creativamente

Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.

Bottoni

Contatore

visitato *loading* volte

mail

gionapeduzzi(at)gmail.com

 
domenica, 20 gennaio 2008

Sbarcati dalla feluca ci aspetta un piccolo pulmino che si infila velocemente nel convoglio che da Aswan porta a Luxor facendo tappa ad Edfu e Kom Ombo.

Il convoglio della poizia è l'unica maniera che un turista ha per visitare questi luoghi ed è impossibile per le macchine fermarsi lungo il percorso. Nel caso di sosta un'auto della polizia si accosta e chiede spiegazioni: se si tratta di un guasto scorterà l'auto fino ad un autofficina sicura altrimenti obbligherà il pulmino a rientrare nel convoglio.

Il riultato è che il tempo per vedere i bellissimi templi di Kom Ombo e Edfu è veramente poco...

Il tempio di Kom Ombo è dedicato a Sobek, il dio coccodrillo, e ad Haroeris. In questa zona del fiume un tempo c'era la più grande concentrazione di coccodrilli, e accanto al tempio venivano anche allevati (oggi in una piccola stanza ci sono dei piccoli coccodrili mummificati).

E' un tempio tardo, risalente all'epoca dei Tolomei, completato da Cleopatra VII (quella famosa) ed è perfettamente conservato, se si escludono gli atti vandalici di cristiani e mussulmani che hanno cercato di cancellare le divinità pagane, per altro senza successo...

Un'altra ora di macchina in mezzo al convoglio che corre spedito come se fosse una corsa di formula uno e siamo ad Edfu, dove sorge il tepio, anch'esso tolemaico, di Horus.

Sul davanti si erge un enorme pilone alto quasi quaranta metri, non completato, e nell'interno un grande cortile e poi le sale ipostili fino al santuario di Horus. Come in Cina era successo per le pagode, come in Irlanda era successo per i castelli, come in Marocco per le moschee, qui succede per i templi: si confondono l'uno con l'altro e perdono attrattiva mano a mano che proseguiamo nel viaggio.

Ripartiamo con il convoglio alla volta di Luxor, fermandoci solo per qualche minuto per permettere a tutti di passare al bagno (obbligatoria una lira egiziana di mancia, circa 20 centesimi) proprio sotto un cartello hollywoodiano che ci augura buon viaggio.

Arriviamo a Luxor in un piccolo hotel poco fuori dal marasma del centro.

Come il Cairo anche Luxor è una grande città caotica e inquinata, con le rovine del tempio al centro (come i fori imperiali a Roma) e una città che pullula vita snodandosi attorno ad esse.

Il tempio di Luxor è da visitare al tramonto, quando le luci lo colorano di rosa, oppure di notte, illuminato e maestoso.

Con la fila di sfingi che conducono all'ingresso e le enormi statue che incutono rispetto.

Il tempio è aperto fino a tardi, cosa che dovrebbero fare anche da noi, per permetterci di gustare certi luoghi con un'atmosfera diversa...

Usciti dal tempio passiamo a dare un'occhiata al Winter Palace, l'albergo più antico e più lussuoso della città dove ci infiliamo facendo finta di essere clienti, scivolando tra i poliziotti per dare un'occhiata al magnifico ristorante in stile coloniale e al bar fumoso e buio. Prima di uscire giriamo anche nei giardini e ci fermiamo ai negozi con l'arredamento antico che cercano di spillare soldi ai ricchi clienti dell'hotel.

In serata rimaniamo in albergo: è il 31 di dicembre e, sebbene qui non si festeggi un bel niente in quanto di religione mussulmana e quindi con un diverso calendario (che ha il suo anno 0 nel 622 d.C., l'anno dell'Egira, e ha una scansione lunare con mesi di 29 o 30 giorni l'uno e 354 giorni in totale), negli hotel per occidentali si organizza quasi ovunque un buffet con uno spettacolino arabeggiante con musica suonata dal vivo.

E allora, innaffiando il tutto con un vino egiziano d'Alessandria, bianco corposo e molto alcolico, ecco sfilare per noi un incantatore di serpenti con quattro povere bestie che atttorcigliava attorno al collo di tutti i presenti.

Nè io nè Mariachiara ci siamo tirati indietro di fronte a questa pratica trash, posando anche per il fotografo dell'albergo che il giorno dopo ha tentato di venderci le stesse foto che avevamo fatto con la mia macchina fotografica, incorniciate da un bordo dorato ricoperto da finti geroglifici.

Dopo di lui è stata la volte di alcuni lottatori con dei bastoni e del danzatore sufi.

I sufi sono i mistici dell'islam e sebbene siano originari della Turchia (i Dervisci di Konya) sono diffusi un po' in tutto il mondo mussulmano, diventando sempre di più atrazione per i turisti. I sufi girano su sè stessi per ore, facendo roteare la grande gonna bianca, con le braccia aperte, una mano verso il cielo e l'altra verso la terra. Accompagnati da una musica ripetitiva e ipnotica entrano in uno stato di estasi che li porta vicini al divino.

Ho avuto modo di vedere dei danzatori sufi in Turchia e alcuni, bravissimi, in un centro culturale di Milano qualche anno fa, veri mistici. Quello che si è presentato alla nostra cena di capodanno del danzatore sufi aveva solo il vorticoso girare su sè stesso durato quai mezz'ora. Per il resto si dedicava più a pratiche di giocoleria che non all'incontro con il divino...

Alla fine della cena ecco il pezzo forte: la danzatrice del ventre.

Dicono che le migliori di tutto il mondo arabo siano in Egitto e che le migliori dell'Egitto si esibiscano soprattutto negli Hotel perché più pagate.

Quando è entrata la nostra in sala, almeno tra gli occidental, è serpeggiata un po' di delusione.

Brutta di viso, un po' grassa, sgraziata e poco elegante, la ballerina è entrata muovendo le mani e i veli che le ricoprivano il corpo. I suoi gridoini hanno richiamato tutto il personale egiziano del ristorante e dell'albergo, dai facchini al direttore, dai camerieri ai cuochi, tutti con le facce entusiaste per questa ballerina un po' volgare, probabilmente il massimo dell'erotismo per uomini abituati a corpi velati e visi coperti.

La danza del ventre consiste in un movimento sinuoso della pancia (ricoperta da una calza di nylon) che straborda dalla cinta rigida della gonna, il tutto condito con ribollimenti del seno e figure fatte con le mani alungate da unghie finte smaltate.

Verso le 23 eravamo in camera, satolli e un po' brilli e abbiamo aspettato la mezzanotte spiando la vita di Luxor dal nostro balcone che guardava verso il Nilo. I mussulmani di Luxor hanno salutato la mezzanotte suonando il clacson. Solo pochi secondi. Poi la vita è tornata normale.

Postato da: creativamente a 20:04 | link | commenti |


Commenti