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La giornata di oggi prevede di girare con la jeep una parte del deserto egiziano attorno alle Oasi, verso la Libia. Partiamo caricando i nostri zaini sulla jeep che è già stracolma di cose che ci serviranno per passare la notte nel deserto...
Come prima cosa ci fermiamo a prendere l'acqua. Non quella da bere, ma quella per cucinare, per lavarsi. Per farlo svoltiamo verso un villaggio beduino dove compro anche un cappello di lana di cammello che mi proteggerà durante la notte fredda nel deserto.

C'è il sole, e posso stare in giro in maniche di camicia, ma so che più tardi il tramonto arriverà accompagnato dal freddo.
Poco dopo ci fermiamo in un altro villaggio per reuperare della legna per accendere il fuoco. Appena il rombo della nostra 4x4 squarcia la tranquillità del piccolo villaggio di fango e paglia, ecco che si avvicina di corsa un bambino che parla con il nostro autista. Poco dopo sparisce e ritorna con una carriola carica di legna.

Vede che sui sedili posteriori ci siamo noi e ci sorride, io tiro fuori un grande matitone con sopra il Colosseo e glielo regalo. E' un attimo e la nostra jeep è circondata di bambini che si mettono in posa per la mia macchina fotografica e in cambio chiedono solo di poter vedere la foto e qualche penna o matita.

Per fortuna in ogni hotel dove sono stato ho rubato penne e matite e così le distribuisco fino a finirle.

I bambini sorridono e giocano, mentre il nostro autista carica la legna sul tetto dell'auto.

Solo una bimba sta in disparte, attaccata alla gamba del padre che nel frattempo è arrivato per ritirare i soldi della legna. Ci guarda fissi e sorride, con il capo nascosto dal velo che porterà tutta la vita. Sorride, e mentre sorrido penso che i bambini di tutto il mondo siano tutti uguali. Con velo o senza velo, scalzi o con gli stivaletti firmati.
Come del resto gli uomini.

Prima di addentrarci nel deserto ci fermiamo ad un altro villaggio dove c'è una specie di abbeveratoio di cemento in cui è stata incanalata una fonte termale di acqua calda, a poco più di 40 gradi.
Attorno alla fonte gli asini pascolano legati ai pali, e poco distante brulica il villaggio beduino. Visto che dovremo stare due giorni senza lavarci ne approfitto per fare un bagno con il nostro autista che si arma di shampoo e bagnoschiuma per lavarsi ben bene.

Io mi sistemo proprio dove il getto dell'acqua calda si butta nella fontana e mi godo un idromassaggio naturale, stretto tra gli asini e il deserto.

Il sole asciuga velocemente e subito dopo siamo di nuovo in viaggio attraverso il nulla.
Poco oltre deviamo attraverso i sassi per arrivare sotto la cima più alta del deserto nero. Il Black Desert è una parte rocciosa del territorio attorno all'Oasi ricoperta di grandi e piccoli sassi neri di origine vulcanica.
Il risultato è una vallata di piccoli colli neri fino a quando si perde l'occhio nell'opaco del calore.

Ci arrampichiamo sulla cima con fatica, soprattutto Mariachiara che ha avuto fino a poche ore prima la febbre. Ma anche lei non demorde, e lo spettacolo ripaga lo sforzo.

La tappa successiva è la montagna di cristallo, una piccola altura non lontana dalla strada composta interamente da cristalli di quarzo che risplendono sotto i raggi del sole che si spezzettano in ogni sfaccettatura delle pietre.

Raccogliamo qualche sasso e alcune formazioni molto belle che ora si impolverano sulla mia libreria.
Risaliamo sulla Jeep e ci addentiramo nel deserto attraverso dune di sabbia. E' questa la prima e unica parte del nostro Safari che attraversa deserto sabbioso, che non è abbondante in Egitto...

La Jeep si arrampica e scivola, gira e romba, sale e si butta. Anche noi corriamo a piedi nudi su e giù per le dune, con le sciarpe in testa e i sorrisi stampati in faccia.
Intanto il sole già si sta abbassando sull'orizzonte, e il paesaggio a poco a poco cambia. All'inizio era nero di ossidiana poi è diventato marrone, poi giallo, e ora sta diventando a poco a poco bianco.
Il deserto Bianco è una delle maggiori attrazzioni naturali dell'Egitto, ma è molto snobbata dai turisti che si concentrano lungo il Nilo o sul Red Sea. E sbagliano di grosso.
A poco a poco iniziano a comparire tra la sabbia delle onde di calcare bianco lavorate dal vento e dal tempo. Le tocco, mi aspetto schiuma e trovo pietra.

E tra le onde bianche ecco le rocce, magnificamente scolpite dalla natura in figure e disegni.

Prima di arrivare nel luogo dove di fermano tutte le jeep il nostro driver ci porta nel deserto dei fiori, dove ci fa arrampicare su una formazione rocciosa bianca a forma di fungo.

Saliamo sporcandoci di calcare e faticando, ma lo spettacolo è impressionante. Attorno montagne di panna bianca accoccolata da millenni tra la sabbia. E sopra la panna una stracciatella di piccole rocce nere.

Scendo e prendo quelle piccole rocce tra le mani.

Hanno forma di fiori, infatti questo è chiamato flower desert, ma sono fossili neri di migliaia si anni.

Con la Jeep arriviamo dove sono state scattate le foto delle cartoline del Deserto Egiziano, una valle di funghi di rocce, illuminate e colorate dalla luce del sole che scende lontanissimo ma vicino.

Nel silenzio passeggiamo accarezzando con i piedi e con le mani uno spettacolo naturale unico al mondo, qualcosa che uno non si aspetta, un regalo da uno zio lontano il giorno del tuo compleanno, un anello in una fetta di torta, un bacio mentre dormi.

Ringrazio qualcuno per essere lì. Non so chi. Ringrazio per essere così fortunato. Fortunato di poter godere di quello spettacolo e fortunato di avere gli strumenti per goderne. Ringrazio per poter essere in grado di apprezzare il bello.
Grazie per avere questo dono, e grazie per avere accanto una persona con lo stesso dono.

I colori si fanno arancioni, e il sole scende e si nasconde, inizando il suo viaggio nell'Am Duat.

Con la luce che rimane il nostro driver monta attorno alla Jeep una piccola tenda che ci riparerà per cucinare e mangiare nel deserto, mentre io mi allontano a disegnare con la pipì la roccia bianca.

Accendiamo il fuoco, la cui luce ci impedisce di vedere il cielo che si riempie di stelle. Ma basta allontanarsi di qualche metro per godere di quello spettacolo.

Intanto il tè bolle in una teiera che si scalda sulla fiamma, e nella brace cuoce il pollo raccolto in carta di alluminnio, abbracciato da spezie egiziane.

La cena è ottima, forse anche per il paesaggio e l'atmosfera.
Nella notte passseggiamo al buio. Non c'è la luna, che è piccola e nascosta, ma le rocce bianche riflettono la luce che arriva dal cielo.
Non sarà mai nera la notte in questa parte di mondo.

Per dormire montiamo una piccola tenda che riempiamo di coperte di cammello pesanti e odorose. Nessun rumore nella notte, eccetto i piccoli passi delle volpi che si fanno attorno alla nostra tenda e che la mattina ci lasciano come ricordo le loro impronte.

L'alba è rosa. Come tutte le albe del mondo. Rosa sono le rocce e rosa i nostri volti assonnati. Il freddo ci stringe l'uno sull'altra. Ci abbracciamo in silenzio davanti al sole che sorge, in uno dei posti più belli del mondo.

