cose di visti e passaporti. Passa il tempo. La gente si spazientisce. Girano i numeri delle altre file, fila H e fila A, ma la fila C è ferma. E sono quasi tutti di fila C. Un uomo sbotta e urla che si tratta di interruzione di pubblico esercizio ed è pronto a chiamare il 118, un'altra dice "vergogna!" un'altra vecchia e incartapecorita sbiascica: "In che paese viviamo!", un'altra: "Avete votato la sinistra? ecco cosa ci meritiamo!", un altro: "Quando viaggio mi vergogno di essere italiano". La tensione tra gli astanti monta. Rumoreggiamenti, gente che urla con le impiegate al di là del vetro. Scene surreali, da piece di vaudeville. E quelle dietro al vetro: immobili e impassibili. Abituate probabilmente a farsi scivolare addosso cose vomitate su di loro ogni giorno, per poco più di mille euro al mese. Io ho fretta, guardo l'orologio, ma me ne sto in silenzio per non alimentare la tensione che potrebbe sfociare in qualcosa di più di semplici lamentele (il principio è lo stesso che scatena gli ammassi di gente contro l'ordine costituito, vedi ultras).

Ecco il mio turno. Pago con i soldi pronti al cenmtesimo, preparati in un'ora e ventitre di fila, tempo certificato dalla stampa del mio numero C455.

L'operazione dura una trentina di secondi (1h e 23' per 30" di pratica) e mi avvio all'uscita. Accanto alla porta vedo una signora che stampa la ricevuta della fila C. Segna C569. Non sa cosa l'aspetta...

Postato da: creativamente a 17:26 | link | commenti (10) |


Commenti
#1   20 Novembre 2007 - 09:25
 
Qui da noi le poste funzionano molto meglio! ^ ^

Ho notato che in generale più scendo e più i tempi si dilatano!

... ... ...

sly
utente anonimo

#2   20 Novembre 2007 - 11:27
 
Bhe.. potevi avvertirla ..o meglio,prepararla magari cambiava ufficio!
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#3   20 Novembre 2007 - 12:03
 
Mi fai venire in mente quando appena trasferita in questa casetta mi staccarono la luce perchè quelloc he ci abitava prima aveva debiti per migliaia di euro. Andai per farmela riattaccare all' ACEA e ci passai una giornata. Dovetti prendere un giorno dal lavoro. Tutta fila ovviamente. Per sbrigare le pratiche impiegai forse un quarto d'ora in totale. A ripensarci mi salgono su i nervi.
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#4   20 Novembre 2007 - 15:15
 
come?giona??
non hai la donna di servizio che ti faccia queste cose??
ma che sei?
rumeno?
impiegato?
povero?
utente anonimo

#5   20 Novembre 2007 - 19:14
 
ma quando vai alla posta ti metti le scarpe della nike? prova con quelle della FILA! Andrea
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#6   20 Novembre 2007 - 20:35
 
LOL!:-)... Instead of complaining move elsewere
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#7   21 Novembre 2007 - 10:03
 
se ancora non hai avuto l'occasione, leggi "Lost in the mail" (in "How to be alone") di Jonathan Franzen
scoprirai disservizi inimmaginabili nel servizio postale americano!
utente anonimo

#8   21 Novembre 2007 - 19:27
 
Ciao! Sono capitato, per caso, sul tuo blog! Vedo che hai vissuto a New York, posto in cui vorrei vivere anche io. E soprattutto fai cinema, cosa che faccio anche io. A breve mi laureo in storia del cinema, in Italia e poi...chissà. Tu come hai fatto ad andare lì a New York? Raccontami! Nel frattempo cercherò di leggere tutti i post :-)

Fabio
utente anonimo

#9   22 Novembre 2007 - 11:12
 
new italian rap
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#10   23 Novembre 2007 - 20:42
 
Faccio anch'io regolarmente la fila alla posta..ormai mi armo di buona pazienza..la cosa bella: i racconti delle persone anziane. Li ascolto e mi si aprono mondi diversi...
Buon lavoro
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Commenti