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martedì, 05 febbraio 2008

E dal deserto torniamo al Cairo. Due giorni prima di tornare in Italia.

Carichi di stanchezza ed entusiasmo, di curiosità e ricordi.

Esausti per il viaggio ma adrenalinici per il viaggio.

Malinconici per la partenza, gioiosi per essere ancora in giro.

Dell'Egitto ci manca il Museo del Cairo, cui arriviamo presto la mattina, lasciando a casa la macchina fotografica cui non è permesso nemmeno l'ingresso. La calca si muove lentamente tra i reperti preziosi accatastati l'uno sull'altro in ordine cronologico e con un allestimento che fa perdere loro importanza. Andiamo dritti alla sala dell'arte amarniana, quella con i pochi esemplari rimasti delle opere dell'epoca del Faraone Eretico e la sua bellissima moglie Nefertiti di cui rimane un famosissimo frammento del volto. Reale e moderno, da esporre alla biennale di Venezia.

Da lì saliamo alle sale di Tutankhamen, il figlio di  Akhenaten, famoso per la tomba scoperta da Carter nel 1922. Centinaia di volte ho visto sui libri la maschera dorata, o il trono scolpito nel legno e nei preziosi, o i letti, o i sarcogagi, o i gioielli, o i canopi, ma vederli dal vivo toglie il fiato. Nella sala nera e impolverata, si torna indietro di ottant'anni, e quasi si respira ancora l'aria della maledizione che colpì gli scopritori... ma è solo aria viziata.

Da lì alla sala delle mummie reali, a girare tra cadaveri mummificati, spogliati di bende e amuleti, esposti come opere d'arte alla contemplazione di chiunque. Una beffa considerando tutto il lavoro che fu fatto per nascondere quei corpi dall'eternità curiosa e infinita che non li ha scovati per migliaia di anni. E poi arriviamo noi, con la nostra curiosità e cultura che trasforma ogni dettaglio in esperienza. Ogni corpo in opera, ogni brandello di pelle in texture, ogni capello in fibra, ogni dente in un gioiello...

Dal Museo andiamo alla Cittadella del Saladino, con la sua moschea copiata dalla Turchia.

Togliamo le scarpe e giriamo tra i mussulmani in preghiera sotto l'enorme lampadario.

Giro come un monaco sufi, un derviscio in estasi. Cerco di perdermi, mi perdo, mi ritrovo.

C'è un'aria di pace qui, come in tutte le moschee dove sono stato nella mia vita, in Turchia, in Tunisia e in Marocco, ed è incredibile pensare come la meditazione pacifica di quelle sure possa aver portato e portare allo sfacelo del terrorismo di oggi.

Dalle moschee alle chiese il passo è breve. Cristiani Copti, con il loro papa che risiede ad Alessandria, con la barba nera e il vestito bianco.

Ci sentiamo quasi a casa, ma è solo un'illusione: basta guardare le icone appese al muro.

Prima di lasciare l'Egitto ci buttiamo nel mercato, circondati da compratori e truffatori. Cerchiamo di mangiare  un fitir, una pizza ripiena molto diffusa in Egitto, ma quelli del bar non ce l'hanno e mandano un ragazzo a cercarla per il mercato, facendoci aspettare decine di minuti. Ce ne andiamo, lasciando dietro di noi una teoria di uomini blateranti che ci inseguono fino a che ci perdiamo tra banchi di vestiti da danza del ventre e ciabattini e gioiellieri e profumieri. Fino a fermarci da una donna che per pochi soldi ci accompagna nel chiosco di fitir più frequentato del mercato.

Tramonta il sole e ci spostiamo a Zamalek, l'isola al centro del Nilo, centro di tutta la gioventù rampante dell'Egitto e culla della nuova borghesia.

Qui si concentrano i bar all'occidentale cuciti addosso al gusto arabo, le pizzerie in salsa egiziana, le balere che mischiano musica tradizionale a 50Cent, le gallerie d'arte e i bistrot.

Da lì camminiamo lungo il fiume fino a Downtown, dove ci infiliamo in una pasticceria a comprare dolci egiziani. Qui nessuno parla inglese e per arrivare al banco bisogna sgomitare tra vocianti massaie che comprano dolci per la famiglia.

A cena ci diamo dentro con la fatta, una zuppa di riso e pane con aglio e aceto e carne d'agello, la Molokhiyya, una zuppa viscida e acida di malva con brodo di coniglio, piccione alla griglia, oltre che kofta e kebab...

Passeggiata per digerire tra negozi aperti tutta la notte e migliaia di giovani che riempioni i marciapiedi, e poi in taxi verso Giza, al nostro Hotel.

Ad un passo da casa.

Il giorno dopo si torna, per ripartire con la vita vera.

Pronti a girare di nuovo in giro al mondo alla prima occasione...

Postato da: creativamente a 22:29 | link | commenti (2) |


Commenti
#1   06 Febbraio 2008 - 22:46
 
I tuoi "diari di viaggio" mi lasciano sempre senza fiato.
Sei capace di trasmette quello che avete provato, e mi lasci con una voglia pazza di partire seguendo le vostre impronte.
Quindi, semplicemente, grazie!
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#2   08 Febbraio 2008 - 13:06
 
Anche io ti ringrazio :)
Quando ripartite? :D
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