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giovedì, 26 gennaio 2006

Qui a New York esisteva una donna ricchissima che decise che con la sua enorme fortuna poteva dare una mano all'arte a crescere e a tramandarsi. L'ha fatto prima con un club per artisti, poi (dal 1931) con un museo risrvato solo ad opere d'arte americane. Museo che comprende sia una collezione pemanente (esposta a rotazione: le opere della collezione sono 12.000!!! e continuano ad aumentare) sia sale per esposizioni (oggi ce ne erano aperte sette, di generi ed estetica completamente diversi).

Lei si chiamava Mrs Withney e il museo che le è sopravvissuto e che tuttora vive solo dell'eredità di Mrs Whitney, si chiama Whitney Museum of American Art.

Tra le tante cose una sala in particolare mi ha colpito, quella dedicata alle sculture astratte di Alexander Calder

Ora sculture che volano, che ricordano un po' Munari e un po' Melotti (che sono arrivati dopo)

Ora fili di ferro arrotolati a formare figure tridimensionali perfette con due sole linee

Ma soprattutto il suo Circus

un circo vero e proprio costruito con fili di ferro e materiale riciclato. Un circo dinamico, dove le ballerine muovono il ventre, i trapezisti saltano e fanno acrobazie, le colombe volano sulle mani della grassa signora, dove il leone fa la cacca ma c'è un inserviente che pulisce, dove il lanciatore di coltelli sbaglia e colpisce la moglie, prontamente soccorsa da due barellieri zelanti. Il tutto realizzato con una forte attenzione sia all'estetica sia alla meccanica (Calder era un ingeniere meccanico)

A vederli nella teca sembrano oggetti usciti dal magazzino di qualche antiquario. Ma se uno ha la pazienza di seguire per 20 minuti il video che è a fianco ti si apre un mondo: il mondo dell'arte come gioco (e torna Munari). Il video presenta lo stesso artista che, trenta cinque anni dopo (il circus è della fine delgi anni '20) si rimette in ginocchio e fa lo spettacolo del circo, con fischietti, vinili e tamburelli, e anima le sue sculture. Lo spettacolo ricorda il circo russo dei burattini del concerto straordinario di Obratsov.

Da segnalare una sala del Whitney dedicata alle esposizioni di un artista messo sotto contratto dal museo e che deve produrre opere da esporre lì. Iniziativa interessante, un po' mercenaria, direbbe qualcuno, troppo americana, in realtà una maniera giusta per far crescere l'arte oggi, una specie di incubatrice con vetrina per produrre arte su commissione. Dopotutto non faceva lo stesso papa Clemente VII con Michelangelo?

Postato da: creativamente a 04:42 | link | commenti (7) |


Commenti
#1   26 Gennaio 2006 - 10:34
 
Se questi sono i risultati, segui il mio consiglio e non muoverti dagli Stati Uniti. Quando di New York hai raccontato tutto cominci il coast to coast.
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#2   26 Gennaio 2006 - 13:38
 
wow!
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#3   26 Gennaio 2006 - 14:08
 
ho idea che a te non ti vedo più...
non farti venire in mente idee strane... ci sentiamo presto che ti racconto un po' di cose... sono strastufo del master e della sua gente...
JoJo
utente anonimo

#4   26 Gennaio 2006 - 14:15
 
Io farei una sala per esporre gli orecchini di Paola Frizziero..
Sta per iniziare la puntata!!
Seguo il tuo viaggio ogni giorno..
ti abbraccio
Claudio
utente anonimo

#5   26 Gennaio 2006 - 16:35
 
ahuahauhah,una sala adibita unicamente agli strabilianti orecchini di Paola!XD
bellissimo ed originale questo museo,Giona..;)
Anna Maria
utente anonimo

#6   26 Gennaio 2006 - 17:15
 
splendidi, veramente splendidi.

il lupo
utente anonimo

#7   26 Gennaio 2006 - 23:48
 
Giona grazie per il commento che hai lasciato sul mio blog...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente IlmioReality

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