Ci sono cose che vale la pena raccontare. E altre che sono più interessanti.
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gionapeduzzi(at)gmail.com
Sembra che il computer sia improvvisamente guarito dal virus, e anche la piattaforma non dà più problemi. Bene. Oggi tutto nella norma, lezioni di montaggio con musica, di regia e montage e di uso creativo della luce. Nel frattempo ho corretto con un madrelingua la sceneggiatura e stasera disegno lo storyboard, anche se sono un po' appesantito: il mio room mate aveva gente a cena e aveva preparato la pasta alla carbonara, e, nonostante avessi già mangiato fuori, non ho rinunciato ad un piatto...
Mangiare a New York è, di per sè, un'esperienza unica. In ogni quartiere puoi trovare almeno un ristorante da ogni angolo del mondo. E, generalmente, sono tutti di buona qualità, perchè gestiti da gente immigrata. Anche i ristoranti italiani non sono niente male: proprio vicino a casa mia c'è un ristorantino spartano che si chiama Rosario's pizza, gestito dal nipote di Rosario, che si chiama Salvatore. Un ometto cinquantenne, da 45 anni a New York, ma con uno spiccatissimo accento palermitano nel suo ottimo italiano, e nel suo pessimo inglese. Simpatico, alla mano, e ottimo cuoco, passo da lui quando mi prende la nostalgia di casa (Non spesso, a dire la verità... eheh), anche se devo stare attento perchè quando inizia a parlare non si ferma più... . Per il resto ho provato i dim sum cinesi (dove paghi quello che mangi, con delle ragazze che passano tra i tavoli con dei piattini e tu scegli cosa prendere), il curry tailandese e la zuppa di cocco, i panini vietnamiti fatti con la baguette (il vietnam è un ex colonia francese), i gyros del take away greco, il pollo del take away hawayano, i burritos messicani, le bistecche argentine, il cibo kosher, i sandwich on the rye di Kat'z (il ristorante di Harry ti presento Sally e la scena dell'orgasmo), e montagne di sushi che qui vendono ovunque, di ottimo livello e a basso costo. Per non parlare poi degli hamburger, da quelli da fast food (Mac Donald su tutti, poi Burgher King e Wendy's, gli hamburger quadrati old fashioned, e i meno buoni) a quelli preparati dal macellaio e serviti in ristorantini chic. Per quanro riguarda le bevande l'acqua è più cara della coca e la coca è la più sana delle bibite che bevono...
Ma la cosa che più mi mancherà della cucina americana sono i muffin, i dolci della colazione e dello spuntino di metà mattina. Al granoturco o alla banana, ai mirtilli o al cioccolato. E poi i cinnamon rolls, dolci alla cannella, e i bagel con il formaggio. Tutto innaffiato da litri di caffè americano, cui ormai ho fatto l'abitudine. Anche se, a volte, mi infilo in un baretto italiano e rendo, rigorosamente al banco, un espresso. Da chiedere single, per non rischiare di averne uno double, un caffè americano mascherato da espresso.
