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gionapeduzzi(at)gmail.com
Ho finito di vedere da poco la serie americana "Californication" con David Duchovny, trasmessa l'autunno scorso dal network usa Showtime e ora trasmessa da Jimmy in Italia. Da vedere.

La serie racconta di uno scrittore americano maledetto, Hank Moody, che da NY si trasferisce a LA per collaborare con cinema e tv. Lì il suo romanzo capolavoro (God hates us all) diviene un successo di botteghino ma l'Industria lo trasforma in una banale storiella commerciale (A crazy little thing called love)
Da lì nizia la sua discesa che lo porterà all'inferno, diventanto blogger per Hell's Magazine. Contemporaneamente perde l'ispirazione, la moglie e la figlia, guadagnando in compenso un mare di donne, ragazze, mogli e amanti che gli si gettano tra le sue braccia senza nemmeno presentarsi.
Tra le tante Hank ripassa sua moglie, la sorellastra della figlia, la moglie del suo produttore cinematografico, e molte altre. Inutile dire che la superficialità con cui si barcamena da una storia all'altra è il perno attorno a cui ruota la serie scritta con un linguaggio interessante, crudo ma costruito, ironico e ricco, a volte eccessivamente sboccato ma mai in maniera gratuita.
Sulle bozze del cellulare mi sono segnato una frase di una delle ultime puntate che potrebbe essere il sottotitolo di tutto ciò che scrivo:
"Sono solo parole, ma le parole sono l'unica cosa che mi rimane per giocare"
Dell'edizione italiana non so nulla, se non che i promo che ho visto su youtube sono molto casti rispetto alla serie originale. Da segnalare però la campagna promozionale di Jimmy che ha abbandonato in giro per metrò e tram migliaia di reggiseni con la scritta Californication.

