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domenica, 10 febbraio 2008

l'11 febbraio 2008 ricorre il centocinquantesimo anniversario dell'apparizione della Madonna di Lourdes.

Io ci sono passato un paio di anni fa, mentre tornavo dal Portogallo con degli amici.

Decine di ammalati in fila, sdraiati su un lettino, aspettavano pazienti di arrivare alla piscina miracolosa, snocciolando rosari in un brusio continuo. Sedie a rotelle, menomati, suore e preti, vecchi e bambini. Di tutto e di più, tutti accalcati attorno alla grotta sotto la chiesa, dove Bernadette ha visto la madonna. Nel 1858.

Fin da quando ero piccolo mia nonna mi ha raccontato una storia che riguarda Lourdes e che ieri sera, approfittando del fatto di essere tornato a casa dei miei  genitori per il weekend, mi sono fatto ripetere.

Correva l'anno 1960, poco dopo il centenario della Madonna che aveva rilanciato il culto, già florido, in tutto il mondo. E in particolare in Italia, da cui proviene un terzo dei pellegrini di Lourdes.

Mio zio aveva otto anni e un'asma che aveva tormentato lui e tutta la famiglia fin dal giorno della sua nascita. Quell'anno le cose erano peggiorate e i miei nonni si erano detti di non avere altra scelta: sarebbero andati a Lourdes per chiedere una grazia.

A partire sono i due genitori, i tre figli (9, 8 e 4 anni), uno zio e una macchina famigliare carica di cose per il campeggio.

La tenda la costruì mia nonna con suo fratello falegname. Fecero tagliare dei tondini di metallo che fungessero da pali per tenere in piedi l'enorme tenda che mia nonna cucì utilizzando la stoffa di crine di cavallo che lei stessa tesseva. All'interno costruirono una camera di lino e una struttura di metallo che sorreggeva dei letti a castello artigianali. Un'opera perfetta.

Pronti. Si parte. Via.

Il viaggio non è lungo, ma è lunghissimo. Soprattutto se hai sul tetto due casse di legno cariche di pentolame e cibo, oltre che della tenda artigianale.

Arrivano a Lourdes che c'è un diluvio. Questo se lo ricordano tutti i presenti. Montano la tenda e ci mettono a dormire. Il problema è che il malato, il bimbo di otto anni, nella tenda di lino acuisce la sua malattia ed è costretto quindi a dormire con mia nonna in macchina...

Il giorno dopo vanno al Santuario e trovano una fila enorme. Mia nonna vorrebbe rinunciare al bagno santo, anche perchè il bambino sta molto male, e forse non è il caso di fargli fare il bagno. Mia nonno invece, con la fede popolare sotto un braccio, e il figlio con l'asma sotto ll'altro, si mette in coda e tra le dieci e le dieci e trenta fa il bagno nell'acqua di Marie-Bernarde Soubiroux.

Inutile dire che i racconti riportano che, dopo il bagno, il malato è rinato.

Ma la leggenda si spinge oltre e dice che nei tre giorni successivi (tre, non un numero a caso) tra le dieci e le dieci e trenta il bambino asmatico ha vomitato una schiuma bianca di non ben definita natura.

L'espiazione della malattia.

Oggi quel bambino ha 55 anni e non ha più l'asma.

Postato da: creativamente a 16:31 | link | commenti (3) |


Commenti
#1   14 Febbraio 2008 - 19:47
 
familiare si scrive senza G!!
utente anonimo

#2   14 Febbraio 2008 - 20:19
 
caro anonimo ti sbagli. famigliare si usa a proposito di qualcosa che riguarda la famiglia, come in questo caso, familiare si usa per qualcosa per cui si ha abitudine, nel senso di familiarità. Natalia Ginzburg ha titolato il suo libro più famoso "Lessico famigliare" proprio per questo...
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#3   19 Febbraio 2008 - 19:30
 
Ben detto....Tra l'altro uno dei miei libri preferiti...

Yvette
utente anonimo

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