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Avevo un'età in cui ero ancora bambino, ma volevo già farmi chiamare ragazzo. Ero nel gruppo dei lupetti del mio paese, pronto per diventare esploratore senza averne troppa voglia. In quel periodo la domenica era giornata di messa e gita nei boschi, e già da allora prediligevo la seconda parte della giornata.
Di solito si andava dalle parti di San Martino o al Ronco Grande, poco fuori dal paese, ma spesso ci si avventurava su verso il lago di Como o nel Leccese, dove iniziano ad arrampicarsi le montagne.

Tra tutte le uscite me ne è da sempre rimasta impressa una che facemmo in una città dei balocchi deserta. Me la ricordo come fosse oggi: un gruppo di costruzioni fantastiche abbandonate in mezzo ad un bosco, con le vernici coorate che si scrostavano piano piano e la muffa che si spandeva su tutto sensa distinzione.
Oggi, grazie a mio fratello, ho ricostruito il nome del posto: Consonno, frazione di Olginate, provincia di Lecco.
La storia di Consonno sembra venire fuori direttamente da "Miracolo a Milano" o un film di quel tipo, dove ricchi industriali sbavano le proprie smanie su poveracci senza arte nè parte.

Tutto partì quando nel gennaio del 1962 un Conte che di cognome faceva Bagno acquistò da un gruppo immobiliare tutta un'intera frazione del paese, comprese bestie, campi, prati e alberi per 22.500.000 lire. Gli abitanti della zona vennero fatti sfollare e raccolti in un casermone costruito ad hoc poco lontano (a tal proposito chi ha un'oretta di tempo si veda questo documentario della TV Sizzera) e il paese venne raso al suolo completamente, con l'esclusione della chiesa.
Il Conte Mario Bagno aveva un sogno. Un sogno affascinante e potente, da vero boom economico. Voleva trasformare quel luogo ameno in un punto di riferimento per l'intrattenimento d'Italia e d'Europa.
E partì con le ruspe e con il cemento.

Fece costruire alberghi e ristoranti, night club e sale concerti, bar e negozi. Inoltre diede libero sfogo alla fantasia e al potere dell'immagignifico e nacquero torri medioevali, minareti, dischi volanti, pagone e sfingi. Da Cinecittà fece arrivare pezzi di scenografie, cannoni usati nei film e sculture. Scavò uno stagno artificiale e gli mise delle barche da parco giochi, costruì giostre e svaghi di ogni tipo.

Fino al giorno dell'inaugurazione, nel 1968, quando migliaia di persone si riversarono nella valle con le loro automobili rombanti, spettatori di tutto il massimo che si poteva pensare per l'intrattenimento negli anni sessanta.

Ma il progetto del conte Bagno non era finito: mancava un circuito autmobilistico panoramico, un campo di calcio, un campo di pallacanestro, campi da tennis, da bocce, un minigolf, un lunapark, uno zoo, una pista di pattinaggio e mille altre cose.

Poi ci fu la recessione e una frana. Era il 1976 e la valle si rivoltò al progresso.
Una parte di montagna staccatasi probabilmente in seguito ad un terremoto bloccò per mesi l'unica strada asfaltata per Consonno, impedendo così l'accesso alla Città dei Balocchi.
Per Consonno fu la fine.

Il sito venne abbandonato fino a morire negli anni '80. negli anni '90 tentò una rinascita con una casa di riposo costruita dentro al night e nel 1995, anzianissimo e irriducibile, morì il Conte Bagno.

Oggi consonno è una città fantasma su cui svetta ancora oggi il minareto. "E' roba che non è da cristiani" dice la gente del paese, che sostiene di aver visto qualcuno andare là sotto a pregare.

Dello sfarzo e del lusso rimane il ricordo che ha un fascino forse ancora maggiore. E con il ricordo le scritte dei motti della Las Vegas Brianzola che ancora si arrugginiscono sotto la pioggia prealpina: A Consonno il cielo è sempre più azzurro, A Consonno è sempre feste, Consono è il paese più piccolo ma più bello del mondo.


Sono molti gli esploratori urbani che si spingono fno a lì, cercando nelle vestigia un ricordo da portarsi a casa, come io me lo sono portato a casa quasi vent'anni fa senza abbandonarlo fino ad oggi.
