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gionapeduzzi(at)gmail.com
In questi giorni ho letto il libro di Aung San Suu Kyi "Lettere dalla Birmania", editato dalla Sperling & Kupfer sull'onda della protesta dei monaci in Birmania.
Il libro raccoglie una corrispondenza che tra il 1995 e il 1996 la leader della NDL ha tenuto per una rivista fuori dal Myanmar. Racconta di una vita che sembra normale. Nonostante i militari a picchettare la casa in giornate calde per la politica birmana, nonostante le perquisizioni, nonostante la strada di casa sua bloccata, nonostante agli amici venga impedito di andare a trovarla, nonostante molte delle cose da lei organizzate non vedessero mai la luce perchè boicottate dal regime. Aung San Suu Kyi racconta della festa dell'acqua, dove tutti, adulti e bambini, giocano a bagnarsi per tutta la giornata: le donne con i secchi, gli uomini con solo i bicchieri... Racconta di giornate tra amici, visite a villaggi, racconta di feste tradizionali, di poesie e leggende. Racconta di una Birmania che ho vissuto l'anno scorso, dove tutto va avanti comunque, nonostante tutto.
Con il sorriso e l'idea buddista insita in ogni birmano, che più dai più hai e avrai. Alla faccia di chi è convinto di poter reprimere la forza delle persone con la forza della violenza.
