Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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A Luxor dall'altra parte del Nilo c'è la Valle dei Re. La necropoli dell'antica Tebe, costruita durante il Nuovo Regno, uno dei luoghi più famosi dell'Egitto, è affollato di turisti e venditori ambulanti.
Si tratta di una valle chiusa da alcune montagne basse tra cui una a forma di Piramide. Al centro insenature e ripari naturali nascondono dei buchi che penetrano nella roccia: le tombe dei Re. Da Ramesse II a Tutankhamen, da Horemheb a Amenhotep II.

Dal parcheggio saliamo con un piccolo trenino elettrico fino all'ingresso: il biglietto dà diritto a visitare solo tre tombe a scelta tra quelle aperte. Esclusa quella di Tutankhamen per cui c'è un onerosissimo biglietto extra che decidiamo di non prendere, dato anche la povertà della tomba costruita in fretta per il faraone morto appena diciottenne.
Visitiamo la tomba di Ramesse IV, con bellissime decorazioni colorate tra cui la dea Nut, il cielo, sospesa sopra la testa dei visitatori, con il sole che le attraversa il corpo facendo diventare giorno la notte.
Poi visitiamo quella di Ramesse II, con il grande sarcofago e i dipinti perfettamente conservati, con i geroglifici a volte in rilievo e a volte scavati, ancora ricoperti della pigmentazione originaria. Tanto bella da sembrare finta.
Tutto era bellissimo, ma la tomba che aspettavo con ansia di visitare era la tomba di Tuthmosi III, e tutto per un racconto lungo che ho scritto qualche anno fa.
Era il 2000 e avevo 20 anni, alla Scuola d'Arte Drammatica avevo un compito: scrivere qualcosa partendo dallo studio di documenti storici o mitologici. Io scelsi di lavorare sull'Egitto, perchè in quell'immaginatio ero cresciuto fin da bambino.
Mia madre ha da sempre una grande passione per la civiltà faraonica e ancora non sapevo leggere che mi regalava libri illustrati sull'argomento, mi raccontava le storie mitologiche dell'antico Egitto come fossero favole, mi insegnava le dinastie e i faraoni. In più lei sa leggere e scrivere l'alfabeto geroglifico, e sull'argomento ha tenuto anche piccoli corsi che mi ricordo di aver seguito quando ero bambino o ragazzino. Insomma: ero stato cresciuto da lei a pane ed Egitto.
Una delle storie sicuramente più affascinanti della mitologia egiziana per me, allora come oggi, è quella che racconta del viaggio dell'anima nell'Am Duat, l'Ade della mitologia egiziana.
Così, nell'ormai lontano 2000, decisi di lavorare su quel tema, raccontando di un'altra figura della storia egiziana che da sempre mi aveva affascinato: Hatshepsut, la grande e controversa regina, avida di potere, sposa del fratello, presunta assassina del marito, usurpatrice del trono del figlio per moltissimi anni.
Ne uscì un racconto lungo intitolato Am duat, che all'epoca caricai on line e che si può leggere qui, per chi ha molta pazienza. L'ho riletto prima del viaggio, trovando una scrittura acerba e un po' pedante, una struttura rigida e senz'anima, ma un gran lavoro di ricerca e ricostruzione.
Leggerlo oggi è guardare com'ero, e un po' mi fa tenerezza.
Il racconto partiva nella Valle dei Re, proprio nella tomba di Tuthmosi III, figlio di Hatscepsut, dove sono dipinte le scene del libro dell'Am Duat. Nel mio racconto il protagonista entrava nella tomba con molte persone ma poco dopo si ritovava solo, in quell'immenso cartiglio ovale che è quella tomba, trovandosi faccia a faccia con il guardiano, un nubiano scuro e con la veste bianca, che gli racconta la storia della regina e dell'Am Duat.

Io e Mariachiara ci arrampichiamo lungo la stretta scala che porta all'insenatura che nasconde la tomba del faraone. Da lì un'altra scala, questa volta in discesa, penetra nella montagna verso la sala sepolcrale.

