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gionapeduzzi(at)gmail.com
Se metti assieme un film di Mel Brooks con una commedia di Neil Simon e uno show di Broadway degli anni ’50 ottieni “The Producers”, il musical pluripremiato e quasi sempre sold out che da tre anni tiene banco a Broadway, sulla 47th strada. La storia racconta di un produttore di Broadway che si mette in società con un impiegato contabile sfigato per mettere insieme il peggiore show di tutti i tempi frodando i soldi a delle vecchine che donano assegni per produrre il musical. Così prendono un fanatico neonazista tedesco e la sua commedia strampalata su Hitler, un regista gay e la sua cricca di checche strampalate, un’attrice svedese assurda e svampita, ci aggiungono costumi, ballerine e scenografia e… è un successo. Così, però, la truffa viene a galla e finiscono in galera, esperienza dalla quale nasce il loro secondo successo a Broadway. La trama è abbastanza scontata e prevedibile, e questo è abbastanza normale in un musical. Le battute del parlato (tanto, troppo) sono, appunto, alla Neil Simon, con aggiunte grottesche e strampalate alla Mel Brooks (autore e regista). Di contro i momenti di coreografia e musica sono intelligenti, spiritosi e allo stesso tempo grandiosi. Da ricordare la scena nell’ospizio delle vecchine, che ballano il tiptap improvvisando una danza con il carrello per chi ha difficoltà motorie; e poi la teoria di icone gay nella casa del regista, tra ballerini con pacco annesso, indiani poliziotti, pelati sadomaso e checche vestite Giorgio Armani; e ancora la parata di soldati SS che formano una svastica con dei manichini e ballano in cerchio mentre Hitler scende una scalinata accompagnato da ballerine seminude vestite una da birra l’altra da prezel, un’altra da aquila nazista e una da wurstel…
Insomma: di tutto e di più, per uno show che sembra uscito, anche musicalmente, d'altri tempi. Dove quello ch contava era solo l'apparenza. ah, ma forse sono i nostri di tempi. Beh, non è cambiato molto.
