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domenica, 30 luglio 2006

L’opera è forse l’unico genere di intrattenimento teatrale genuinamente italiano che abbia grande fama all’estero. Eppure la stragrande maggioranza degli italiani non ne ha mai vista una… Colpa forse dei prezzi proibitivi (eppure per molte rappresentazioni e in molti teatri esistono riduzioni notevoli… perfino alla Scala), o soprattutto della non conoscenza della materia che fa pensare “chissà che noia…”. Certo l’opera non è un concerto rock, ma sa essere emozionante, nonostante l’aria di “mondo morto” che si porta dietro.

Ieri sera sono stato a vedere un’opera alle Terme di Caracolla, a Roma, dove c’è la stagione estiva del teatro dell’Opera. La location è già di per sé è suggestiva, con le immense costruzioni romane alle spalle della scena. L’opera era la Turandot di Puccini, un’opera novecentesca tra le più famose, almeno di nome. Tratta da una fiaba teatrale di Carlo Gozzi racconta di una principessa pechinese che “aborre il sesso mascolin”, e non vuole sposarsi, così sottopone a tutti i pretendenti tre enigmi, solo chi li scioglierà potrà avere la sua mano, superbamente certa della sua perpetua vittoria. Naturalmente chi non scioglierà gli enigmi dovrà porgere la testa al boia. Calaf, un principe in guerra, arriva a Pechino e si innamora del volto della principessa, scioglie gli enigmi ma Turandot non cede. Pur di averla Calaf allora propone a sua volta un enigma alla principessa: se entro l’alba scoprirà il suo nome si farà tagliare la testa, altrimenti “si apparecchino le nozze”. Turandot non riuscirà a indovinare il nome (lo diceva Calaf: “il nome mio nessun saprà, all’alba vincerò”), ma il suo cuore sarà vinto dall’amore. La trama di per sé è esigua e archetipica. Eros e Thanatos. Con il condimento patetico tipico dell’opera.

Nell’allestimento delle Terme di Caracolla, che debuttava ieri, il regista ha attuato un gioco metateatrale di strehleriana memoria, con una compagnia di girovaghi che negli anni ’20 arriva in una piazza e lì inscena la fiaba cinese prendendo come comparse la gente del posto e riempiendo tutto di festoni, draghi e lanterne cinesi. La trovata, che certo non è originale, è comunque efficace, soprattutto nel finale, quando, dopo la morte di Liù, una serva di Calaf di lui innamorata, che si uccide perché non vede spazio per il suo amore, Puccini si bloccò non riuscendo a trovare un finale che lo soddisfacesse e morendo prima del completamento del terzo atto. Se alla prima nel ’27 Toscanini fermò l’orchestra girandosi verso il pubblico e annunciando che lì era il punto in cui il maestro si era fermato, ignorando il completamento dell’opera fatta postuma su appunti del maestro da Franco Alfano, qui la trovata metateatrale spoglia gli attori degli abiti cinesi per ritornare alla contemporaneità e concludere una storia che drammaturgicamente ha superato ormai il suo climax e che conclude in maniera meccanica. Ma in fondo siamo all’opera, e la storia non conta… Quello che conta è farsi trascinare delle emozioni di parole e musica e osservare come tutti quanti tendano il collo verso la scena quando all’inizio del terzo atto il principe canta le note del Nessun Dorma, forse la romanza più famosa del repertorio operistico, che conclude con il “Vincerò”, cavalo di battaglia di molti tenori.

L’acustica all’aperto non è delle migliori, e la microfonazione fa sì che si perda quella magia tipica dei teatri all’italiana, dove la voce corre naturalmente su fino al loggione. L’allestimento però è realmente suggestivo, merito anche delle decine e decine di artisti sul palco (agli applausi ne conto un centinaio) tra comparse, coro, ballerini, coro delle voci bianche, cantanti e acrobati.

Finito lo spettacolo tutti si riversano sulla strada e dal mondo delle fiabe si rientra alla vita di tutti giorni. Attorno a me i commenti più disparati mi divertono e incuriosiscono. Io prendo un taxi e vado ad una festa su una terrazza di Trastevere dove un dj mette musica elettronica che tiene sveglio tutto il vicinato. La giacca la lascio in macchina e apro un bottone in più della camicia.

Postato da: creativamente a 13:35 | link | commenti (3) |


Commenti
#1   30 Luglio 2006 - 13:53
 
Ho gradito molto il post "impopolare" sull'Opera. Purtroppo si è lentamente snaturato il senso stesso di questo tipo di spettacolo. Ormai, i più, sono convinti che si tratti di eventi meramente aristocratico-mondani e non dovrebbe essere affatto così. Tra l'altro credo che Puccini sia uno degli autori più nazionalpopolari e potrebbe essere visto davvero da tutti. L'opera e il melodramma sono dei raduni rock ante litteram e le distanze fra questi due mondi non sono poi così esagerate, credo. Basterebbe parlarne un po'.
Quindi ben vengano queste sponsorizzazioni!
bye
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#2   01 Agosto 2006 - 11:32
 
Condivido pienamente le vostre osservazioni.
Peraltro trovo che quello di Turandot sia un personaggio femminile dai risvolti molto moderni...
E' vero che le rappresentazioni all'aperto non ci guadagnano con l'acustica, però rappresentano una risorsa irrinunciabile per diffondere un minimo di cultura musicale tra gli italiani! Ho assistito recentemente a una esecuzione della Traviata ai piedi della rocca di Santarcangelo di Romagna. A meno di 200 metri c'era il chiasso dei bambini che giocavano a calcio nel prato e forse qualche filologo musicale avrà storto il naso; però quanti nonni e genitori hanno potuto godersi, almeno in lontananza qualche pizzico di armonia!
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#3   06 Agosto 2006 - 19:25
 
Il problema è che molti (giovani e non) non vanno a vedere l'opera per "partito preso", purtroppo.

Ho provato, nel mio blog, a sdrammatizzare un pò l'opera, raccontando le trame in maniera divertente, senza snaturare il libretto...

Se riuscissi nell'intento che mi sono proposto, ovvero incuriosire qualcuno a spingersi verso questo mondo "alternativo" sarei più che contento...

(La mia idea, poi, è che se una persona va a vedere l'opera una volta poi non la lascia più...)

Ciao
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