L'aria è umida e odora di secoli e sudore. Fa caldo e mi tolgo la giacca. Scendiamo dalla prima alla seconda camera, quella del sarcofago, ed ecco la stanza del mio racconto, esattamente come me l'ero immaginata studiando foto e descrizioni. Appena entro incrocio lo sguardo del guardiano: è nubiano, come molti che lavorano qui, e ha la veste bianca, come nessuno incontrato fino a quel momento. Guardo Mariachiara che capisce la curiosa coincidenza.
Giriamo lungo il perimetro della tomba, assorti nel percorso che Ra fa con il suo raggio solare con la barca lungo il fiume dei morti. Non ci siamo inventati nemmeno Caronte. Arrivati verso la fine ci accorgiamo che tutte le persone che ci sono nella tomba stanno uscendo.
E di colpo ci ritroviamo soli. Insipegabilmente soli, visto la ressa che fino a quel momento avevamo trovato in ogni tomba.
Accenno al mio racconto, a come quella guardia in quel momento potrebbe parlarmi. Mariachiara decide di uscire e lasciarmi da solo, per farmi godere un momento quasi magico.
Mi guardo attorno. Mi giro. Sono un po' frastornato. Mi avvicino alla veste bianca, sporcata di marrone dalla sabia del deserto. Guardo negli occhi il guardiano, mi sorride.
Poco dopo ecco entrare un gruppo di asiatici affaticati e accaldati.
Esco in superficie.
Dopo la Valle dei Re è la volta di Deir el Bahri, il tempio della Regina Hatshepsut, costruito dall'altra parte della montagna. Per raggiungerlo c'è una strada da cui passano le macchine, oppure c'è la montagna da scalare.
Un cartello dice che è proibito, ma la guardia annoiata e distratta ci lascia passare ugualmente.

La scalata è abbastanza ripida e si prospetta faticosa. Appena partiti incontriamo un ragazzetto egiziano, un beduino che vive non lontano da lì, che si offre di farci da guida, sperando in una mancia.
Lungo il percorso incontriamo anche il suo asino, e qualche altro turista interessato alla nostra stessa attraversata.

Arriviamo in cima e la vista sulla valle è bellissima: da una parte le tombe dei faraoni, dall'altra il tempio.

Nessuna traccia di vegetazione o di vita e nessun segno dell'uomo, se si escludono alcuni disegni fatti con le rocce.

Sulla cima del monte sento di dominare il mondo, ma la magia è interrotta dalla guida che cerca in tutti i modi di venderci un piccolo bassorilievo scavato nella roccia che compriamo per liberarci di lui.

E' ora di scendere dall'altra parte della montagna, ma anche se la direzione è chiara, il percorso non lo è.

I sentieri si dividono contnuamente, e la nostra guida, ricevuto il compenso, si è dileguata. Alla fine optiamo per un sentiero stretto e molto ripido, a tratti molto pericoloso, che però attraversiamo indenni, fino al tempio di Deir El Bahri.
Hatshepsut, come già detto, amava fare le cose in grande, e il tempio non smentisce la sua fama.

Tre diversi livelli, anticipati da quello che un tempo doveva essere uno spettacolare giardino di piante esotiche appositamente trasportate e che oggi è solo un vasto cortile brullo, pieno di terra.

L'interno del tempio e le sue decorazioni sono sciuramente dimenticabili, ma l'impatto scenografico della montagna che sovrasta la costruzione merita sicuramente un ricordo importante.
Usciti dal tempio passiamo alla Valle delle Regine, senza fascino nè attrattive, con l'unica tomba interessante, quella di Nefertari, la bellissima moglie di Ramesse II, chiusa al pubblico dal 2003, visitabile soltanto previo pagamento di un'altissima tangente alle autorità locali.
Prima di lasciare Tebe Ovest passiamo attraverso i Colossi di Memnone, giganti statue che un tempo sembravano cantare, un effetto del vento che passava attraverso le fessure tra le pietre.

Oggi, dopo il restauro, non cantano più. Ma sono sempre di grande impatto.

Ultima tappa, prima di risalire nuovamente verso nord ed andare in Sinai, è il tempio di Karnak.
Maestoso con la sua foresta di colonne alte a forma di papiro, regale e grandioso con la teoria di sfingi con la testa da ariete (il tempio è dedicato ad Amon), quello di Karnak è considerato, a ragione, uno dei templi più belli di tutto l'Egitto.

Noi ci andiamo al tramonto, quando il sole colora tutto di rosa, e solo gli alti obelischi riescono a raccogliere i raggi del disco rosso ormai troppo basso.

E il sole tramonta. Con Amon Ra divenuto If Ra, l'ariete, viaggia nel mondo dell'Am duat, accompagnando le anime dei defunti verso la bilancia della giustizia, verso la vita eterna.

Vieni a me, o Ra,
che tu possa consigliarmi!
Sei tu che compi azioni,
nessuno agisce senza di te:
tu agisci con lui.
Vieni a me Amon-Ra,
ogni giorno.
Il mio cuore è contento,
il mio spirito è in gioia.
(da un papiro del Nuovo Regno)
